È un Massimo Moratti profondamente toccato quello che ricorda Sandro Mazzola, una delle figure simbolo della Grande Inter costruita dal padre Angelo. "Un giorno molto triste. L'avevo visto sei mesi fa e l'avevo trovato bene, pur sapendo che aveva dei momenti di down. Purtroppo di recente non siamo riusciti a salutarci", ha raccontato l'ex presidente nerazzurro alla Gazzetta dello Sport. Poi il ricordo si sposta immediatamente sulle emozioni regalate da Mazzola: "Ora provo una nostalgia infinita che rimarrà per le cose belle, le gioie che ci ha dato questo giocatore che ormai le nuove generazioni non conoscono ma che per noi è sempre presente per tutti i momenti meravigliosi che ha saputo regalarci".

"Unico nel dribbling e nell'esecuzione"

Moratti ha spiegato anche quale caratteristica del Mazzola calciatore lo affascinasse maggiormente. "Il dribbling e il tiro velocissimo. Spesso anche potente, ma era l'esecuzione a renderlo unico perché con quella leva rapidissima toglieva sempre il tempo dell'intervento al difensore". Un giocatore completo, capace di muoversi tra centrocampo e attacco: "Io me lo ricordo come mezza punta o quasi centravanti nell'Inter di papà. Poi con il tempo arretrò a centrocampo, era abilissimo anche lì. Un patrimonio del calcio". Moratti concorda inoltre con Roberto Boninsegna nel considerare gli ultimi metri il territorio ideale di Mazzola: "Dava il meglio negli ultimi trenta metri".

Il primo ricordo: "Herrera ebbe il coraggio di lanciarlo"

Riavvolgendo il nastro, l'ex presidente torna agli inizi della leggenda nerazzurra. "Mi ricordo che Sandrino venne fuori da un momento di crisi dell'Inter ed Herrera ebbe il coraggio di mettere questo ragazzino in prima squadra. Da quel momento cominciammo a vincere tutto". Moratti ne sottolinea soprattutto mentalità e carattere: "Era un esempio per la determinazione, la volontà, il coraggio. Non c'era sfida che lui non affrontasse convinto di vincerla".

"Quel gol a Budapest non lo dimenticherò mai"

Tra le tante immagini della carriera di Mazzola, ce n'è una che Moratti conserva più delle altre: il gol segnato al Vasas Budapest in Coppa dei Campioni l'8 dicembre 1966. "Dribblò due volte la difesa del Vasas, portiere compreso, come se avesse il pallone incollato al piede. Impareggiabile". Sul piano umano, Moratti lo descrive come un uomo lontano dalle pose: "Non era introverso, ma nemmeno un compagnone. Era molto professionale e semplice nel modo di fare. Non si dava arie".

Da Veleno Lorenzi alla carriera da dirigente

Nel racconto trova spazio anche il rapporto con Veleno Lorenzi, figura fondamentale dopo la prematura scomparsa di Valentino Mazzola "Fu Veleno Lorenzi che lo allevò per l'Inter portandolo a Milano e prendendolo sotto la propria ala protettrice. Fu fondamentale in tutti i primi passi nerazzurri di Mazzola". Il rapporto con l'Inter proseguì anche dopo il ritiro: "Sì, come dirigente. Con Pellegrini e poi con me. Era molto bravo e preciso anche come direttore sportivo e uomo mercato". Moratti ricorda anche la celebre immagine di Mazzola e Luisito Suarez accanto a Ronaldo nel giorno della presentazione del Fenomeno nel 1997: "Il destino ha voluto unire due fuoriclasse che ci hanno dato soddisfazioni enormi".

"Per l'Inter era tutto"

Alla domanda su cosa abbia rappresentato Mazzola per il club nerazzurro, Moratti non ha bisogno di molte parole. "La storia. Tutto. Per l'Inter resterà indimenticabile". E quando gli viene chiesto dove lo collocherebbe in una classifica dei protagonisti della Grande Inter, la risposta chiude idealmente il ricordo: "Classifiche non ne ho mai fatte né mai ne farò. Ma se le dico che era tutto...".

Sezione: Rassegna / Data: Dom 20 settembre 2026 alle 10:36
Autore: Ludovica Ferrante
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