Fresco di rientro dalle ferie, ho approfittato degli ultimi 15 giorni per vivere da esterno, da spettatore lontano da questo ambiente, quanto accadeva intorno all'Inter. L'impressione non è stata buona, anzi direi piuttosto negativa. E non mi riferisco ai risultati sul campo, da sempre predico l'inutilità degli stessi nelle partite amichevoli, ancor di più nei confronti di lusso utili solo a fare un po' di grana. La scorsa estate fu un incubo da questo punto di vista e sappiamo tutti com'è andata all'inizio del campionato. In tutta franchezza mai avrei immaginato che il mese di luglio sarebbe stato così vittima del moto ondulatorio. Chiaro, chi segue l'Inter sa che non esistono periodi duraturi di serenità, la tendenza è andarseli a cercare i problemi quando non sussitono o non vengono creati ad arte da certa stampa specializzata. Dal mio osservatorio esterno ho constatato un'eccessiva confusione a livello gestionale tra dirigenza e staff tecnico. Chi conosce certe dinamiche sa bene che all'insediamento di una nuova proprietà i punti interrogativi abbondano. Figurarsi quando questa è cinese e viene da una realtà manageriale e calcistica lontana anni luce. Al centro delle problematiche c'è sempre lui, neanche a dirlo: Roberto Mancini.
E in questa situazione, pur comprendendo la necessità di pazientare prima del riassetto societario, mi sento di spezzare una lancia in favore dell'allenatore jesino. Che abbia un carattere pretenzioso, ai limiti del capriccio, non è un mistero. È anche così che riesce a farsi comprare i giocatori da lui ritenuti necessari alla causa. Che abbia incontrato delle difficoltà la scorsa stagione è altrettanto innegabile, mi assumo serenamente la responsabilità delle numerose insufficienze che, da pagellista, gli ho assegnato. Che tenda ad accantonare troppo presto alcuni giocatori che non lo soddisfano, fa parte della sua indole che lo porta a ricercare ostinatamente la perfezione, quanto meno tecnica, delle sue squadre. Ma al contempo è assurdo che una società non segua le indicazioni del proprio allenatore nella costruzione di una squadra e faccia mercato esclusivamente in base alle proprie esigenze/aspettative. Nel calcio non funziona così, a ogni latitudine. Per mesi Mancini ha predicato che con due-tre innesti di qualità ed esperienza questo gruppo avrebbe fatto passi avanti importanti. Qualità ed esperienza, sottolineo. E sapere che il nuovo datore di lavoro va alla ricerca in giro per il mondo di prospetti di valore sicuramente, ma poco adatti alle proprie necessità, non è il massimo della vita. E spinge a cattivi pensieri, primo fra tutti la consapevolezza di non essere più un punto di riferimento come fino a poco tempo prima.
Adesso il Mancio avrà Antonio Candreva, profilo da lui indicato ad Ausilio in tempi non sospetti. Ma sarà un piano B per Suning, che inizialmente avrebbe speso quei soldi su Berardi, 22enne di belle speranze ma con spalle non abbastanza larghe per trasmettere serenità ai compagni. Il tecnico avrebbe voluto Yaya Touré, lo sanno anche i sassi. E stavolta credeva davvero di potercela fare. Poi il 沒有 (no) senza mezzi termini: troppo costoso e avanti con l'età. Meglio Joao Mario, più giovane e futuribile, ma anche lui privo di quell'esperienza necessaria per resistere alle raffiche di vento del 'Meazza'. Almeno sulla carta, chiaro.
Ora si parla di un addio di Mauro Icardi, e credo che Mancini non si strapperebbe il ciuffo se davvero si concretizzasse. Ma chiederebbe un sostituto all'altezza, magari quell'Edin Dzeko che a Roma ha fatto imprecare più di un tifoso giallorosso. E la sensazione è che la carta d'identità del bosniaco mal si adatti alle strategie di Suning, che perso Gabriel Jesus ora sta lavorando su Gabriel Barbosa: da un 19enne a un 20enne. “È molto giovane”, risponderebbe lo jesino se qualcuno gli chiedesse un parere su Gabigol. Un po' come fece qualche settimana fa, prima dei malumori, all'idea di dover gestire GJ. Occhio però: il mercato e i giovani sarebbero un problema marginale se l'ex City e Galatasaray avesse qualche garanzia a lungo termine. “Volete puntare sui giovani? Datemi il tempo di costruire una squadra con personalità e qualità senza aspettarvi subito la luna”. Credo che la risposta sarebbe questa. Così come credo che, vista l'attuale situazione, sia davvero arrivato il momento del silenzio e del lavoro.
Mi è stato fatto notare che proprio il City sta attuando un progetto giovani: Gabriel Jesus, Sané, Marlos Moreno... Bene, bravissimi. Ottima idea bloccarli (a caro prezzo, ovviamente) in attesa di integrarli nella propria rosa. Ma i Citizens, oltre ad avere un allenatore che dorme tra due guanciali e una società alto spendente e senza vincoli finanziari, ha anche una base solida con il giusto mix di esperienza e freschezza. Può permettersi di investire sui giovani, non deve ricostruire. Neanche l'Inter deve farlo, se è vero che a costo di un mercato stringato ha scelto di trattenere i propri gioielli. Mantenere la base è una strategia che approvo ed è la stessa che Mancini auspicava, aggiungendo quei calciatori esperti che guidassero i compagni nei momenti di burrasca.
A prescindere da come terminerà la telenovela Icardi, l'intenzione è rifiutare le proposte per i migliori della rosa, resistendo alle tentazioni. Fino a due mesi fa non sarebbe stato possibile, lo sappiamo tutti. Ma con Suning adesso i sacrifici non sembrano più necessari, a meno che non siano affari irrinunciabili (vedi Icardi). Magari qualcuno non lo ha ancora percepito, ma è questo il cambiamento principale nelle strategie nerazzurre. Potere (finanziario) di Suning, privilegio di avere le spalle coperte, il gusto di dire no perché una grande squadra non è un supermercato. E questi 沒有 sono ben accetti, anche da Mancini.
PS - Da utente esterno notavo che la Juventus è praticamente su tutti i giocatori. Non appena spunta un rumor legato all'Inter, ecco che c'è la concorrenza dei bianconeri. Anche se sulla carta non avrebbe senso. Capisco che certe voci fanno comodo a qualcuno, ma la sensazione è che si stia esagerando.
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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