Le ultime 48 ore di polemiche pretestuose verso l’Inter hanno rimesso in moto quel senso di disagio verso un condensato di ignoranze, livore, acidità diffusa, anche da parte di chi dovrebbe riportare i fatti, senza contribuire al caos e all’intorbidimento di acque già inquinate di loro.
Vorrei poter dire che si tratta soprattutto di accerchiamento verso la società e un atavico attacco ad un Inter storicamente debole dal punto di vista politico, ma ho un'opinione diversa, forse ancora più sconsolante. Se si trattasse di malafede nel giudicare una faccenda in cui l’Inter ne è parte, pur senza aver fatto nulla, si potrebbe ascrivere alla consueta cultura dello sfottò, un endemico ricorso ad argomentazioni che si ripetono da anni in loop, asfissiate dalle medesime caricature, lo stesso genere di battute, assistite dai meme e gli irrinunciabili emoticon che fanno la risata, esasperando una battuta sarcastica. È un loop che ha contagiato anche politici, giornalisti e presunti intellettuali.
In realtà si tratta di qualcosa di più avvilente.
Oltre che sui social, ho sentito in due radio nazionali una rassegna di ascoltatori che chiamavano da ogni parte d'Italia per dare il loro contributo (sic!) al dibattito se fosse giusto o meno aver rinviato Inter-Sassuolo e quasi tutti esprimevano il loro biasimo verso l’Inter. Ero incredulo perché ostentavano una certa sicurezza nell’affermare che il club non avesse voluto scendere in campo o che avesse fatto pressioni sull'azienda di tutela della salute (ATS) a prendere la decisione di rinviare la partita. A risposta da studio in cui si chiariva che l’Inter non aveva alcuna responsabilità in merito alla decisione, senza alcuna esitazione questi ascoltatori, alcuni dei quali si autodefinivano molto obbiettivi, proseguivano imperturbabili, sostenendo che era comunque un’ingiustizia e l’Inter ne traeva un vantaggio. La motivazione preferita dei tifosi obiettivi si è immediatamente mischiata a quella di alcuni giornalisti che hanno preso la palla al balzo incoraggiando questo sentimento, sostenendo che anche altre squadre erano scese in campo con più assenze causate dal covid. Un'informazione distorta.
In un dialogo surreale con una persona che mi faceva baldanzosamente notare questa discrepanza rispondevo che anche l’Inter aveva giocato il derby senza sei giocatori positivi al covid, Conte non aveva potuto preparare la partita perché erano tutti in quarantena e altri in Nazionale e nessuno aveva fiatato, persino Marotta, nonostante la sconfitta, a domanda precisa aveva sostenuto di non volersi appigliare a qualsivoglia giustificazione.
Il mio interlocutore mi guarda attonito: “eh, appunto no?”. Gli avevo appena fatto notare l'inconsistenza della sua argomentazione e lui dopo essere rimasto apparentemente sorpreso mezzo secondo aveva ripreso, come se non avessi espresso alcun concetto.
Sui social le stesse argomentazioni e tra questi l'immancabile: “campionato falsato”.
L’Inter è la seconda squadra in Italia per numero di casi covid e non ha saltato una sola partita e ma il punto non è nemmeno questo.
Il punto è che in Italia si è scelto di iniziare un Campionato ben sapendo che ci sarebbero stati problemi nella gestione del virus. Il rinvio all'infinito di Juventus-Napoli (che si sono pure accordate tra di loro dopo gli stracci), quello di Lazio-Torino con il ricorso del club capitolino per ottenere la vittoria a tavolino e Torino-Sassuolo, hanno creato strascichi.
È stato firmato un protocollo ma era agosto e il nemico si chiamava covid, il quale ha preso la dimensione delle temibili varianti, le quali hanno una trasmissione più facile e rapida e per questo la gestione crea confusione.
Le ATS locali si sono sovrapposte, contrariamente a quanto sembrava concordato in origine, tuttavia anche la realtà delle cose è mutata. Sarebbe giusto parlare e risolvere in fretta la questione da parte delle istituzioni ma in realtà è già stata chiarita: le ATS nei singoli casi possono bypassare il protocollo perché la salute viene prima, con scorno del mondo del calcio. Sarebbe corretto parlare di questo ma alla gente non interesserebbe, perciò si mette in mezzo una squadra, attribuendole vantaggi e dandole indirettamente una colpa, con il popolo bue dei tifosi che si fionda nel pretesto.
L’Inter prima in classifica, con 9 punti di vantaggio sulla seconda, contro un Sassuolo che aveva giocato anche mercoledì, secondo la tesi tragicomica, sarebbe avvantaggiata perché avrebbe giocato senza Handanovic e De Vrij.
La vera desolazione sta in un Paese che nel giorno del ricordo delle vittime da covid (18 marzo), in cui mette la maschera del dolore, non appena possibile la toglie per partecipare alla commedia delle polemiche. “si, certo il virus” ti dicono, “però non è giusto, ecco”.
Ad un certo punto però bisogna crescere e parlare da adulti invece di speculare pure su una pandemia e alzare il ditino che fa notare l'errore che va a vantaggio o svantaggio di qualcuno in un Campionato di calcio.
Amala.
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1
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