“Scusi, sa dirmi dov'è la festa”? È qui la festa, nella Milano nerazzurra dove domani si trasferirà gran parte dell'Italia tifosa sposata con la Beneamata. Alle 15 si giocherà Inter-Verona, gara senza problemi di classifica preceduta dallo sventolio di bandiere e l'allestimento di scenografie assortite. Bisogna accogliere al meglio i neo scudettati che poi sono gli stessi che hanno appena conquistato anche la Coppa Italia. Al termine della sfida con i gialloblù (auguri ai veneti per un veloce ritorno in serie A) squadra e staff saliranno sull'ormai tradizionale pullman scoperto che, partendo da San Siro, effettuerà il giro della città con meta Piazza Duomo. Come due anni fa, stagione della seconda stella, Milano sarà invasa dai colori del cielo e della notte.
Si prevedono almeno trecentomila persone per le strade del capoluogo meneghino ad accompagnare Cristian Chivu e i suoi ragazzi, capaci di una doppia impresa che conferma la competitività di un club che nelle ultime sei stagioni ha conquistato ben nove titoli, disputando peraltro due finali di Champions League nel giro di tre anni. Scusate se è poco. Questa Inter è stata brava a resettare velocemente la delusione per non essere risucita a vincere qualcosa nella scorsa stagione, nonostante avesse provato a vincere tutto. Aveva provato a rispettare il suo blasone non mollando nessun obiettivo, sino all'ultimo aveva accarezzato il sogno di una grande impresa, non c'è riuscita. Ma il popolo nerazzurro non potrà mai dimenticare le emozioni regalate da una squadra capace di eliminare in Europa corazzate come Bayern Monaco e Barcellona. Non si tratta di celebrare un effimero percorso, si tratta di certificare il lavoro svolto negli ultimi anni da tutte le componenti del club, nonostante l'oggettiva inferiorità dal punto di vista dei fatturati nei confronti delle grandi realtà straniere che hanno le possibilità di investire sul mercato senza limitazioni.
Terminato il ciclo targato Simone Inzaghi, è iniziata l'era nerazzurra targata Cristian Chivu. Giovane, inesperto, con solo tredici panchine di serie A come sentenziava la logica. Ma la logica a volte non fa i conti con le reali qualità e il dna dei protagonisti. Il Chivu nerazzurro la storia l'aveva già scritta da calciatore e da allenatore, come ha voluto giustamente sottolineare dopo la conquista della Coppa Italia, aveva già vinto uno scudetto con la Primavera. Catapultato alla guida della prima squadra, il quranticinquenne mister nato con orgoglio in Romania, ma con l'Italia a formare ormai una seconda pelle, ci ha messo poco per capire come agire. E lo spogliatoio, il luogo dove oltre a cambiarsi si cementano o sgretolano rapporti, ci ha messo poco a capire come Cristian Chivu fosse l'uomo giusto nel momento giusto per continuare la corsa. Non era facile. Il morale era comprensibilmeente a terra dopo le sberle prese nella finale di Monaco di Baviera, sono volate parole grosse tra alcuni pezzi da novanta della squadra, era concreto il rischio dell'implosione. Chivu ha osservato sfruttando, per conoscere e capire meglio la situazione, il tempo concesso dalla disputa mondiale per club. Poi ha saputo toccare le corde dei giocatori e quelli più rappresentativi ne hanno riconosciuto carisma e leadership. Il campionato non era iniziato come sperato.
Una vittoria e due sconfitte consecutive, la seconda nel derby d'Italia in casa della Juventus che aveva vinto in rimonta all'ultimo respiro. Chivu era arrabbiatissimo con i suoi dopo quella partita regalata, ma nello stesso tempo ribadiva in conferenza stampa che a breve la squadra sarebbe decollata. Aveva ragione? Si. L'Inter di Chivu ha vinto campionato e Coppa Italia. Peccato per lo scivolone in Champions contro il Bodo/Glimt. La Beneamata ci riproverà dal prossimo settembre nell'Europa che conta. Per ora testa a domani quando dopo la gara con il Verona, assisteremo ad un oceanico bagno di folla nerazzurra per festeggiare il ventunesimo scudetto e la decima coppa Italia. Si, è qui la festa.
PS. Sarà anche la festa di Evaristo Beccalossi. Prima della gara previsto il minuto di silenzio. E mentre su San Siro piomberà la commozione, lui da lassù canterà: “Siamo noi, siamo noi, i Campioni dell'Italia siamo noi...”,
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