Poco dopo le 23.30 di ieri probabilmente qualche buontempone si sarà introdotto in Wikipedia e avrà aggiornato la voce ‘Partite spettacolari di calcio’, aggiungendo Inter-Bologna di Tim Cup del 15 gennaio 2013. Sfida di certo molto divertente, se valutata a mente fredda, ma il tifoso di parte non se l’è passata benissimo per tutti i 120 minuti di gioco. Magari lo stesso Stramaccioni non è completamente eccitato da questa prestazione, buona per lunghi tratti ma macchiata da un finale (dei 90) privo di concentrazione. Sul 2-0 bisognava metterla in ghiaccio, non consentire alla rabbia agonistica dei felsinei di sfociare in una sorprendente rimonta. Non sempre ci sono i supplementari per spuntarla. Onore al Bologna e a Pioli, davvero un bel gruppo (e il Napoli lo sa bene), ma la fase di crescita nerazzurra passa anche da una gestione migliore di certe situazioni. È andata bene (però perdiamo Cassano...), il caso è chiuso. Ma l’allenatore capitolino oggi rileggerà i suoi appunti con molta attenzione.

PARTITA DA OSCAR - In una serata come quella di ieri tutto può accadere. Non è la trama di un film, ma chi ha indossato i panni dello spettatore neutro una candidatura ai prossimi Oscar la proporrebbe. Se ci fosse una categoria dedicata, ovviamente. Eppure, al di là dei tanti contenuti offerti, c’è un dettaglio neanche troppo insignificante che potrebbe costare caro: il dispendio energetico, come se l’Inter fosse in classe G. Domenica sera a Roma non scenderanno in campo calciatori privi di tossine, una sfida infinita come questa te la trascini per giorni, forse solo Zanetti ha smaltito tutto nella notte. Ma chi si sorprende? L’augurio è che domani sera anche i giallorossi romanisti debbano sudare una quindicina di camicie nel confronto di Firenze, almeno ce la giocheremo alla pari.

A MISURA DI GUARO - A luglio aveva iniziato con un’idea tattica ben precisa, Andrea Stramaccioni, il 4-2-3-1. Non ha avuto gli esterni ed è passato al 4-3-3. Non ha raccolto risultati positivi e ha virato verso il 3-4-3, con variante nel 3-4-1-2 o 3-5-2. Ma alle tre punte, per indole, il mister non rinuncerebbe mai. Forse. Perché con un Guarin così non ci pensi neanche una volta ad affidartici ciecamente. E il colombiano significa 3-5-2 fisso, senza tridente, salvo situazioni particolarmente complicate. Da solo il Guaro riesce a trascinare la sua squadra anche in serate poco stimolanti come un quarto di finale di Tim Cup. Ha troppa voglia di spaccare il mondo dentro di sé, e per carattere e per i quattro mesi trascorsi ai box per riprendersi da un fastidioso problema muscolare. Gli arretrati li sta incassando oggi. Evviva Guarin, abbasso il tridente.

L’OLANDESE E IL CANONE RAI - Ostaggio di un ingaggio insostenibile, ostaggio fisicamente di sé stesso. Sneijder, nel giorno di Inter-Bologna, ha trascorso tutta la giornata murato tra le mura domestiche per evitare i giornalisti e la gente semplicemente incuriosita dall’evoluzione della sua carriera. Situazione quasi grottesca che però testimonia i tanti coni d’ombra che caratterizzano questa vicenda. Sabato scorso Wesley è stato allo stadio, chissà se ieri sera avrà visto in tv i suoi (ex?) compagni. In questi giorni lo Stato sta richiedendo il pagamento del canone Rai. Non è dato sapere se Sneijder abbia mandato qualcuno in posta per saldare il debito, la speranza è che sia comunque riuscito a trovare il tempo per guardare la partita, perché anche senza di lui è stata spettacolare sotto tutti i punti di vista. Magari avrebbe voluto parteciparvi invece di rimanere seduto nel suo appartamento. Magari…

IN BARBA AI QUATTRO PIRLA - Prima delle prodezze, delle occasioni, dei tiri in porta, dei falli o dei fischi arbitrali, Inter-Bologna aveva già un suo perché ben chiaro: la dedica, con ricordo annesso, ad Arpad Weisz, allenatore gentiluomo vittima della follia nazista e dell’epoca più buia dell’età moderna. Un’opportunità anche per mandare una risposta a quei quattro pirla, come meglio Moratti non poteva definire, che giorni fa hanno invogliato Boateng a lasciare il rettangolo di gioco a Busto Arsizio. Al diavolo il razzismo, dunque, nel nome di chi ha perso la vita, come centinaia di migliaia di persone, a causa di una vigliacca xenofobia. Se non si imparano certe lezioni, non ci si dovrebbe neanche permettere il lusso di dedicare del tempo al pallone.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 16 gennaio 2013 alle 07:33
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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