Premessa: non voglio parlare delle vicende di mercato che hanno portato Motta al PSG. Non voglio chiedermi se sia stato giusto o sbagliato cederlo, non voglio chiedermi se sia stato lui a volere il trasferimento e non so quanto abbia influito il mancato rinnovo. Probabilmente, considerando il contratto in scadenza nel 2013, era la cosa giusta da fare sia per l'Inter che Motta. Ma qui voglio solo ricordare i suoi anni all'Inter e le emozioni che ha fatto vivere a chi l'ha sempre sostenuto. Questo pezzo è per loro, non per chi rumoreggiava ogni volta che Thiago toccava il pallone. A voi.
Alla fine è partito. Proprio sul più bello, quando ormai i tifosi erano quasi sicuri che sarebbe rimasto. E invece Thiago è partito per Parigi, lasciandoci un po' di delusione. Fa ancora strano pensare che non sia più un giocatore dell'Inter. Fa ancora più strano, quasi dispiacere, vederlo con la maglia del PSG addosso. Ci ha fatto gioire ed emozionare, ora ci fa soffrire. L'amore è così, anche nel calcio. Tutte le storie belle finiscono, prima o poi, e quella di Thiago Motta all'Inter è stata una storia bellissima. Non semplice, non banale e irta di difficoltà, ma comunque bellissima. E non è stata di tutti: Thiago non era l'idolo delle folle, non era il giocatore più amato dell'Inter. La classe di Thiago era capita da pochi.
Non era un giocatore da grande pubblico, ma era amatissimo da una piccola cerchia di tifosi, che non avrebbero mai fatto a meno di lui. Innamorarsi di Thiago Motta era facile: bastava guardare i suoi modi gentili, la sua eleganza, i suoi tocchi magici al pallone. Ogni suo passaggio filtrante era un soffio al cuore. Per non parlare dei suoi colpi di testa coi tempi giusti, come quello vanificato dal guardalinee nel derby. Anche i suoi tiri da fuori ci hanno fatto godere: siluro nell'angolino contro il Bologna, magia al volo contro il Napoli e l'ultima gemma il rasoterra contro il Lecce. Un campione silenzioso che fa correre il pallone come pochi, ma che in molti accusavano di non correre o di essere troppo lento. Sono quelli che non hanno mai capito l'essenza di Thiago Motta. Il suo calcio era così: pochi tocchi, capacità di far respirare la squadra e gioco di prima. I tanti anni al Barcellona non si possono dimenticare.
Molti interisti si sono innamorati di Thiago ancora prima che arrivasse all'Inter. Era un Genoa-Juventus e Motta segnò una doppietta a Buffon. Come non innamorarsi di un giocatore che fa due gol così ai bianconeri? Dopo pochi mesi sbarcò a Milano, insieme al compagno Diego Milito. Nell'anno del triplete il Principe, giustamente, si è preso le copertine. Ma c'era anche Thiago, eccome se c'era. Il nuovo numero 8 si presentò ai tifosi in una notte di fine agosto. Una notte magica e indimenticabile per i tifosi nerazzurri: Milan-Inter 0-4. Thiagone apre le danze con un capolavoro: un tiro a giro di sinistro dopo un'azione che definire corale è poco. La stagione continua tra alti e bassi e con qualche infortunio. Poi si sblocca nel 2010, come per tutta l'Inter. Nel 4-2-3-1 disegnato da Mourinho per battere il Chelsea, Thiago riveste un ruolo fondamentale in coppia con Cambiasso: organizzare il gioco, spezzare le trame avversarie e ripartire.
A Londra contro il Chelsea gioca una partita pazzesca, salvando pure un gol sulla linea. L'Inter arriva in semifinale contro il suo Barcellona. All'andata ricordo ancora i fischi e gli insulti a Thiago nel primo tempo, in cui l'Inter ha sofferto prima di trovare il pareggio. Nella ripresa è stata un'apoteosi. Thiago sale in cattedra e dal suo pallone rubato in scivolata sulla trequarti nasce il gol di Milito. Thiago in quell'anno lì aveva un pregio: i gol nascevano quasi tutti da lui. In pochi se ne sono accorti, ma se riguardate le partite è sempre lui che passa la palla all'autore dell'assist. Al ritorno è la partita più difficile di Thiago in nerazzurro. Una manata al teatrante Busquets lo costringe a seguire la partita dagli spogliatoi, lasciando l'Inter in 10. Lucio lo disse qualche tempo dopo: se avessimo perso, tutti avrebbero dato la colpa a Thiago, quindi dovevamo assolutamente passare. E infatti hanno portato a casa la finale, che Thiago non ha potuto giocare. Non giocare la finale di Madrid è stato il suo più grande rimpianto all'Inter. Ma quella Champions è anche sua, su questo non ci sono dubbi.
E mi ricordo ancora la sua pazza esultanza in quel San Siro illuminato dalla luce dell'alba. Thiago a torso nudo con la parrucca nerazzurra in testa, felice e sollevato che la sua presunta manata non abbia inflluito. L'anno dopo il triplete è stato difficile come per tutta l'Inter e sotto la gestione Benitez Motta non ha quasi mai giocato per infortunio. Poi è arrivato Leonardo, il suo nuovo mentore, colui che ora l'ha portato sotto alla Tour Eiffel. Il rapporto tra Leo e Thiago è stato speciale ed è la chiave che gli ha aperto le porte del PSG. Con Leonardo, Thiago torna in campo e guida l'Inter in una rimonta incompiuta. Nuova stagione, nuovo allenatore. Motta perde Leo ma ritrova Gasperini, che aveva avuto al Genoa. Ma col tecnico di Grugliasco Thiago fa solo la preparazione, perchè si fa male con la nazionale a settembre. Quando rientra, c'è già Ranieri, che gli affida le chiavi del centrocampo. Il ritorno di Motta coincide con il risveglio dell'Inter dalla crisi. Con Thiago in campo 12 partite e 11 vittorie, con tanti gol e assist. Thago Motta diventa decisivo per l'Inter come forse non lo era mai stato. Perchè se nell'anno del triplete c'erano anche dei grandi Maicon, Cambiasso, Sneijder e Milito, quest'anno la situazione era molto più difficile e tutto (o quasi) era sulla spalle di Motta.
Ma Thiago si riscopre cardine fondamentale e perno del centrocampo dell'Inter. Detta i tempi, costruisce gioco e aiuta in fase difensiva: è la mente dell'Inter come fu la mente del Genoa di Gasp. A gennaio, d'improvviso, iniziano a imperversare le voci di mercato. I tifosi prima non ci credono, poi si preoccupano. Thiago sembra a un passo dal PSG, ma l'Inter dice no. Moratti e soprattutto Ranieri lo ritengono fondamentale. Thiago non si muove, tutti contenti. Almeno fino al 31 gennaio. Succede tutto in un giorno: Leonardo affonda, alza l'offerta e manda i suoi uomini a Parigi. Thiago lascia Appiano Gentile per l'ultima volta alle 12.35 del 31 gennaio. Io ho avuto la fortuna di essere lì e di fermarlo mentre usciva con l'auto dalla Pinetina. "Thiago resti?". "Ciao ciao" - mi dice con il sorriso. E' un saluto, prima di imbarcarsi sul primo volo per Parigi. Adieu, ora ti chiameranno Thiagomottà, ma per noi rimarrai sempre e solo Thiagone, il campione sensbile dal tocco elegante.
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