La straordinarietà dell’Inter è la sua incredibile capacità di riprodurre problemi tanto simili ogni stagione, in momenti diversi e con analogie che inquietano i sonni di ogni tifoso. Ogni anno la riproposizione di un problema legato all’approccio, alla fallibilità degli attaccanti, alla scarsa forma di mezza squadra in parte spiegabile e in parte no, le dichiarazioni improvvisamente inaridite e poco convincenti di un tecnico capace di essere parafulmine e timoniere di una squadra che lo scorso anno aveva gestito bene e questa stagione gli sfugge di mano ogni settimana. 

Per perdere in casa persino con il Parma ci devono essere motivazioni razionali, sommate a quelle emotive e circostanziali ma nulla giustifica una sconfitta a San Siro contro una squadra che si è difesa per 85 minuti, nettamente inferiore. 

Niente discolpa dalla miseria di 4 punti in 4 partite, dopo aver incontrato avversari che avrebbero dovuto garantirne 12.
Certamente l’Inter, come altre squadre, ha perso giocatori andati in nazionale, sicuramente Nainggolan non è ancora al suo livello (ma non è stato tra i peggiori) e con lui Icardi, in una condizione di forma non esaltante in un momento della sua carriera cruciale. 

E ancora: Keita non è centrato nel ruolo di attaccante di riferimento, Gagliardini non sembra in grado di offrire un calcio di qualità, bravo a difendere, banale nel proporre, oltre ad essere spesso impreciso. 
Nemmeno un arbitraggio indecente, che ha permesso a Gagliardini e Stulac di restare in campo dopo un intervento col piede a martello di entrambi, tolto un rigore all’Inter e convalidato il gol di Dimarco nonostante la posizione forse irregolare di un giocatore parmense, con la complicità di un Var assente, eliminato inspiegabilmente da una classe arbitrale che, liberatasi della tecnologia con un colpo di mano (letteralmente) è tornata a fare danni.

L’Inter però ha 4 punti perché col Sassuolo ha giocato male, col Torino ha giocato alla grande 45 minuti ed è sparita nei restanti tre quarti d’ora, ha vinto col Bologna con un gioco simile a quello espresso col Parma e perso a San Siro davanti a 60.000 tifosi perché il gioco è  ordinario, banale, impersonale, piatto, scialbo, pedestre, quasi “mazzarriano”. 

La prima parte di gara ha mostrato palesemente una squadra priva di iniziative fuori dall’ordinario passaggio in orizzontale, di una verticalizzazione con palla bassa possibilmente precisa.
Chiunque sia in attacco viene servito (si fa per dire) allo stesso modo, perché Keita nel primo tempo avrà tenuto anche pochi palloni e Icardi nel secondo tempo dicono che sia entrato al suo posto, ma l’Inter gioca unicamente con cross, solo cross, unicamente cross, la metà dei quali sbagliati di una decina di metri. 

È un gioco ottuso che non tiene conto delle critiche perché l’Inter nei casi di alta marea tende a coprirsi, a difendersi dagli attacchi della gente che scende e sale dal carro (ormai in questo medioevo moderno si ragiona solo così, aggiungendo che bisogna essere positivi). Perciò le critiche vanno respinte ma spesso alcune di esse hanno un fondamento che andrebbe ascoltato.

Negli editoriali del 2018 ho parlato poco di Spalletti ma oggi ne censuro un atteggiamento sorprendentemente inadeguato. Il fatto di criticarlo non significa chiederne l’esonero come la gogna del tifo più arrabbiato reclama. Significa essere stupito dalle dichiarazioni che sembrano tradurre uno stupore del rendimento che lui stesso non sa spiegare. 

A differenza dell’anno scorso, quando sembrava sempre padrone, anche se irritato, della situazione, oggi Spalletti appare contraddittorio, confuso e incapace di trovare soluzioni. La situazione è grave perché anche se siamo solo alla quarta giornata l’Inter ha trovato solo avversari abbordabili con cui anche il pareggio sarebbe stato mortificante. 

Deve giocare contro almeno cinque big, più Atalanta, Fiorentina e la Samp la prossima settimana a Marassi. Significa che questa squadra ha dilapidato un bonus importante e che passerà gran parte della stagione a tentare la rimonta, considerando che già questa notte, trascurando la Juventus, è già a –5 dal Napoli. 

Qualcosa è stato trascurato nella costruzione della squadra questa estate. Lamentavo e lamento l’assenza di giocatori che a centrocampo possano illuminare il gioco, a parte Brozovic ma mi aspettavo anche uno Spalletti pronto a trovare soluzioni che invece si sono tradotte nella riproposizione del consueto 4 2 3 1 con la squadra che tenta di imporsi fisicamente, tirare come viene e crossare senza avere un vero colpitore di testa, tutto mentre i centrocampisti ( Nainggolan escluso) non hanno nel loro bagaglio la parola “inserimento” e non lo accennano, rendendo l’Inter la squadra più prevedibile della penisola. 

Nemmeno questo può spiegare fino in fondo due sconfitte in quattro giornate. Naturale la preoccupazione per l’impegno in Champions e la partita di sabato prossimo con il Doria. Presto capiremo se si tratterà di una stagione calvario o di una parentesi negativa da dimenticare.
Amala.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 16 settembre 2018 alle 00:00
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1
vedi letture
Print