Come si dice in questi casi? Missione compiuta. Getafe superato 2-0 a Gelsenkirchen e quarti di finale di Europa League in tasca, molto probabilmente con la classica tedesca che ti ritrovi sempre sul cammino della competizione (Bayer, armati di aspirina). Come previsto, non è stata per nulla una partita semplice, anzi. I 17 giorni di riposo alla fine sono stati più utili agli spagnoli rispetto al ritmo partita mantenuto dai nerazzurri, tornati in campo esattamente con la formazione che ha emozionato a Bergamo. Pronostico comunque rispettato, perché in certe serate hai tutto da perdere e poco da guadagnare. E di avversari morbidi ormai non ne incroci più, al di là di blasone del club e di nomi dei calciatori.
Sono stati 25 minuti complicati i primi dell'Inter, sorpresa dal pressing alto del Getafe (eppure era tattica arcinota) e in enorme imbarazzo nell'uscirne. A questo si aggiunge il grande intervento di Handanovic su Maksimovic (materiale per gli highlights della Uefa) dopo pochi giri d'orologio, che lascia presagire mala tempora. La svolta è probabilmente la grande parata di Soria su Lautaro, che oltre a dare fiducia all'Inter ne toglie agli spagnoli, convinti di avere in mano il possesso della gara e di non correre rischi. Da quel momento cambia l'andazzo e la pressione del Getafe non è più asfissiante. Non solo: apre varchi che finalmente gli uomini di Conte intravedono, come fa Bastoni quando lancia splendidamente Lukaku per la sontuosa rete del vantaggio. La 30esima della sua stagione, come el Principe nel 2010 alla sua prima esperienza nerazzurra.
Tutto sotto controllo? Apparentemente, perché nonostante la squadra di Bordalas mantenga giustamente l'iniziativa, seppur in modo sterile, l'Inter non soffre più di tanto e anzi sfiora persino il raddoppio. Ma l'atavico problema di far fatica a chiudere le partite persiste, ovvio che basti un pallone vagante per far saltare il banco. Come quello toccato col braccio da Godin (spinto, ma il disastroso Taylor non se ne accorge) che manda Molina dal dischetto. Classica situazione da Inter, occasioni gettate al vento e assist all'avversario per riequilibrare i discorsi. Ma siccome non può andare sempre male, perché è giusto nella vita pagare per i propri errori ma ogni tanto un po' di indulgenza non guasta, ecco che il pallone dell'1-1 si spegne sul fondo, negando a Handanovic la gioia di pararlo dopo aver battezzato l'angolo giusto. Gran partita quella del portiere sloveno, diventato oggetto di ironia negli ultimi tempi. Se l'Inter salta il fosso Getafe e prosegue il suo cammino in Europa è anche merito suo. A Cesare quel che è di Cesare, a Samir quel che è di Samir.
Un plauso anche a Christian Eriksen, anzi un amichevole buffetto per il danese dalla faccia triste. Ancora relegato in panchina, perché esigenze tattiche lo imponevano, ha saputo valorizzare i pochi minuti a disposizione timbrando ancora il cartellino in Europa League. Certo, preferirebbe essere protagonista dall'inizio, così come un po' tutti gli amanti del pallone che amano gli artisti. Ma in questa stagione il convento è parco e bisogna far tesoro di ciò che passa. Bravo.
Capitolo Conte, perché è impensabile tacerne: prima della gara, nonostante l'insistenza sull'argomento da parte dei microfoni di Sky, Beppe Marotta si è esibito in un dribbling sulle recenti vicende post bergamo degno di quell'Achraf Hakimi in arrivo a Milano. Autentica trincea da parte dell'amministratore delegato, che ha rimandato ogni sviluppo ad altri momenti, non senza lasciar trasparire un pizzico di insofferenza. Buona giocata da parte del magister dei diplomatici, non è ancora tempo per riaprire questo capitolo. Ma prima o poi sarà inevitabile.
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