Walter Zenga, presente come di consueto nel salotto di Pressing analizza la sconffitta della sua ex Inter contro la Lazio di Simone Inzaghi, spaziando sulle variabili della serata dell'Olimpico: "Che i dettagli abbiano fatto la differenza è evidente, il problema è che non stata un’Inter brillante come lo era in passato. Anche mercoledì scorso in Coppa Italia non ha entusiasmato tanto. La cosa positiva è che è a tre punti di distanza dalla Juventus, quindi non è cambiato assolutamente nulla. Non sono d’accordo con Antonio che l’Inter non è una grande squadra perché basta guardare quando entra Eriksen, la squadra cambia totalmente. Il campionato è sempre aperto, ci sarà tempo perché l’Inter possa ritornare. Questa è la seconda volta, sia col Napoli che con la Lazio, forse perché è in svantaggio, che con l’inserimento di Eriksen cambia modulo. Può anche darsi che questa possa essere una soluzione futura. Perché non è entrato prima? Non mi chiamo Antonio Conte".

Interrogato anche sulle scelte del tecnico nerazzurro, l'uomo ragno evita di dare giudizi leccese, tentando di interpretare le parole dell'allenatore in conferenza stampa post partita: "A parte che non mi permetterei di commentare una scelta di Antonio, perché lui sta lì e io qui, però credo che con la frase ‘non siamo una grande squadra’ lui si riferisca al fatto che finora ha vinto un solo scontro diretto, in casa con la Lazio. Anche in Champions ha perso con Dortumnd e Barcellona, quindi credo faccia riferimento ad una squadra che non ha ancora trovato continuità di risultati con le big".

La mancanza di Handanovic? "La sconfitta dell’Inter non nasce da un errore di Padelli, ci mancherebbe altro, è un portiere che non gioca da due anni e ci vuole rispetto. Però è anche vero che la presenza di Handanovic dà alla difesa una sicurezza e una serenità diversa. Da ex portiere dico che quello che manca ad un portiere che non gioca da tanto sono i tempi di gioco. Non solo quello che abbiamo visto col Milan, ma anche quello che abbiamo visto con la Lazio e il Napoli, sono state situazioni in cui è anche questione di postura, ma si tratta soprattutto dal fatto che non abbia giocato per due anni che determina una difficoltà di lettura da partie di un portiere che si ritrova a giocare delle partite determinanti".

Interrogato anche su Lautaro, aggiunge: "Se vogliamo parlare di aspettative, le pressioni sono altre se vuoi giocare all’Inter. Certe partite dovrebbero darti pressioni in più. Se vinci 4-2 un derby dovresti avere una motivazione in più. La pressione ben venga. Lautaro inceppato? Un giocatore non può essere condizionato al 15 febbraio. Nel primo tempo ha praticamente fatto il difensore. Non è stata la sua partita migliore ma il gol l’aveva comunque fatto, anche se in fuorigioco".

"Ad Antonio chiederei perché Young gioca subito mentre Eriksen no. Tutti e due sono arrivati insieme più o meno e Young è una sorpresa per come si è approcciato, che sembra ci abbia sempre giocato in Italia e all’Inter" chiosa l'ex portiere interista.

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Sezione: Copertina / Data: Lun 17 febbraio 2020 alle 08:55
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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