L'intervista di Wesley Sneijder fa scendere il sipario sul 'Festival dello Sport' di Trento edizione 2026. Al Teatro Sociale, l'ex centrocampista dell'Inter risponde alle domande di Filippo Conticello, giornalista della Gazzetta dello Sport, che lo introduce tra gli applausi dei presenti. 

Ti piace il soprannome 'genio'?
"Certo che mi piace". 

Hai realizzato tutti i suoi desideri?
"Quando ero piccolo avevo certamente dei sogni. Poi, da grande, mi sono posto degli obiettivi che ho sempre voluto superare".

La scuola Ajax e i compagni Ibrahimovic, Van der Meyde e Chivu.
"Zlatan arrivò dalla Svezia, Chivu era molto giovane quando si unì alla squadra". 

Pensavi di poter fare la carriera che hai fatto?
"Volevo vincere il campionato e arrivare a giocare in Coppa del Mondo, sapevo che la strada fosse lunga". 

Messaggio di Chivu: "Ciao Welly! In pochi secondi, davanti ad una videocamera, non è mai semplice raccontare la mia stima, l'ammirazione che ho nei tuoi confronti e l'affetto che ho da sempre per te. Ti voglio ringraziare per quello che sei stato dal punto di vista umano. Ti ringrazio per la leggerezza e per la tua serietà nei momenti clou che abbiamo affrontato. Mi hai dato tanto, non vedo l'ora di riabbracciarti. Ti auguro una bella intervista e spero di vederti presto". 
"Bello eh, ora che è l'allenatore dell'Inter non mi risponde più (ride, ndr). Lo dico sempre: è un leader. E' incredibile ciò che sta facendo all'Inter, anche perché è arrivato in un momento delicato per il club. Ha sistemato tutto, merita un applauso da parte di tutti". 

Come era come compagno di stanza"
"Avevamo un rapporto rilassato. Mi ricordo ancora che Mourinho ci dava i compiti da fare per il giorno dopo". 

Ancora su Chivu.
"Chivu ha una sua idea come allenatore, gli auguro di raggiungere tanti obiettivi". 

Chivu è lo stesso ragazzo che hai conosciuto ad Amsterdam?
"E' un po' invecchiato, ma nel cuore è sempre lui".

Il Real Madrid è un rimpianto?
"Sono stato nel migliore club del mondo, c'era una grande pressione da parte dei giornalisti e dei tifosi. Avevo cominciato anche bene, abbiamo vinto il campionato. Ma lì non è mai abbastanza perché non avevamo fatto bene in Champions. In quel periodo c'è stato anche il divorzio".

Poi ti chiama Mourinho. E' vero che il tuo numero gliel'ha dato Chivu?
"Mi chiamò per convincermi che ero la parte mancante del puzzle per fare una squadra da Champions. Dopo 2-3 telefonato ho pensato che questo tizio fosse pazzo. Mi stava dicendo che io ero il numero 10 mancante, che mi stava aspettando e che alla fine della stagione avremmo vinto la Champions League. In quel momento ho iniziato a pensarci. Ho sentito anche che Zlatan ha dato il mio numero perché mi voleva alle sue spalle come numero 10. Purtroppo, o per fortuna, è andato al Barcellona". 

Messaggio di Materazzi: "il ricordo più nitido è il 4-0 al Milan".
"Materazzi è eccezionale, giocava poco ma era fondamentale in allenamento".

Il tuo ruolo nello spogliatoio nerazzurro.
"Capitava che uscissimo a divertirci. Zanetti beveva sempre l'acqua, dopo la Champions si è 'ubriacato' con la Coca-Cola".

Messaggio di Zanetti: "E' stato un onore e un privilegio giocare con te. Abbiamo vissuto dei momenti indimenticabili, per me sarai sempre un fratello. Quella squadra lì sarà sempre una famiglia. Sai che ti voglio bene, forza Inter".
"Anche io gli voglio bene. Per me era già una leggenda quando sono arrivato all'Inter. In allenamento era un esempio, è vera la frase 'c'è solo un capitano'.

La finale di Madrid: c'è un aneddoto mai raccontato? Sapevi che Mourinho se ne sarebbe andato?
"Eravamo convinti che avremmo vinto. L'atmosfera era strana, ma ho detto ai miei compagni che dovevamo portare a casa la Coppa. Non pensavo sarebbe stata l'ultima di Mourinho".

Cosa rende Mourinho diverso dagli altri?
"Ero triste quando ho visto la serie a lui dedicata su Netflix perché prima solo noi conoscevamo i suoi segreti, ora li conosce tutto il mondo. E' davvero lo Special One, protegge sempre i suoi giocatori. Una volta Maicon fu espulso per due giornate e anziché rimproverarlo gli disse di prendersi una pausa per andare in Brasile dalla sua famiglia". 

E' ancora Special o ha perso il tocco magico?
"E' ancora speciale altrimenti il Real Madrid non lo avrebbe richiamato. Lì c'è molta pressione, quindi diventa sempre più difficile vincere. Io gli ho augurato fortuna e successo".

Il 2010 per te è un anno magico, ripensi ancora alla classifica del Pallone d'Oro?
"Non me ne frega nulla del Pallone d'Oro, lo ripeto per l'ennesima volta. Io sono stato contento di aver vinto la Champions con l'Inter. Davvero non mi importa, è la prima volta che vedo la classifica".

Va via Mourinho, con quale suo successore ti sei trovato meglio?
"Quanti minuti ho? Si era rotto qualcosa dopo il suo addio, Eto'o parlò con Benitez e dopo quel colloquio mi disse che c'era qualcosa che non funzionava. Io stesso dissi che Benitez non avrebbe finito la stagione, e così è andata".

Quanto ci sei rimasto male per l'addio all'Inter?
"Sono andato via perché il club aveva problemi finanziari. Mi hanno dimezzato lo stipendio senza dirmelo, avremmo potuto trovare una soluzione alternativa. E' venuta a mancare la fiducia e ho detto ai miei compagni che me ne sarei andato via".

Vai al Galatasaray e quando incroci la Juve segni il gol che la manda in Europa League.
"E' stata una gioia doppia, certamente". 

La vita dopo il calcio.
"Normalmente è facile trovare qualcosa da fare dopo il calcio, però dopo il mio ritiro si sono ammalati i miei genitori, che successivamente sono venuti a mancare. Per tre anni e mezzo mi sono dedicato completamente alla mia famiglia; in questo periodo, non ho più fatto movimento e sono ingrassato. La mia immagine dopo il calcio è questa, ora sto cercando di riprendermi. Il peso forse scenderà, la mia famiglia invece non tornerà più". 

Oggi sei una persona felice?
"Molto felice". 

Sezione: Focus / Data: Dom 04 ottobre 2026 alle 19:50
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.