"Mi viene in mente il 5-5-5 ma è meglio che sto zitto…". Ipse dixit. E ipse è, ovviamente, Cristian Chivu, l'allenatore campione d'Italia salito in cattedra anche in fatto di comunicazione. Abilità che non scopriamo oggi, ma che il tecnico dell'Inter ha ricordato nel post Lazio-Inter, quando è stato incalzato a gamba testa sulle parole di José Mourinho edite sull'edizione di oggi di Sport Week, sfuggendo magistralmente a furia di dribbling e tackle alla comprensibile curiosità di DAZN che ha più volte tentato di abbattere un muro... più alla Bastoni-Akanji che Chivu-Samuel, per restare in tema. Il tema è tutto da spiegare ma già intuibile: a qualche ora dal triplice fischio di una partita, utile più alle statistiche, ai numeri e a prendere confidenza col prato dell'Olimpico in vista di mercoledì che alla classifica, l'allenatore dei campioni d'Italia ha ribadito senza dolcificante il fastidio nel dover rispondere a quesiti che valgono il tentativo di generare titoli. Niente di nuovo, niente che almeno un addetto ai lavori non abbia provato su sé stesso ma che Chivu, da campione d'Italia ci tiene a ribadire: "Abbiamo principi e valori da aggiungere, i ragazzi si divertono e fanno un gran lavoro, cercano di essere dominanti", ha detto dopo essere stato stuzzicato sulle ipotesi di gioco da sviluppare per la prossima stagione.

"Conta poco il sistema, contano i principi, i valori, la mentalità, le cose che si fanno", che tra le righe significa 'contano poco le speculazioni sul capitolo mercato'. L'ermetismo di mister Chivu continua e dopo aver reso praticamente impossibile azzeccare con certezza i suoi undici iniziali aprendo al totoformazione che ormai rende pure tutto un po' più frizzante, il buon Cristian pancia sazia non ne ha per niente, esattamente come sul campo in termini di risultato. Vittoria netta sulla Lazio di Sarri, al netto delle considerazioni dell'allenatore biancoceleste a margine della gara che ha definito quanto fatto dall'Inter "niente di eccezionale", e fuego calmo nelle risposte mai scomposte ma mai banali dell'interista che quando su Mourinho gli viene chiesto se si tratta di "rumore degli amici" con una calma che ricorda un altro celebre aforisma del Mou versione interista come "Non è un problema mio...", si limita a rispondere: "Dovete chiedere a lui...".

"Io mi godo una squadra e ho avuto la fortuna di giocare anche nell’altra di cui si parla, sono sicuro che i paragoni tra due generazioni e due squadre non si possono fare. Sono cambiate tante cose in 16 anni, ma questa Inter come quella del 2010 porta un sacco di gioia ai suoi tifosi e questa è la cosa più importante" ha detto senza fare una piega rispondendo tra le righe all'ex mentore proprio ai tempi di quella leggendaria Inter di cui si parla, dando modo di far notare il suo disappunto senza sfociare nella polemica o cadere in tranelli mediatici: Chivu non regge il gioco e l'ipotesi di titolo 'botta e risposta maestro-allievo' è saltato sul nascere. Diplomazia ed eleganza però non sempre trovano immediato ascolto e l'ex terzino si è trovato costretto a rincarare la dose più volte: "'Stellina'? Parliamo dello Scudetto vinto quest’anno o della finale di Coppa Italia, invece di numeri e sondaggi che fate". E quando ancora su Mou gli è stata posta ancora una domanda ha sbottato e senza pensarci troppo si è per un nano secondo svestito della pazienza di cui è sempre armato e con buona pace della diplomazia fa notare: "È già la quarta domanda su di Mourinho, parlerei di Kolarov o di altri allenatori". Insomma all'indomani dell'investitura di titolo di campioni, terminata la bagarre, l'hype, la possibilità di creare 'interazioni' - per usare un termine propriamente social - la necessità di trovare altro da dare in pasto all'opinione supera ancora una volta la fantasia ed ecco sfornata l'ennesima possibilità cestinata di avanzare critiche, curiosità o quesiti meno da titolo ma più apprezzabili da chi ha appena vinto una partita per 3-0 fuori casa all'indomani della vittoria matematica del titolo e all'alba di una finale di Coppa Italia da disputare e dopo essere stato fino a qualche settimana fa protagonista di una canzone degna dei Negramaro, a barcamenarsi, "in bilico tra santi e falsi dei, sospeso tra un'insensata voglia di equilibrio"... quantomeno di giudizio. 

E mentre per alcuni versi lo show supera la performance o quantomeno quella è la direzione che da un lato si cerca di intraprendere, in conferenza stampa viene posta l'unica vera grande, grandissima domanda: deluso dal mancato minuto di silenzio per Beccalossi? Che fine ha fatto il minuto di silenzio, disposto canonicamente su tutti i campi di Serie A - quando a scomparire è uno storico personaggio del calcio - in memoria di Beccalossi? Unica vera domanda che ha sparigliato le fitte trame comunicative di Cristian Chivu, colto straordinariamente di sorpresa che sinceramente sbalordito risponde: "A questo non ci avevo pensato...", servendo a chi ascolta - e soprattutto a chi domanda - un'altra lezione. Come stupire e dribblare Cristian Chivu? Basta parlare alla Cristian Chivu: con sincerità e cuore, niente di pianificato. 

Sezione: Editoriale / Data: Dom 10 maggio 2026 alle 00:00
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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Egle Patanè
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Egle Patanè
Simpatizzante Colchonera, alma argentina, sangue catanese e corredo genetico interista. Figlia dell’Etna, ma nipote di Peppino Prisco, parlo e scrivo di Inter dal 10 agosto 1993. Nata lo stesso giorno di capitan Zanetti ma 20 anni dopo, giusto il tempo di non ereditarne calma e saggezza. Vivo nel segno del 23: con la diplomazia di Materazzi