Minuto 67.15, la Fiorentina è in vantaggio per la rete segnata poco prima da Alex Jimenez e l'Inter attacca alla ricerca del pareggio immediato. Marcus Thuram entra in area, dribbla Viery che allarga la gamba destra e lo sgambetta. L'arbitro Maurizio Mariani, appostato benissimo, prima indica il dischetto del rigore poi ritrae rapidamente la mano facendo proseguire tra gli occhi increduli dei calciatori interisti (e di qualcuno viola che aveva visto bene l'episodio) con ampi gesti di negazione. Nicolò Barella va subito, nelle vesti di capitano, a chiedere spiegazioni che l'arbitro dà, senza tuttavia convincere il centrocampista dell'Inter che ascolta con una smorfia. Nel mentre, in TV, su DAZN, passano ben tre replay uno più chiaro dell'altro: è rigore, senza se e senza ma, lo stesso Viery ha lo sguardo di chi sa di averla fatta grossa.

Più di 30 secondi

Al minuto 67.53 viene fatto riprendere il gioco con la rimessa di Andy Diouf per Yann Bisseck. Ergo, nella sala VAR di Lissone hanno avuto più di 30 secondi per valutare attentamente ciò che era già chiaro in diretta, concetto rafforzato anche dai replay messi a disposizione del pubblico a casa, sicuramente meno di quelli cui possono attingere gli arbitri in sala VAR. In oltre 30 secondi, dunque, Michael Fabbri e il suo assistente Alberto Santoro si sono letteralmente voltati dall'altra parte evitando così di chiamare al video Mariani per mostrargli il proprio errore. Un'intera squadra arbitrale che in quel momento ha deciso di imboccare contromano in autostrada, mentre tutte le altre vetture viaggiavano nel senso corretto. Sia in diretta, sia nelle ore successive, non c'è una voce fuori dal coro che dia ragione a Mariani & Co., catalogando l'episodio come un grave errore.

Due valutazioni opposte

Nel post-partita Thuram ha scherzato su quanto accaduto, ripescando il rigore negato da Daniele Doveri 8 giorni prima a Bologna, con l'aggravante del cartellino giallo per simulazione. Il francese ha provato a spiegare il mancato intervento del direttore di gara con l'etichetta di simulatore che gli sarebbe stata appioppata e che condizionerebbe le decisioni arbitrali. Ma questa non può essere una giustificazione, se non a un livello scherzoso, più leggero. Mantenendo invece il discorso su un piano più serio, c'è evidentemente qualcosa che non va perché Mariani d'istinto aveva indicato il dischetto salvo poi cambiare immediatamente idea. Legittimo, però l'arbitro aveva visto bene prima di smentirsi come se qualcosa sul momento ne avesse influenzato la scelta. In un periodo storico in cui si cerca di limitare l'uso del VAR e lasciare la decisione di campo il più possibile, qui ci si trova di fronte a un direttore di gara che preferisce non decidere e affidarsi ai colleghi di Lissone, che però ne confermano l'errore. E se si pensa a quanto accaduto in pieno recupero, vale a dire la convinzione con cui Mariani assegna il rigore all'Inter per la trattenuta di Valdepenas su Thuram, senza la minima esitazione, l'evento del 68' risulta ancora più strano, perché l'arbitro era persino posizionato meglio.

Troppo facile da sbagliare

Sarebbe più semplice etichettare l'episodio del contatto Viery-Thuram come un grave errore, ma nel calcio moderno l'unico a godere di un minimo di margine d'errore è l'arbitro di campo, non chi può vedere chiaramente sugli schermi replay su replay. Per questo all'incertezza del direttore di gara della sezione di Aprilia doveva corrispondere il pronto intervento dei colleghi a Lissone. E anche qui bisognerebbe capire cosa li ha condizionati in una valutazione troppo facile da sbagliare. La domanda è a questo punto non lecita, ma necessaria: il VAR funziona ancora?

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 26 ottobre 2026 alle 14:19
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
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Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.