Piotr Zielinski in Italia ha vissuto in quattro città diverse: Udine, Empoli, Napoli e Milano, dove sta conducendo la sa carriera con l'Inter. Intervistato dal Corriere dello Sport, il centrocampista nerazzurro analizza la stagione in corso e non solo, sottolineando l'importanza che è ha per lui il capoluogo lombardo anche sul piano personale ("A Milano è nata mia figlia e quindi mi rimarrà sempre nel cuore", ammette)e ribadendo l'obiettivo scudetto: "Mancano 7 partite… Faremo di tutto per vincerlo. Siamo in ottime condizioni. Dopo la sosta, tra gli allenamenti e la gara contro la Roma, si è visto subito che qualcosa è cambiato. Sono tutti tornati con la giusta carica. E chi era reduce da una delusione con la sua nazionale, l’ha messa da parte".
È vero che vi siete parlati nello spogliatoio prima della Roma?
"Sono momenti sempre preziosi. Avevamo la necessità di confrontarci. Ci siamo detti che, per vincere davvero, avremmo dovuto cambiare la marcia e accelerare. Le delusioni in nazionale devono trasformarsi in carica supplementare per conquistare lo scudetto. Vincere è l'obiettivo che abbiamo in testa sin dall'inizio della stagione".
È stata l’ennesima dimostrazione di un gruppo solido, che in questi anni ha fatto la differenza. Lo ha percepito quando è arrivato?
"Sì, immediatamente. Sono stato accolto al meglio e non è stato difficile integrarsi. Vero che lo scorso anno ho avuto alcuni problemi, non con i miei compagni però. Veniamo da tante nazioni diverse, ma sembra di essere in una famiglia".
Oggi invece, Zielinski è uno dei protagonisti.
"Dopo una prima stagione in cui non avevo dimostrato il meglio di me, ho capito che avrei dovuto correggere qualcosa, sia sotto l’aspetto fisco sia sotto quello mentale. Ho cominciato io e poi ho trovato un nuovo staff che ha saputo valorizzare le mie qualità".
La differenza è nata anche in panchina, passando da Inzaghi a Chivu?
"In realtà, ho avuto un gran rapporto anche con Inzaghi. È stato tra quelli che mi hanno voluto qui. Mi dispiace non aver potuto dare il mio contributo. Ma è stata comunque una stagione fantastica. La finale di Champions è andata male, ma raggiungerla è qualcosa di unico. Su Chivu posso dire che per me è una persona speciale. Quando è arrivato, ero ancora infortunato: mi ha parlato, mi ha dato fiducia, facendomi capire di voler puntare su di me. Ho lavorato per recuperare il prima possibile. Lui conosceva le mie doti, ma voleva vederle in ogni allenamento. Sono contento che sia diventato l’allenatore dell’Inter".
Ha parlato anche di staff, è stato utile anche cambiare modalità di preparazione?
"Con Rapetti (responsabile della preparazione atletica, ndr) mi ero trovato benissimo anche all’Empoli, disputando un’annata importante. Mi conosceva già, quindi è stato certamente di aiuto".
E il ruolo? Adesso gioca senza problemi da regista come da mezz’ala.
"Era già capitato l’anno scorso, ma non ero convinto. Adesso, invece, ho messo da parte lamentele e fastidi. È stato fondamentale cambiare approccio mentale. Mi sono detto: “Ho i piedi, la tecnica, la visione di gioco, quindi non c'è niente che mi spaventi”. E così è stato. La posizione preferita, però, resta quella di mezz’ala".
Qual è, finora, il momento da ricordare della sua avventura interista?
"Direi il gol del 3-2 alla Juve. Una rete quasi allo scadere, contro un avversario del genere, nel derby d’Italia. Cosa c'è di più?".
Contro la Roma, è tornato Lautaro. Seppure si sia fermato di nuovo, qual è il suo peso in squadra e dentro lo spogliatoio?
"Enorme. È un leader, un esempio, una presenza fondamentale, oltre che un giocatore chiave. È un campione in campo ed è pure una persona speciale fuori. Subito dopo la sconfitta della Polonia con la Svezia, mi ha mandato un messaggio di incoraggiamento, per caricarmi in vista del rientro a Milano. Ha fatto lo stesso anche con gli azzurri. Queste sono le piccole grandi cose che poi ti cambiano la mentalità. A quel punto, vuoi dare tutto per lui, per la squadra, per la società".
Cosa vi siete detti con gli azzurri?
"Ci siamo raccontati qualcosa. Ma quelle della Polonia e dell’Italia sono state partite diverse. Avendo perso già al 90’, ho sperato che l’Italia ce la facesse ai supplementari o ai rigori. È andata male e quindi la delusione è stata doppia".
Bastoni ha ricevuto molte critiche per l’espulsione, che si sono aggiunte alle polemiche dopo la Juventus.
"L'ho visto deluso come tutti gli altri, ma pronto a reagire".
È esagerato quello che gli sta accadendo?
"Un’espulsione può sempre capitare. Si tratta pur sempre di una partita di calcio. Dell’episodio con la Juve non ho voglia nemmeno di parlare. Anche tanti campioni ed ex-difensori tra i più forti al mondo hanno ammesso di aver accentuato qualche situazione per trarne vantaggio. Davvero non capisco tutti quei fischi nei suoi confronti".
Tornando al campionato, dopo lo scontro diretto di lunedì, l'ultima rivale rimasta è il Napoli. È giusto che sia così?
"Napoli, ma anche Milan e la stessa Juve hanno grandi valori. Sono tutte squadre con tanti campioni ed elementi di qualità, oltre ad essere guidate da allenatori di eccellente livello, che hanno già dimostrato di saper vincere. Non si può mai stare tranquilli, anche se sei davanti".
Conquistare il titolo, proprio superando il Napoli, sarebbe come chiudere un cerchio per lei?
"Ma no. Per me non cambia nulla. Perché adesso gioco nell’Inter e mi interessa solo essere primo, a prescindere da chi ci sia alle spalle. Chi arriva secondo, terzo, quarto non cambia. Poi è chiaro che io voglia bene al Napoli. Sono stato lì 8 anni e auguro loro il meglio. Ma ora penso soltanto all’Inter".
Quindi, scudetto da prendere in queste ultime 7 giornate e poi? Cosa prevede Zielinski per la prossima stagione?
"Prima, dobbiamo vincere il campionato. Poi è chiaro che proveremo ad alzare l’asticella. La squadra c’è. Il resto lo conosce solo la società. Io, sicuramente, tornerò con una grande voglia, forte finalmente di una preparazione al top che nelle ultime due estati non ho potuto svolgere. Il sogno ovviamente è essere più competitivi in Europa, come era accaduto la stagione passata, quando abbiamo disputato partite pazzesche".
E perché quest’anno non è accaduto?
"In realtà non lo so. Voglio mettere in chiaro che non abbiamo sottovalutato il Bodø/Glimt. Tutti avevamo in mente le loro vittorie con Atletico e City. C’è stata la questione del campo in Norvegia, ma sicuramente avremmo potuto fare di più. Nel ritorno, a San Siro, eravamo convinti di rimontare e invece… Purtroppo fa parte del calcio. Un anno fa siamo arrivati a vincere quasi tutto e alla fine non abbiamo raccolto nulla. Lasciamoci alle spalle la delusione europea e pensiamo ai due trofei che possiamo e dobbiamo sollevare".
Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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