A memoria credo che questa sia la diciannovesima crisi dell’Inter negli ultimi sei anni. Le solite conclusioni, la solita frustrazione, i soliti colpevoli e le solite decisioni, un avvitamento infinito che ha ragioni più profonde della presunta incapacità di un allenatore e più complesse di quanto non sia la mediocrità di qualche giocatore. E’ diventato persino noioso parlare di una ennesima crisi che, mi ostino a ripetere, proviene dalla natura della società e dalla cultura dell’ambiente nerazzurro.
L’ennesima sconfitta di questa stagione ha un prologo che la dice lunga sull’animo interista. Icardi è uscito con un libro, una parziale autobiografia piena di insensatezze (ma nessuno in società ha letto il libro prima?), in cui c'è un passaggio dedicato alla vicenda dello scontro verbale con gli ultras dopo Sassuolo-Inter, scritto senza la minima percezione della realtà, incartandosi sulla spiegazione dell’accaduto e adducendo motivazioni semplicemente sconcertanti. La parte in cui cita la frase detta a caldo, sugli argentini da chiamare, pronti ad ammazzare sul posto quelli della curva, è delirante.
L’episodio citato nel libro (magari anche il libro stesso) era da evitare, specie per un capitano dell’Inter che ha vissuto un'estate da separato in casa e in cui la moglie Wanda Nara faceva il suo lavoro twittando compulsivamente mezze frasi che spingevano il marito lontano dall’Inter. Salvo poi, una volta firmato il nuovo contratto, tornare a essere volgarmente interisti.
La curva ha risposto, prima con un comunicato durissimo e poi azzannando Icardi, fin dall’ingresso in campo dei giocatori per il riscaldamento, con una serie di striscioni e cori che hanno fatto comprendere a tutti che tipo di pomeriggio avremmo trascorso tutti. Icardi nel frattempo aveva fatto un comunicato particolarmente rammaricato ma il solco era ormai segnato e la partita inevitabilmente condizionata da questa gazzarra in cui nessuna delle due parti ha pensato all’Inter o alla partita. Fatto sta che Icardi ha tirato il calcio di rigore e lo ha sbagliato male, mandando addirittura fuori perché la serenità non si può simulare.
La partita l’Inter l’ha dominata per tutto il primo tempo ma con pochi tiri in porta, un dominio fatto di cross e percussioni provenienti da Candreva e Perisic per il solo Icardi, senza alcun inserimento di Banega o di altri centrocampisti. Un possesso palla fatto anche da ottimi palleggiatori che, invece di allungare gli avversari invitandoli ad uscire dall’area, li costringe a subire un forcing che logora più chi attacca. Infatti nel secondo tempo a squadra entra già svuotata, subisce le ripartenze del Cagliari e i voli dall’altra parte del pianeta cominciano a farsi sentire nelle gambe di Miranda e Murillo. In generale la squadra si muove in zone del campo prevedibili ma fallendo parecchi cross, perché a furia di intasare la meta campo avversaria si finisce col suggerire esattamente quello che si sta per fare. Al contrario dell’Inter che, in difesa, permette dall’inizio della stagione a qualunque avversario di crossare comodamente, come di entrare nella propria area, senza avere gli anticorpi per reggere l’urto di uno sforzo prolungato nello sforzo di comandare il gioco.
La sconfitta arriva inevitabile come una tassa. Abbiamo visto cento di queste partite, in ogni epoca. La differenza è che qui il materiale umano a disposizione è davvero buono ma inadatto, almeno per ora, a interpretare il tipo di gioco chiesto da De Boer. Le sue responsabilità sono riconducibili all’incapacità di fare un passo alla volta, le sue intenzioni sono chiare ma sembra pretendere troppo, senza quel passaggio graduale che dovrebbe passare anche da giocatori più adatti ai suoi schemi. Intanto, mentre si salva il solo Joao Mario, ci si chiede quando giocherà Gabigol, a cui il tecnico ha preferito Eder che poi non ha inciso.
Le responsabilità della società sono a monte, perché se sostituisci uno come Mancini così tardi, lo devi sostituire con un tecnico che conosca il campionato italiano e valorizzi la campagna acquisti. Non prendi il pur bravo (perché è bravo) De Boer, il quale è un allenatore da prendere con un accordo fatto mesi prima, che gli permetta di conoscere l’Inter, la lingua, l’ambiente e abbia il tempo di lavorare per mettere a punto la rivoluzione tattica concordata con la società. La scelta di prenderlo così tardi è stata sbagliata, come sbagliato è stato presentare Gabigol facendogli fare rima con Ronaldo, per poi vederlo relegato in panchina, senza nemmeno poter dare un contributo in un Inter-Cagliari qualsiasi. L’approssimazione ti fa ripetere gli stessi errori, non ho dubbi che ne verranno commessi altri, dipende solo in nome di quale strategia per il futuro.
In coda alla giornata allucinante si registra anche il gruppo di ultras che ha atteso sotto casa Icardi con conseguenze che stavano per diventare gravi. Le parole sono come pietre ma l'eccesso sta prendendo il sopravvento. Giovedì col Southampton la sensazione è che Icardi non giocherà o non avrà comunque la fascia di capitano. Chiuderla qui, subito. L'Inter non ha bisogno anche di questo. Amala.
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1
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