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Quando l’Inter affronterà il Siviglia nella finale di Europa League di venerdì saranno passati esattamente 3744 giorni dall’ultima finale europea giocata dai nerazzurri. Era la notte di Madrid, si concluse con un trionfo: dieci anni dopo è cambiato tutto e, dopo un percorso tortuoso e arzigogolato, la Beneamata torna a giocarsi un trofeo di importanza capitale.

Perché vincere significherebbe affermarsi in panorama internazionale, valorizzare ancor di più il lavoro svolto dalla dirigenza e da mister Antonio Conte e, ultimo ma non meno importante, vorrebbe dire qualificarsi in prima fascia nella prossima Champions League.

Tuttavia non si può giudicare un’intera stagione dalla sua ultima gara: Conte ha condotto la squadra in mezzo alla tempesta e a lui prima di tutto vanno riconosciuti dei meriti enormi. Durante la campagna europea l’Inter è tornata a giocare ai livelli di inizio stagione, con maggiore consapevolezza e qualità. 

Merito della crescita dei singoli, tre su tutti: questa è la squadra di Romelu Lukaku, di cui Lautaro Martinez è il fuoriclasse e che ha come colonna portante Niccolò Barella. Attorno a loro si muove un ecosistema di leader come Samir Handanovic e Diego Godin, di campioni come Stefan de Vrij e Ashley Young e di giocatori che sembrano aver trovato il proprio posto come Roberto Gagliardini e Danilo D’Ambrosio, di cui ogni anno si dice che gioca la sua miglior stagione e che continua a stupire. 

Aver battuto tre realtà diverse come il Getafe, il Bayer Leverkusen e lo Shaktar Donetsk è sintomatico del progetto tecnico di Conte, capace di adattarsi magistralmente a tutte le situazioni arrivando a imporre il gioco e, progressivamente, ad annichilire gli avversari.

C’è altro modo per definire il roboante 5-0 di lunedì sera? Una gara attenta, consapevole, in cui i protagonisti hanno saputo attendere il loro momento per siglare una prestazione leggendaria. Non era mai successo che una semifinale di Europa League finisse con 5 gol di scarto. Ebbene, l’Inter di Antonio Conte è anche questo. 

Ci hanno insegnato che le finali non si giocano, si vincono. Le variabili possono essere tantissime, abbiamo provato ad analizzarle nell’ultimo episodio de 'L’Orologio', che potete ascoltare nel link disponibile in fondo all’articolo. 

Venerdì finisce una stagione estenuante, ricca di colpi di scena. Comunque vada, l’Inter sta tornando a frequentare i palcoscenici che le competono. Manca ancora una pagina e sapremo finalmente il finale di questo avvincente romanzo. 

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Sezione: L'Orologio / Data: Gio 20 agosto 2020 alle 15:40
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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