Secondo il regista Paolo Sorrentino una partita di calcio ha molte cose in comune con un film perché c'è una narrazione, ci sono delle tecniche, persino delle tattiche e dei trucchi. E soprattutto c'è un finale che non è scontato e che nessuno conosce. "Il calcio è una bellissima variazione del cinema", ha detto.

Intrattenimento, creatività, imprevedibilità, passione, emozioni che possono tradursi in lacrime, dolore e gioia. Anche questi sono, se vogliamo, aspetti comuni al calcio e al cinema. Oltre al fatto che c'è chi entrambe le cose le fa, chi nè è protagonista, che chi ne beneficia, chi ci vive e chi, grazie ad esse, si arricchisce. Come ogni industria e ogni attività, anche calcio e cinema non hanno solo il volto del giocatore o dell'attore famoso in tutto il mondo, come dell'allenatore o del regista pluripremiato. Calcio e cinema hanno anche il volto di massaggiatori e magazzinieri, scenografi e costumisti.

Premessa per dire che nel periodo di ripartenza post-coronavirus è essenziale e doveroso sostenere chiunque faccia tentativi e sforzi per rimettere in moto il proprio lavoro. Sul proseguo del campionato si è molto discusso e molto litigato: gli editoriali scritti qui negli ultimi mesi hanno espresso abbondantemente un parere e una posizione, con la piena consapevolezza che il calcio inteso come industria sarebbe andato in un'altra direzione, quella, appunta, della ripartenza.

Come ha detto il numero uno della Figc Gabriele Gravina, "abbiamo dovuto oltrepassare i filosofi dell'ovvio, gli anfitrioni dell'emergenza, i sostenitori del tutto non si può fare". Per ipartire il calcio ha principalmente dovuto superare le sue stesse incoerenze e gli inetressi di ormai troppe parti e nei dubbi che chiunque può essersi permesso di avanzare non c'è stato nulla di ovvio. Perché siamo ancora in un periodo di emergenza, perché i messaggi che si danno sono importanti e perché restano in vigore delle norme che il gioco del calcio semplicemente non è fatto per rispettare (allora, per coerenza, stracciamo quelle norme o consentiamo a un ristoratore di apparecchiare un tavolo in più se tanto poi durante una partita di calcio che dura 90 minuti ci sono persone che si abbracciano, si scontrano e si sudano addosso). I difensori del calcio come industria non hanno mai pensato che ci si potesse fermare ma hanno tirato dritto chiedendo una ripartenza ad ogni costo, gli amanti del calcio come sport si sono posti sacrosante domande e hanno fatto dovute riflessioni.

Chissà cosa risponderebbero certi "filosofi del non ovvio": forse cose altrettanto ovvie come la teoria secondo cui la Serie A che riparte rappresenta una speranza per il Paese (come farne a meno in un periodo di crisi economica e anche sociale, di questo tipo di speranza). E chissà se i "filosofi del non ovvio" troverebbero anche un modo convincente per spiegare che il calcio riparte non per la paura di finire in tribunale o di perdere i milioni dei diritti tv ma per dare il suo contrinuito di gioia e svago al popolo affamato di pallone e desideroso di esultare per uno scudetto.

Ma così è: gli ultras delle due fazioni hanno avuto il loro tempo per esprimersi. Il dado è tratto e non ci sono posizioni su cui arroccarsi o ragionamenti da difendere a tutti i costi anche se in testa continuerò sempre ad aver presente un mio personale concetto di priorità per cui, però, rischierei di finire tra i filosofi dell'ovvio. Visto che il calcio non è solo Cristiano Ronaldo ma è fatto anche di tante altre persone che attorno ad esso ruotano, non posso che sostenerle e tifare perché questa nuova modalità di campionato proceda al meglio. Tutti i lavoratori hanno il diritto, in questo anno disgraziato, di provarci. E tutti i lavoratori meritano di essere sostenuti, anche se, a dire il vero, teatranti, attori, musicisti, artisti di varie categorie continuano a essere in grande difficoltà perché le loro, di attività, restano sospese.

Ciak, dunque, si gira, si riparte. E va bene, se chi di dovere ha scelto così. Vivremo un nuovo film di cui è incerto non solo il finale ma anche l'inizio, di cui non abbiamo neppure letto la trama. A parte le opinioni e le posizioni, tutti coloro che in questo periodo tentano un ritorno alla normalità, hanno il diritto di essere sostenuti. E la loro storia, la trama di quella sceneggiatura, meriterà di essere raccontata.

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 31 maggio 2020 alle 00:00
Autore: Giulia Bassi / Twitter: @giulay85
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