Tanto hype per niente, direbbe la classifica di Serie A se avesse voce in un talk show e potesse replicare a tutte le previsioni della vigilia di Inter-Napoli. A San Siro finisce 2-2 tra rammarichi e qualche veleno, sicuramente rabbia e nervosismo in una notte in cui a prendersi i riflettori sono gli illustri ex, non di certo unici protagonisti su un palcoscenico che fa facilmente switch di emozioni e alla fine manda Lautaro e compagni all’angolino dei giudizi e Conte ancora a -4. Tra le due squadre è quella di Chivu ad uscire dal Meazza con qualche rimpianto, preoccupazione, cruccio e quesito in più e se per la prima volta l'Inter ha evitato il ko in un big match, ottenendo un pari, non ha neppure ottenuto (ancora una volta) la vittoria. Un dato che non ha niente a che vedere con la contingenza e al contrario diventa sempre più sistematico, quasi strutturale, e che in ottica scudetto non può che apparire un deterrente che per ovvi motivi potrebbe portare al dazio. Consapevolezza che rovina la festosa aria di San Siro dove i quasi 73 mila nerazzurri hanno esultato due volte, ma altrettante hanno visto esultare i quasi 3 mila tifosi avversari dal terzo anello blu.
La bestia nera napoletana per l'Inter è ancora Scott Mc Tominay. Lo scozzese ha segnato ancora contro la compagine nerazzurra, vittima preferita del ventinovenne che per la prima volta è andato a segno per tre partite contro lo stesso avversario (il massimo ottenuto contro una squadra di Serie A), ma non solo: è sempre lui a far male ai milanesi che, dieci minuti dopo il gol di Federico Dimarco, sale in cattedra e stronca l'entusiasmo dell'Inter, entusiasmo nato da una diagonale da posizione defilata del 32 di Chivu che aveva beffato tutta la difesa del Napoli, Milinkovic Savic compreso, e anziché mettere in mezzo, aveva tirato e spedito all’angolino alla sinistra dell’estremo difensore partenopeo, facendo esplodere il Meazza. Gol che nasce in un avvio di gara in cui a far meglio per aggressività e lucidità è la squadra ospite. L'Inter va in vantaggio, ma il Napoli non resta a guardare e in un batter d'occhio è già quasi la mezz'ora di gioco, frazione di tempo trascorsa tra una amnistia e l'altra dell'arbitro Doveri che per ben due volte grazia i ragazzi di Conte che una volta su due sicuramente avrebbe meritato un giallo che non il fischietto di Roma non estrae. Dopo la firma di Dimash, l'Inter cresce col passare dei minuti, trascinando con sé la rabbia dei dirimpettai, nervosi e quasi in affanno. Almeno fino al gol del pari. Il numero 8 campano ruba il tempo ad Akanji e trova l’imbucata vincente su assist di Elmas che serve al centrocampista migliore del campionato il pallone propizio al pari proprio nel miglior momento degli avversari che nella loro gara fanno registrare una flessione di rendimento negli ultimissimi minuti del primo tempo, quando Akanji si prende un rischio altissimo. Al 30esimo intanto era arrivato il primo vero grande spauracchio per Antonio Conte e staff quando Mc Tominay sembrava avvertire un problemino al ginocchio, ma la paura è durata pochissimo: il numero 8 dei campioni d'Italia si è rialzato velocemente e ripartito nella sua corsa veloce contro i vicecampioni d’Europa che alla mezzora avevano subito più falli che tiri verso la porta. Qualche minuto dopo il pubblico del Mezza è stato costretto a sussultare due volte, con Lautaro prima e Zielinski subito dopo, sfortunato a colpire il gluteo del capitano sulla ribattuta, e dopo due giri d'orologio è ancora il Napoli a 'salvarsi': tentativo di Thuram stavolta, che si gira bene in elevazione ma non colpisce altrettanto un traversone di Barella che Milinkovic Savic spedisce sopra la traversa.
Nella ripresa il Napoli riparte con aggressività e veemenza e rischia di trovare il gol subito e due volte: la prima con Hojlund, la seconda con Di Lorenzo. Ma entrambe le volte i partenopei non prendono le misure e spediscono clamorosamente sul fondo sprecando un’occasione di raddoppio che, al contrario, trova l’Inter al 73esimo con Calhanoglu. Il turco torna a far pace con il dischetto sotto la Curva Nord e con la complicità del palo fa 2-1 in un match che sembra indirizzato e quasi correttamente. Fino a quel momento difatti la squadra di Chivu stava gestendo bene un pallino di gioco fruttuoso e senza subire troppi pericoli, all'interno di una gara divertente dal ritmo altissimo e agonia sapientemente dosata, specie da parte dei nerazzurri. Dosaggi che sono sfuggiti di mano ad Antonio Conte, andato in escandescenze dopo il rigore concesso all'Inter e finito a rimediare un rosso diretto per via di un "vergognatevi" urlato ad arbitro e quarto uomo che fa piovere sulla testa del tecnico leccese un imbarazzo che difficilmente passa con la goffa giustificazione fornita da Stellini nel post-gara. Ma l'episodio vale un rewind analitico e il pestone di Rrahmani sul neo-entrato Mkhitaryan innesca un check del VAR sfociato nel richiamo al monitor di Doveri che non può non assegnare la massima punizione. La furia di Conte per la decisione arbitrale non è contenibile né facilmente narrabile senza scadere nell'ironico, a voler essere gentili, e a provocare imbarazzo e forse - fedelmente alle parole di Conte - anche un po' di vergogna, sono le grandi e grosse polemiche edificate ad hoc. Spirito di compensazione dopo l'assurdo rigore dell'andata concesso a sfavore dell'Inter su un fallo mai esistito? Tutto lascia pensare di sì. E tutto potrebbe persino apparire lecito se il pestone di Rrahmani sul piede dell'armeno non fosse evidente a tutte le latitudini, tranne che, evidentemente, all'ombra del Vesuvio.
Diversamente che dal loro condottiero, gli azzurri in campo non perdono la testa e mantengono ben saldi i nervi e dopo meno di dieci minuti replicano ancora ai padroni di casa con un crossi di Politano che trova un salvifico Lang bravo ad arpionare il pallone prima che esca dal campo e a ributtare in area dove, ancora una volta l'arma più letale della compagine di Antonio Conte, quantomeno contro l'Inter, ovvero Scott Mc Tominay si fionda in mezzo e fa 2-2 che salva il Napoli ma scontenta tutti. Inter soprattutto che resta a soli +4 proprio dal Napoli e a +3 dal Milan e fallisce l'occasione della mini fuga, apre ad ulteriori riflessioni ma, tra un rammarico e l'altro, si può quantomeno permettere un accenno di sorriso che va però allenato per essere delineato...
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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