Finalmente questo campionato assurdo ha trovato la sua conclusione, senza gli intoppi ipotizzabili e paventati prima della ripartenza. È finalmente il momento di tirare le somme, in attesa che inizi il mini torneo internazionale in Germania che mette in palio l'Europa League. Cosa si può dire della prima Inter di Conte? Al di là del legittimo rammarico per i punti lasciato per strada poco prima e dopo il lockdown, il secondo posto ad appena un punto dalla Juventus (che ha ovviamente staccato la spina dopo lo scudetto, e anche un po' prima) certifica gli enormi progressi fatti da questa squadra e l'eccessiva severità di alcuni opinionisti e tifosi nei confronti dell'allenatore nerazzurro, che numeri alla mano ha fatto un ottimo lavoro (stessi punti dell'Inter 2010, miglior difesa, secondo attacco, record di vittorie in trasferta e tanti punti recuperati alle altre squadre). L'allenatore salentino giustamente sperava di soverchiare subito il dominio bianconero, ma nel mentre ha costruito le basi per provarci già la prossima stagione. Ed è simbolico che questo secondo posto sia arrivato superando a domicilio la squadra più in forma del momento, l'Atalanta dei miracoli, un'autentica macchina da gol, ammutolita da una prestazione magnifica, di pura personalità, una delle migliori in questa stagione per qualità e consapevolezza. Anzi, forse la migliore.
Nella serata di Bergamo emerge ancora una volta la prestazione dello Spiderman da Caivano, al secolo Danilo D'Ambrosio, che ha già battezzato con gol entrambe le nuove maglie e si candida per indossarle con una certa frequenza la prossima stagione. Giocatore troppo sottovalutato dalla critica, che anche agli occhi di Conte, come molti tecnici che l'hanno preceduto, ricopre un ruolo fondamentale al punto da impiegarlo nella fattispecie anche da esterno destro largo, arma tattica per compattare la fascia presidiata da Gomez e Gosens.
In quest'ottica, Conte l'ha davvero preparata benissimo, rinunciando a Eriksen per piazzare il dinamico Barella dietro le punte (per questo tipo di gare mossa da tenere in considerazione anche per il futuro), con Gagliardini e Brozovic a fare da diga e partecipare alla costruzione di gioco, sempre verticale laddove possibile. Il tecnico ha sfruttato a proprio favore le qualità dell'Atalanta, partire dal basso e accettare l'uno contro uno, pressando alto e aggredendo il pallone nell'immediato anche con i due centrali ai lati di De Vrij. Ottimo anche il lavoro di Brozovic, che farà anche casino al pronto soccorso ma in campo è ordinato come un ragioniere pieno di fisime.
Parte ideale di questo meccanismo un Lautaro ispirato, bravo a legare i reparti e a guadagnarsi possessi e falli. Merito anche del lavoro sporco di un Lukaku non particolarmente ispirato, ma sempre prezioso con la sua fisicità e bravissimo con i suoi movimenti ad aprire spazi. Avesse trattato meglio il pallone, sarebbe stato eccellente. Tornando al Toro, inevitabile fare riferimento al mercato. Oggi che il Barcellona sembra avere altri problemi sa risolvere (come per esempio rintuzzare le voci sull'addio di Messi), è necessario che metta da parte ogni possibile velleità catalana per focalizzarsi totalmente sull'Inter e sul progetto tecnico che il club ha già avviato nei suoi confronti. In questo contesto, grazie anche alla fiducia dell'allenatore e alla compatibilità con i compagni, non può che crescere ulteriormente. I soldi significano molto, ma non sono tutto. La strada per diventare uno dei migliori al mondo è ancora lunga, il riconoscimento economico arriverà di pari passo.
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