Oggi, 10 ottobre 2026, inizia un nuovo campionato. Sono passate tre settimane esatte dall'ultima partita dell'Inter, che comunque, in questa maxi-sosta, non ha dimenticato come è arrivata in cima alla classifica: vincendo le prime quattro e pareggiando con la Roma, spesso in rimonta, un marchio di fabbrica che per ora va bene così visti i risultati. All'appuntamento con la ripresa della Serie A, i campioni d'Italia trovano il primo Parma di Alberto Gilardino che, curiosamente, nella sua ultima visita a San Siro, quando allenava il Pisa, uscì con le ossa rotte dopo essere passato in vantaggio 2-0. Un prologo di quello che è successo ai nerazzurri nel mese di settembre. Ma oggi è un'altra storia: il mese è cambiato, l'Inter che scende in campo è un mix equilibrato tra reduci dalle nazionali e giocatori rimasti alla Pinetina con Cristian Chivu. Che, a proposito di ritorni, incontra la squadra che gli ha permesso di fare il salto nel passato nella Milano nerazzura. Che oggi, con giustificato ritardo, celebra con la coreografia del Secondo Anello Verde il centenario del 'Giuseppe Meazza'. 

Andando in campo, l'inizio è tutto dei padroni di casa che ci impiegano appena 3' per creare il primo pericolo: Andy Diouf, dopo l'esperimento da terzino con la Francia, torna a fare il quinto infiammando la fascia destra. Da una sua iniziativa nasce il tiro di Federico Dimarco ben domato da Edoardo Corvi. Di là, i ducali rispondono con la conclusione di El Bilal Toure da lontano che obbliga Josep Martinez alla parata in tuffo. Poco dopo, è sempre l'ex Atalanta a puntare dritto per dritto la difesa prima di esplodere il destro che soffia non di molto sopra l'incrocio dei pali. La partita è godibile, e non solo perché siamo in astinenza da partite di club. Si viaggia da una parte all'altra, sul filo dell'equilibrio, che si spezza per una distruzione dal basso del Parma: Mandela Keita viene messo in croce da un pallone non proprio comodo del suo portiere e finisce per perderlo in favore di Petar Sucic che ha l'assist più prezioso per scacciare via le polemiche e trasformare un facile rigore in movimento. Un rigore col pallone fermo l'Inter lo conquista appena dopp, assegnato in seguito a revisione al VAR di Kevin Bonacina: step on foot di Diego Carlos ai danni di Francesco PIo Esposito. Non ci sono dubbi neanche per le nuove linee guida del designatore Daniele Orsato. Penalty netto, e successiva realizzazione del quasi infallibile Hakan Calhanoglu. Due a zero, ma per l'Inter questa volta, che rovescia la storia recente e si fa lepre anziché cacciatrice. Il problema ora è del Parma che rischia di imbarcare ulteriore acqua sull'affondo di Dimarco: Corvi si salva respingendo con la faccia. A dirla tutta, gli ospiti avrebbero anche il pallone per accorciare le distanza, ma El Bilal Touré, ancora lui, cicca il colpo di testa dall'interno dell'area di rigore. Il resto lo fa Bisseck. La mini-reazione, se così vogliamo chiamarla, ha una controindicazione: in una situazione tattica simile, il Parma è troppo spregiudicato. E infatti paga il conto andando sotto di tre reti: basta un passaggio in verticale di Mkhitaryan per lanciare la fuga di Thuram, bravo poi a incrociare sul secondo palo non lasciando scampo a Corvi. Con i titoli di coda che scorrono in netto anticipo sul programma, Giovanni Fabbian in insinua nell'area interista e manca il gol dell'ex calciando malamente in direzione primo anello verde. 

SECONDO TEMPO -
La ripresa, come il primo tempo, inizia con una chance da gol per l'Inter: Francesco Pio Esposito va vicino al sigillo personale calciando in mezzo a una selva di gambe. Corvi ritrova la palla davanti a sé e, per una volta, non deve raccoglierla alle sue spalle. Il Parma risponde con la sortita offensiva di Mariano Troilo, il cui colpo di testa da buona posizione termina alto senza dare pensieri a Martinez. I contenuti della partita scemano quasi verso il disinteresse, allora ci pensa Chivu, poco dopo l'ora di gioco, ad aggiungere qualche spunto dalla panchina: dentro contemporaneamente Lautaro, Stankovic e Bonny per Esposito, Calhanoglu e Thuram. Gilardino risponde mandando in campo Bernabé e Lontani. Dopo la girandola di cambi, è il figlio di Deki che prova a salire in cattedra con un tiro da distanza proibitiva anche per uno con il suo DNA. E' al limite dell'impossibile anche la rovesciata con la quale Mkhitaryan tenta di mettersi a referto. Evitato il 4-0, il Parma si affaccia in attacco dopo un recupero palla di Troilo, che scippa Sucic, e manda al tiro Romero. Alto. Sul ribaltamento di fronte, Spence - entrato con Luis Henrique - sgasa per la prima volta con la maglia nerazzurra infiammando i tifosi. Un recupero difensivo del Parma gli toglie l'assist praticamente certo con Bonny pronto ad approfittarne. I minuti verso il triplice fischio sono un tiro al bersaglio dell'Inter alla ricerca del poker. Sul tavolo verde, Lautaro non riesce a calare l'asso strozzando prima da posizione invitante e poi alzando troppo la mira sull'idea di Spence. Mentre il quarto uomo mostra il tabellone con i 2' di recupero, sempre il Toro cerca di sorprendere Corvi con un tiro da centrocampo. Nulla da fare, si rimane sul 3-0. L'Inter ricomincia da tre. 

Sezione: Focus / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 19:52 / Fonte: dall'inviato a San Siro
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.