Dopo il Profeta Hernanes, nell'edizione odierna di "One to One", il format di Inter Channel, è il turno di Sylvinho, vice di Roberto Mancini, che si racconta a Roberto Scarpini. 


Come hai approcciato questo tuo nuovo incarico? Hai avuto una lunga carriera, ne hai di cose da insegnare... 

Ho fatto quindici anni il calciatore, ho tante storie da raccontare. Piano piano stiamo trasmettendo la mentalità giusta ai giocatori. Un vincente è chi lavora tutto il giorno, non chi si accontenta di una Coppa o due. Un vincente è chi tenta di migliorarsi ogni giorno e io voglio trasmettere questo ai ragazzi.

In campo ti fai sentire molto. E' questo il tuo modo di trasmettere esperienza?

Sì, io sono così. Ho lavorato in tante squadre in brasile, ora con Roberto è un viaggio incredibile. Se parla lui io sto zitto, ma quando lui mi dice di allenare o arbitrare le partitelle, inizio a parlare. Anche da calciatore ero così. Il calcio è molto veloce, i concetti tattici sono sfuggevoli, bisogna che qualcuno parli con i giocatori per orientarli. Questo è molto importante. Non ci sono tanti giocatori che parlano tanti, al Barcellona c'erano Xavi e Deco, in Italia ho incontrato Thuram. 

Com'è nato il tuo rapporto con Mancini? 

Abbiamo lavorato insieme sei mesi nel Manchester City, quando io mi sono trasferito lì da giocatore, ma non pensavo che potesse scegliermi. Ci siamo tenuti in contatto anche dopo che ho smesso di giocare con qualche email, quando mi ha chiamato per essere il suo vice ho aspettato la fine della Liga brasiliana, ho preso un aereo e sono arrivato.
 

Il quadro dirigenziale attorno alla squadra è composto interamente da ex giocatori: tu, Stankovic, Mancini e il vice Presidente Zanetti. Qual è il vostro rapporto? 

Io, Javier Zanetti e Stankovic siamo amici di Mancini, sì. Passiamo molto tempo insieme, ci troviamo bene.



Qual è la condizione della squadra? 

A Brunico abbiamo lavorato molto bene insieme, la condizione è buona. Lassù faceva un po' di caldo, qui abbiamo trovato un altro clima, è un po' più difficile, però stiamo affrontando partite importanti e questo è fondamentale. Bayern Monaco, Milan e Real Madrid sono avversarie forti. Non sappiamo ancora chi arriverà, però tutti i nostri lavorano con molto impegno.


Negli allenamenti, date molta importanza all'intensità. Quanto è importante allenare anche la mente e non solo i muscoli? 

Per essere performanti, bisogna essere veloci di gamba e di testa. Una solo delle due non basta. E' quello che dicevo prima: bisogna ragionare prima di giocare, ed è per questo che aumentiamo l'intensità di ogni allenamento. 

A Barcellona la fase difensiva è molto blanda, visto che eravate abituati a schiacciare l'avversario. Come vi siete abituati tu e Montoya? 

Sì, nel Barça c'è un'altra mentalità e un'altra qualità tecnica, però poi quando si perdeva la palla, si riusciva a recuperarla molto velocemente. Quando si ragiona sul calcio mondiale, è tutt'un'altra storia. Montoya non parla bene italiano, ma capisce tutto. Adesso dobbiamo riadattarci al tatticismo perfetto italiano, ma niente di complicato. 

I giocatori ti stimano molto... 

Io sono felice di questo, perché il mio lavoro non è solo parlare con i vari Kovacic, Kondogbia, Ranocchia. La parte importante del mio lavoro è parlare anche con chi è giovane o con chi non gioca spesso, è molto importante non farli demoralizzare. Penso di essere una sorta di fratello maggiore, il mister è il papà (ride, ndr). 

A fine anno dove vedi l'Inter? 

Vedo la squadra migliore, aspetto le ultime due, tre settimane di calcio mercato ma credo che possiamo fare qualcosa di buono. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 24 luglio 2015 alle 17:45 / Fonte: Inter Channel
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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