Soliti vecchi problemi: l’Inter rimanda ancora l’appuntamento con la vittoria nei big match, cade in casa anche contro il Liverpool, porta a casa la seconda sconfitta in Champions della stagione e ritorna sotto esame. La gara di ieri sera lascia riflessioni, interrogativi e qualche amara constatazione. La più allarmante è, appunto, la statistica che riguarda le 'partite importanti', gli appuntamenti da cartello, o per dirla in soldoni, le vittorie che contano e che non sono ancora arrivate. Un dato che non solo sembra segnare un continuum con la scorsa stagione, concludendo - nell'ultimo appuntamento a San Siro del 2025 - con coerenza un anno più amaro che dolce, pone l'accento su vari aspetti da attenzionare e apre interrogativi sulla necessità d'intervento. Sesto ko stagionale e ai già pesanti scivoloni registrati con Juventus, Napoli, Milan e Atletico Madrid si aggiunge quello casalingo con il Liverpool, secondo dopo il derby. Numeri che fanno pensare al di là degli episodi, non indifferenti, che vanno puntualizzati nell'analisi del confronto di ieri sera tra Inter e Reds che vede tre grandi protagonisti: la sfiga, l'arbitro tedesco, Zwayer e i soliti vecchi (gravi) problemi.
La prima si palesa già all'11esimo minuto quando Hakan Calhanoglu chiama il cambio dopo un fastidio muscolare che si rivela una contrattura all'adduttore destro. Sorte bissa il cameo venti minuti dopo, quando a replicare il richiamo alla panchina di Chivu è Francesco Acerbi: risentimento ai flessori della coscia destra per il centrale italiano. Tra i due è l'ex Lazio a destare più preoccupazioni in casa nerazzurra, dove si teme un lungo stop che si aggiunge alla lista dei problemi da fronteggiare con gli infortuni di Darmian e Dumfries su tutti. Oltre al danno pure la beffa. Non uno, ma ben due forfait a inizio gara che hanno costretto il tecnico romeno al doppio riadattamento e allo 'spreco' di due slot quindi al triplo cambio condizionato poi nel secondo tempo. Zielinski per Calha, Bisseck per Acerbi ma proprio un giro d'orologio dopo la bandiera bianca sventolata da Ace, gli inglesi passano in vantaggio con Konate, tiro che già in diretta sembra essere viziato da un tocco di braccio di Ekitiké che il VAR poi conferma dopo cinque di minuti di check. San Siro esulta come per un gol, gioia che non replicherà più nei minuti a venire. La squadra, rinfrancata dal verdetto del monitor, ritrova verve e offre il suo momento migliore della partita, e in un quarto d’ora crea almeno tre occasioni. Prima un sinistro di Bisseck, poi una punizione di Barella da far stropicciare gli occhi e un'incornata di Lautaro neutralizzato da Alisson che fotografano un'Inter viva dopo le iniziali difficoltà.
Nota a margine, ma non troppo, a proposito del tiro di Yann Bisseck al 38esimo del primo tempo, nella prima delle tre occasioni in cui la squadra di casa sfiora il vantaggio: il difensore tedesco va alla conclusione di sinistro trovando l'opposizione, dentro l'area di rigore degli inglesi, del capitano Van Dijk che sporca la traiettoria in corner con la mano destra. Intervento dell'olandese che Zwayer giudica non punibile con il calcio di rigore, seminando con la sua decisione tanti dubbi. Non punibilità che il fischietto tedesco non re-intercetta a parti inverse nel finale del match quando dopo il richiamo del VAR concede un rigorino, se così vogliamo definirlo, alla squadra di Slot che gli consegna di fatto i tre punti ma, cosa fondamentale, lascia parecchio interdetti non soltanto i diretti protagonisti. "No comment" è la risposta di Cristian Chivu persino al dichiarato disappunto di Palladino, in diretta da Bergamo, e ai colleghi delle TV dove ribadisce la linea di commentare "poco le decisioni arbitrali", quando spiega il suo parere sulla dinamica dicendo che "l'arbitro l'ha interpretata bene in campo quando non ha fischiato il rigore, poi il VAR quando interviene deve capire le dinamiche" ma non cerca alibi e al contrario pone l'attenzione sull'approccio con poca energia, fatica nel trovare la chiave per mettere in difficoltà gli avversari, mancanza di lucidità.
Elementi che, aggiunti poi al calo di energie del secondo tempo dovuto all'impossibilità di fare i cambi che ha costretto la squadra ad abbassarsi anche eccessivamente, hanno confezionato il sesto passo falso in stagione e un percorso continentale ora un po' più complicato: con Arsenal in casa e Borussia Dortmund in trasferta ancora da affrontare i 12 punti messi finora in cascina coi quattro successi antecedenti alla partita del Metropolitano non mettono ancora in sicurezza l'accesso diretto agli ottavi, il che equivale alla possibilità di scansare i play off e quindi a non dover affrontare due partite aggiuntive in un'annata - come da copione - già piena di impegni. "Dobbiamo fare meglio, ma siamo ancora lì. Quando si perde non è mai semplice. Ma le cose non sono drammatiche" ha detto Chivu in conferenza dove si è forse però parlato poco della mancata concretezza di una squadra che continua ad essere imprecisa e poco cattiva, a tratti persino poco convinta, nell'ultimo passaggio. Conclusioni imprecise che fanno registrare un numero più alto di tiri fuori che in porta, nervosismo e frenesia che costringono all'errore e ad ammonizioni che turbano e condizionano come quella di Lautaro già nel primo quarto d'ora di partita e di Mkhitaryan a inizio ripresa. E nella partita da quasi equilibrio perfetto durante la quale l'attore principale è la difesa di una e dall'altra compagine a mancare dal lato dei padroni di casa è proprio la capacità di riuscire a sbloccare il match quando c'è stata la possibilità di farlo: sprechi che in Europa, e contro squadre come il Liverpool, nei novanta minuti rischi di pagare e che ancora una volta i nerazzurri pagano. Ancora una volta nel finale a mo' di doccia ghiacciata. I cambi del secondo tempo di Chivu sono praticamente anonimi, diversamente da quelli di Slot che portano agli inglesi freschezza e pericolosità come attesta il tentativo di Bradley murato da Sommer otto minuti prima che lo svizzero si facesse superare da Szoboszlai dagli undici metri.
Lo svizzero intuisce ma non arriva sul tiro dell'ungherese e alla fine a sbloccarla sono gli ospiti che tornano a sorridere ritrovando una vittoria che di recente è mancata parecchio e si portano a 12 punti, al pari dell'Inter che ha parecchio amaro da digerire al termine di una notte che di bello lascia poco o nulla, esattamente come l'anno che saluta quantomeno a San Siro, dove ritornerà per il match di campionato il prossimo 4 gennaio contro il Bologna, avversario che prima dovrà affrontare... e magari battere in Supercoppa. Competizione che Chivu dovrà affrontare anche senza Calhanoglu e Acerbi oltre che senza Dumfries e con l'assoluta necessità di trovare la soluzione ad un problema che non è solo sfiga, né un danno dovuti ad errori arbitrali per quanto determinanti.
Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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