Negli ultimi giorni l'inchiesta sulla frode sportiva nel settore arbitrale, che ha incautamente tirato in ballo l'Inter senza avere alcuna prova a supporto, ha iniziato a sgonfiarsi. Oltre ai già noti, non sono previste iscrizioni di nuovi indagati nel registro e tutto lascia presagire che non si dovrà aspettare per sapere come andrà a finire. Intanto, Gianluca Rossi ha interpellato l'avvocato Stefano Grassani, esperto di diritto sportivo, per fare ulteriore chiarezza sulla vicenda allo stato attuale delle cose.
Alla fine questa inchiesta come sta finendo?
"Tanto rumore per nulla, tanto tuonò che non piovve, sicuramente la montagna partorirà faticosamente un topolino, non di più. Quello che oggi emerge è un quadro non trasparente né cristallino di rapporti interni al settore arbitrale, situazioni già viste in epoche passate, magari potevano portare certi organi a sconfinare nelle competenze di altri come le bussate a Lissone. Ma da qui a esserci stati illeciti sportivi, combine, alterazioni di risultati e men che mai coinvolgimento di dirigenti di società calcistiche, direi che il passo è assolutamente impossibile da fare".
Rispetto a Calciopoli qui si è parlato di frode sportiva in concorso non si sa bene con chi.
"Il dato tecnico è correttissimo. Un po' come Rudy Guede condannato a 16 anni di reclusione per l'omicidio di Meredith Kercher, in concorso con non si sa chi perché comunque Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono stati assolti. In questo caso gli arbitri avrebbero tramato le designazioni combinate, o pressioni per non far dirigere certi arbitri determinate partite senza il coinvolgimento dei dirigenti delle società stesse. Se pensiamo che il telefono di Gianluca Rocchi è stato intercettato per oltre un anno, ove ci fosse stata una telefonata tra Rocchi e un dirigente di un club, un presidente o un amministratore delegato questa non sarebbe stata utilizzata dalla Procura nella contestazione ai cinque indagati. Eppure di tutto questo non v'è traccia. Quindi questo concorso è solamente ipotizzato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, per ora è risultato assolutamente indimostrato e l'esito di questa indagine, se avrà un seguito, potrà riguardare esclusivamente il settore arbitrale. Ma da questo punto di vista, sotto il profilo penale, nutro forti dubbi".
L'articolo 22 del Codice di Giustizia Sportiva non vieta occasionalmente che designatori e dirigenti possano parlare a meno che non parlino in maniera impropria. Ma è tutto molto difficile da capire.
"Negli anni Ottanta e Novanta questa si chiamava ricusazione ed erano attività ufficiali con cui le società esprimevano formalmente il proprio sgradimento rispetto a certe designazioni. Oggi verbalmente una società può presentare al designatore l'insoddisfazione per certe direzioni di gara affidate a determinati arbitri, senza che questo costituisca illecito penale né sportivo. Che si tratti di un incontro allo stadio oppure istituzionale a un evento o una manifestazione, se un dirigente di un club manifesta questo tipo di preoccupazione, magari in una fase delicata del campionato, affinché l'organo tecnico individui arbitri che hanno dato dimostrazione di essere all'altezza e di non aver commesso storicamente errori né a favore né a sfavore di una certa società, ritengo che questo tipo di comportamento sia assolutamente trasparente e possa essere esente da qualsiasi censura. Poi per quanto riguarda gli indagati, gli auditi e gli imputati, nessun dirigente o tesserato FIGC è stato iscritto nel registro degli indagati da parte della Procura della Repubblica di Milano, e nemmeno a livello sportivo. Per cui questa indagine finora ha sempre visto ascoltati o come persone informate sui fatti o come indagati solamente appartenenti al settore arbitrale".
Ma il concorso non potrebbe essere solo tra elementi del mondo arbitrale?
"Può darsi che nella testa del PM Ascione, quel concorso ancora non dichiarato in merito ai soggetti concorrenti rispetto agli indagati potrebbe essere proprio all'interno del sistema arbitrale. A questo punto a maggior ragione si potrebbe dire che tra questa inchiesta e Calciopoli non ci siano similitudini".
Come può finire?
"La Procura della Repubblica ha chiesto un'ulteriore proroga delle indagini e non potrà andare oltre la fine del 2026. A livello sportivo invece i tempi saranno più brucianti. Io non credo ci possano essere estremi penalmente rilevanti a carico di chicchessia, perché comunque ci vuole la dimostrazione ai fini di una richiesta di rinvio a giudizio e quindi non della formulazione della richiesta di archiviazione dopo la conclusione delle indagini, ci vuole la prova che comunque uno o più soggetti abbiano posto in essere atti finalizzati ad alterare il regolare svolgimento delle gare. E se ci ricordiamo com'è nata questa indagine, da un esposto di un avvocato, padre e tifoso, che durante una gara vide un'azione non adeguatamente valutata a suo modo di vedere e presentò un esposto alla Procura della Repubblica. E poi ulteriori segnalazioni di arbitri o assistenti dismessi, questo dà la misura e dà la cifra di quello che può essere stato l'ambiente in cui questa indagine è nata, chi poi l'ha coltivata e finora, al di là di poche figure estranee al mondo arbitrale, la maggior parte degli auditi, da un punto di vista dell'indagine penale, appartengono tutti al settore arbitrale. per cui credo di poter dire con ragionevole certezza che a livello societario calcistico di dirigenti e tesserati FIGC non ci siano rischi per chicchessia, quindi nemmeno per l'Internazionale Football Club. Mentre a livello penale, se qualcosa non accertata, altrimenti il PM non avrebbe chiesto ulteriori sei mesi di proroga, dovesse emergere, questa riguarderebbe esclusivamente i protagonisti di un mondo, quello arbitrale, che oggi è completamente dequalificato da comportamenti, sanzioni e situazioni che potrebbero portare di qui a breve al commissariamente dell'intera AIA".
Però è assurdo che se al signor Rossi non piacesse qualcosa della partita domani potrebbe andare a fare un esposto...
"Purtroppo la considerazione, io dico amara da operatore di diritto, che si può fare in questo momento è che in quasi due anni, se questa ulteriore proroga arriverà a compimento, l'autorità giudiziaria ha indagato ovviamente impegando risorse, strumenti tecnologici e forze dell'ordine per appurare l'esistenza o meno di un concorso in frode sportiva, reato gravissimo punito dal legislatore fino a 9 anni di reclusione, per avere in mano oggi semplicemente rapporti probabilmente in buona fede posti in essere dagli arbitri per correggere eventuali errori, ma nessun tipo di volontà, perché ci vuole un dolo ai fini dell'alterazione della gara, nemmeno per tentare di alterarla attraverso questo condizionamento presunto. Per cui direi che Calciopoli rimane una pagina ormai sepolta se non ancora viva nelel polemiche e nelle chiacchiere da bar, ma che con questa indagine nulla ha a che fare".
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