Ivan Cordoba, uno dei simboli dell'Inter con 455 gettoni, tra gli eroi del Triplete, è stato protagonista di un'intervista al Corriere della Sera in cui ovviamente ha affrontato varie tematiche nerazzurre. Tra queste, Cristian Chivu, suo ex compagno di squadra: "Chivu ha la semplicità, è un professore della semplicità. Lo faceva da calciatore e adesso da allenatore, rivedo la stessa dinamica. Quando era in campo agiva da terzino o centrale con la stessa naturalezza,, lo vedevi e ti tranquillizzavi. Ha trasmesso la stessa cosa da allenatore. Il calcio per chi l'ha vissuto ad alti livelli non è materia complicata. Grazie a lui i giocatori sono tornati a essere liberi di testa, a vedere il calcio in maniera semplice. Lo si percepisce anche dalla comunicazione adottata da Chivu: essenziale, diretta, chiara".

Questa Inter può aggredire la Champions?
"Sì, credo abbia uomini e maturità per tornare la terza volta in finale. Aggiungo: non 'può' provarci, ma 'deve' provarci, perché la mentalità del club è questa. Lo sa anche Chivu, che ha il vantaggio di aver già vissuto certe atmosfere ai tempi del Triplete. Poi la bravura sta nel comunicarlo ai giocatori e all'ambiente".

Cosa manca in questo inizio di stagione?
"L'Inter deve registrare qualcosa dietro, in difesa. Ma ci sono stai cambiamenti e fa parte del processo di crescita. Si pensi a Stones: la sua qualità non è in discussione, ma gli va concesso il tempo di capire la Serie A".

Cos'ha Lautaro che tutti i difensori non riescono a bloccare?
"Lautaro è furbo, è uno della strada è cresciuto giocando lì. Ha la malizia di uno che in un secondo sa ricalcolare la giocata. Non è una dote comune, guardate come si muove sulle palle sporche, sembrano fatte apposta per lui. Capisce prima degli altri, difensori compresi, dove finirà il pallone dopo un rimpallo, una respinta del portiere, un contrasto. Quando arrivi a prenderlo ti ha già fregato, sul tempo non lo batti mai".

Cos'ha il calcio italiano che non va?
"Ne parlavo all'EFC che è sempre un'occasione di grande confronto. Il  guaio oggi è che i grandi club non sono più in mano a proprietari tifosi. Ci sono i fondi che ragionano con i numeri. Moratti, Berlusconi, Agnelli, Sensi, ecco loro mettevano in campo le emozioni oltre ai numeri e le trasmettevano a quelli, calciatori compresi, che lavoravano con loro. Per dire: ragionando con i numeri, Ronaldo in Italia non l'avremmo mai visto. Per fortuna che all'Inter è rimasto almeno Zanetti...".

Sorpreso dall'addio di Ausilio?
"Un po'. Forse risponde alla logica di prima, priorità ai numeri rispetto agli obiettivi sportivi".

Nel suo futuro tornerà a esserci l'Inter?
"Mai dire mai...".

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 09 ottobre 2026 alle 10:06
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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