Bisogna riconoscerlo: quando Gianni Infantino e Giorgio Marchetti hanno definito l’abbinamento in quel di Nyon, probabilmente tutto il tifo nerazzurro avrà esposto il più splendente dei propri sorrisi. L’urna del playoff di Europa League, pur non essendo insidiosa come quella che, purtroppo per i partenopei, ha consegnato l’Athletic Bilbao al Napoli per il barrage di Champions League, qualche insidia la nascondeva: su tutte, quella russa del temibile e qualitativo Krasnodar, che invece darà vita ad un bel duello con la Real Sociedad; oppure il Grasshoppers, nobile un po’ decaduta, ma sempre da prendere con le molle, del calcio elvetico. E invece, evitate anche le incognite Midtjylland, Zorya Lugansk e Rijeka, ecco presentarsi la squadra più ‘misteriosa’ dell’intero lotto.
L’Inter si giocherà il passaggio alla fase a gironi di Europa League contro una formazione praticamente sconosciuta, lo Stjarnan, espressione della città di Gardabær, piccolo sobborgo a pochi chilometri dalla capitale Reykjavík. Una squadra partita dal primo turno preliminare e arrivata a giocarsi in maniera decisamente sorprendente la ribalta europea tenendo stretto il posto fino all’ultima mano del tavolo. Sì, il giudizio è stato unanime: l’Inter non dovrebbe avere alcun tipo di problema ad avere ragione di questa squadra di ragazzi provenienti dalla periferia del calcio, e che oltretutto ha una forte componente semi-professionistica, visto che molti elementi della rosa non sono calciatori a tutto tondo ma dividono la passione con altri impegni professionali. Insomma, il coro è stato unico: andrà tutto liscio.
Ma guai, e ribadiamo guai, a pensare che per Nemanja Vidic e compagni questa sarà soltanto una semplice gita alla scoperta della terra dei geyser, contro una squadra che la sua ribalta l’ha guadagnata grazie soprattutto alle particolari, e spettacolari, esultanze dopo un gol. Un po’ perché sottovalutare a priori un avversario, per quanto tecnicamente inferiore, è sempre l’errore che si finisce col pagare nella maniera più truculenta, se seguito da un calo di attenzione psicologica, e questo è un fattore universale. C’è poi da considerare che lo Stjarnan, volenti o nolenti, oltre ad avere già una buona parte di campionato nelle gambe, al di là della competitività della Úrvalsdeild, il massimo torneo locale, ha fatto un cammino europeo comunque di rispetto, riuscendo a sconfiggere al terzo turno preliminare un’avversaria non indifferente per certi livelli come il Lech Poznan, insomma non una squadra materasso. Il tecnico della ‘stella’ Rúnar Páll Sigmundsson, poi, ha già annunciato che contro l’Inter si affiderà alle stesse armi che gli hanno permesso di ottenere gli scalpi dei polacchi, del Motherwell e del Bangor City: tanta difesa, organizzazione e resistenza, e poi pronti a sfruttare l’occasione, quel sistema che l’anno scorso parecchie difficoltà creò al tecnico nerazzurro.
Ultimo aspetto da non sottovalutare, è l’ambiente: non si giocherà nello stadio locale, lo Stjörnuvöllur da appena 1000 posti, ma nell’impianto centro di gravità di tutta l’Islanda sportiva open, il Laugardalsvöllur di Reykjavík. In attesa di capire se sarà ufficializzato l'anticipo al 20 agosto per evitare il nodo della convivenza con la Nazionale di calcio femminile, a quanto pare scomoda soprattutto per la selezione (ebbene sì, in Islanda il calcio in rosa vanta un’altissima considerazione e lo stesso Stjarnan annovera una squadra femminile di alto livello), c’è da considerare che comunque l’ambiente sarà abbastanza caldo per una serata storica per l’intera nazione, che giustamente starà alle spalle dei blustellati.
Senza dimenticare poi un altro risvolto, quello storico. Riecheggiano ancora momenti neri che invitano a stare molto attenta l’Inter, che nella sua storia vanta scivoloni storicamente clamorosi contro formazioni considerate di livello inferiore e capaci invece di sgambetti teoricamente nemmeno immaginabili. Il ricordo più vivo e più bruciante porta, guarda caso, in Scandinavia, nello specifico in Svezia: lì dove l’Inter si giocò la qualificazione alla Champions con un’agghiacciante sconfitta per mano dell’Helsingborg, capace di trafiggere i nerazzurri con Mikael Hansson nella gara d’andata e di resistere al ritorno a San Siro con Alvaro Recoba che sbagliò un rigore al 90esimo consegnando di fatto la storica qualificazione agli svedesi. Che onorarono quel torneo con 5 punti nel girone del Bayern Monaco campione, mentre all’Inter si viveva l’inizio della fine dell’era Lippi culminata con lo sfogo post-sconfitta di Reggio Calabria, con un’avventura in Coppa Uefa chiusa poi malinconicamente contro una squadra, il Deportivo Alavés, sparita da tempo dalla geografia del calcio spagnolo che conta.
Con questo non si vuol dire di dover temere una squadra che comunque vada vivrà il suo momento di gloria e i cui giocatori racconteranno sicuramente l’evento ai nipoti nelle fredde sere artiche; ma che anche contro squadre potenzialmente inferiori bisogna sempre mantenere alta la concentrazione, come da imperativo di Walter Mazzarri. Se l’Inter si comporterà come deve, con l’atteggiamento giusto, allora non dovrebbe esserci alcun impiccio nella corsa alla fase a gironi. E, visto che comunque la squadra islandese sta già vivendo come una festa questo momento, allora può essere festa per tutti.
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