È una chiacchierata in salsa argentina quella organizzata su Instagram dall'Inter per celebrare il decennale della conquista della Champions League e del Triplete nerazzurro del 22 maggio 2010. In compagnia del Principe Diego Milito c'è infatti Javier Zanetti, ex capitano nerazzurro e primo in assoluto ad alzare la coppa dalle grandi orecchie sotto il cielo di Madrid.
"Qui va meglio, ci stiamo allenando da una settimana ma c’è sempre un po’ preoccupazione, anche se la situazione sta migliorando. Il campionato potrebbe ripartire a metà giugno, ma è ancora da decidere" esordisce il vice presidente dell’Inter, che poi domanda all’ex compagno cosa abbia provato ad arrivare all’Inter.
"La giornata di oggi è speciale per come è arrivata - dice poi, focalizzandosi sul Triplete e il 22 maggio - . Non è mai facile competere in tre competizioni, ma grazie al gruppo, al mister, alla società e ai tifosi siamo stati tutti allineati per raggiungere quello che abbiamo raggiunto. L’altra volta con Cambiasso ricordavo dell’asado… sono momenti che ti fanno star bene. Ricordo dopo gli allenamenti, finivamo alle 7 di sera e restavamo alla Pinetina. Io portavo la carne, Walter Samuel cucinava e Cambiasso disponeva tutto tatticamente. Tu invece mangiavi (ride, ndr), ci sono le foto. Qui da quando mi sono alzato ho acceso la tv e stanno facendo vedere le nostre partite: provo sempre una sensazione di felicità, un’emozione che mi porta sempre a Madrid - sottolinea Zanetti -. Ora sto bevendo il mate che ci ha accompagnato sempre in tutti i ritiri (sorride, ndr)".
Poi Milito mostra un santino di Santa Rita: "Quante preghiere abbiamo fatto a Santa Rita, anche prima della finale - precisa l'ex capitano nerazzurro -. Ricordo anche la nostra canzone prima di ogni partita: parlava di una moneta che si lanciava in aria, il significato è 'quando cade in terra sarà quel che sarà'. Era tutto scritto. La gente magari non si accorgeva in campo: quando tu a Madrid sei uscito a prendere gli applausi, nei minuti di recupero Julio prende la palla in mano, io guardo Walter e mi metto già a piangere, mentre lui non voleva mollare: era fatto così. Pensavo a tutto quello che stavamo facendo, ero molto emozionato".
Poi il discorso si sposta sulle semifinali contro il Barcellona: "È stata una spinta che non poteva non finire con la vittoria di Madrid, era l’ultimo step. Nell’albergo di Barcellona ricordo tuo padre: era venuto a salutarti, poi andava da Gabi (Gabriel Milito, il fratello di Diego, ndr): immagino le sensazioni dei tuo genitori, con due figli in semifinale di Champions".
"Il Triplete è stato importante per tutto il percorso - continua Pupi -. Ricordo la sera guardando Roma-Sampdoria (campionato, ndr) a casa tua, Agus era appena nata: impressionante. Aspettavamo il passo falso della Roma, alla fine è arrivato al momento giusto. Io sono positivo però quell’anno lì mi sentivo che poteva accadere qualcosa di importante. Ricordo che facendo avanti e indietro sul treno per Firenze dicevo a tutti ‘ragazzi dai, non molliamo’. E alla fine è arrivato lo Scudetto, anche meritatamente. Prima che calciatori eravamo grandi uomini, di grande rispetto l’uno per l’altro. C’era generosità e voglia di fare qualcosa di importante, dentro ognuno di noi. Ricordi quando siamo usciti dal tunnel del Bernabeu, la coreografia dei tifosi? Avevo la pelle d’oca. E ricordo quando siamo atterrati a Malpensa e ci hanno detto che San Siro era strapieno e che i tifosi ci stavano aspettando, ma anche il ritorno da Barcellona e i canti in mezzo a tutti i tifosi ‘ce ne andiamo a Madrid’. L’ultimo mese abbiamo avuto solo partite da dentro o fuori: eravamo una squadra guidata da un grande condottiero come Mourinho che ci ha dato la giusta convinzione per fare il grande salto. Anche dopo Catania il gruppo ha dato risposte, come sempre nelle difficoltà. José trasmetteva tranquillità nel momento giusto, anche quando fuori c’era tanta tensione che nessuno avvertiva. Era convinto, lui lo sapeva. Capita sempre il momento in cui la squadra abbassa la tensione, ma lui era sempre lì a caricarci. Era molto intelligente, sapeva in che momento toccare dei tasti per farci dare delle risposte. L’emozione è sempre tanta, ragazzi. La giornata di oggi è la giornata degli interisti e la condividiamo con i tifosi a prescindere dal momento, perché il tifoso interista ci sarà sempre. Il presidente Moratti è una persona che è stata più di un presidente per la sua passione, perché la sua famiglia è nata interista e ci ha trasmesso senso di appartenenza. Ho in mente un momento: dopo la premiazione io facevo un’intervista e vedevo le immagini del Duomo. Avrei voluto prendere un aereo e abbracciare i tifosi uno per uno. Sono passati 10 anni e abbiamo fatto la storia, sono felice di aver scritto una pagina importante per la nostra società".
"Ora stiamo lavorando per cercare di tornare a vincere, non è semplice costruire una squadra con gente che sia prima uomo e poi giocatore. Anche noi litigavamo, ma sempre in maniera costruttiva. L’importante è il gruppo, non il singolo. E quando è così è impossibile che le cose non riescano" aggiunge ancora Zanetti.
In chiusura, un saluto e un messaggio per Gigi Simoni: "Bene bomber, ci vediamo tra poco nella chat del Triplete e speriamo di vederci presto. Approfitto per parlare di Gigi Simoni, è scomparso oggi e l’ho avuto come allenatore: mando un grandissimo abbraccio e le mie condoglianze alla sua famiglia".
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