Luigi Di Biagio ha vestito la maglia nerazzurra per quattro stagioni. Arrivato a Milano nell'annata 1999-2000, l'ex centrocampista romano diventa ben presto una pedina fondamentale dell'Inter, soprattutto con il tecnico Hector Cuper durante le stagioni 2001-2002 e 2002-2003. Reduce dall'esperienza alla Roma, Di Biagio entrò fin da subito nel cuore dei tifosi, diventando un vero e proprio 'idolo' grazie anche alle 163 presenze con la maglia nerazzurra, impreziosite da ben 18 reti tra Campionato, Champions League, Coppa Uefa e Coppa Italia. Purtroppo, a nulla valse la sua rete nell'ormai tristemente famosa gara del 5 maggio 2002, partita che coincise con la sconfitta nella volata finale per lo scudetto contro la Juventus di Marcello Lippi. Di Biagio, durante la sua quarta ed ultima stagione a Milano, raggiunse anche una semifinale di Champions League, con il doppio confronto contro il Milan che vide i rossoneri vincitori grazie a due pareggi.
FcInterNews.it ha intervistato in esclusiva l'attuale Commissario Tecnico della Nazionale italiana Under-21, per affrontare varie tematiche di casa Inter, parlando in particolare del suo trascorso all'ombra della Madonnina e dei giovani più interessanti che sono cresciuti nel settore giovanile nerazzurro.
Il settore giovanile dell'Inter, in questi anni, ha sempre avuto grandi successi, lanciando giovani talenti dalle indiscusse qualità. Secondo lei, qual è il segreto di questi grandi traguardi?
"Sicuramente una grande programazione del lavoro, perché quando si arriva a determinati risultati vuol dire che c'è una progettualità alla base. Quindi voglio fare i complimenti a tutta la società, che ha permesso ai giovani di crescere in una determinata maniera e i talenti che sono arrivati in prima squadra testimoniano che l'Inter in questi anni è stata e continuerà ad essere un prototipo del settore giovanile".
Parlando di singoli, può darci un suo giudizio su Francesco Bardi? A Livorno il giovane portiere sta mostrando tutte le proprie qualità.
"Francesco è una certezza assoluta. E' già 2-3 anni che si confronta con il calcio dei 'grandi' e lo sta facendo in maniera ottimale. Cresce, migliora, è un ragazzo equilibrato ed intelligente. Non scopro certo l'acqua calda dicendo queste cose, è il vero fiore all'occhiello per quanto riguarda i giovani di scuola Inter, perché sta dimostrando di poter giocare ad alti livelli anche in Serie A. Probabilmente, nel corso dei prossimi anni farà parte della rosa nerazzurra".
Quindi, a parer suo, può essere già pronto per raccogliere l'eredità di Samir Handanovic, a partire dalla prossima stagione?
"Per il suo equilibrio, per la sua costanza, per la voglia che ci mette e per la cultura del lavoro che possiede dico di sì. E' un grande giocatore ed è già un uomo".
Per quanto riguarda anche gli altri giovani, quali sente di segnalarci e di sottolinearne la crescita?
"Ne sono usciti talmente tanti che faccio anche fatica a ricordarli tutti. Ad oggi, i primi che mi vengono in mente sono Crisetig, Biraghi e Bianchetti, tre giocatori che presto si affermeranno in Serie A, anche se Cristiano sta già avendo molto spazio a Catania. Per Lorenzo e Matteo, invece, penso che sia solo questione di tempo e arriveranno anche loro nella massima Serie. Potrei citare anche Longo, si sta affermando in diverse società e gli manca solo un minutaggio maggiore e una certa continuità di impiego. Ora è andato di nuovo in Spagna, spero che possa andare tutto bene. Non dimentico anche Donati, che è uscito molto bene e sta dimostrando il suo valore, lui è il vero sinonimo del fatto che con il lavoro e il sacrificio si può arrivare da qualsiasi parte. Senza parlare, poi, di Destro, anche se non è più dell'Inter. Anche Benassi sta facendo benissimo, senza tralasciare Luca Caldirola. Sicuramente l'Inter ha uno dei settori giovanili più prolifici".
Secondo lei, Bardi a parte, tra i giovani nerazzurri quale potrebbe essere pronto per la prima squadra di Mazzarri fin da subito?
"Matteo - Bianchetti, ndr - senza dubbio. Lui potrà tornare veramente utile all'Inter".
Capitolo settore giovanile chiuso, apriamo ora quello relativo al suo passato da giocatore nerazzurro. Purtroppo, non posso non chiederle nulla sulla 'maledetta' partita del 5 maggio: cosa non ha funzionato in quella partita?
"Purtroppo quella è una data che difficilmente dimenticheremo, ho ancora degli incubi riguardo quella partita. La colpa è solo la nostra, ma parlo solo di questi 90', poi potremmo parlare di tutto e di più. Non abbiamo giustificazioni, dovevamo chiuderla senza disucssioni, andando sul doppio vantaggio e riuscendo, in tal modo, a non farli entrare neanche in partita. Il problema principale, giunti a quel punto, è stata la stanchezza. Siamo arrivati stanchi a quell'appuntamento, è stata un'annata molto dispendiosa perché giocavano sempre gli stessi. Purtroppo, ripeto, siamo arrivati senza 'benzina', ma non è una giustificazione".
E' quella la partita, tra le tanti giocate nella sua carriera, che rigiocherebbe subito?
"Senza ombra di dubbio. Vorrei tanto rigiocarla perchè uno scudetto con l'Inter sarebbe stato qualcosa di unico, mi manca veramente tanto e poi sarebbero cambiate tante cose, anche la mia carriera. Invece dopo quella sconfitta qualcosa si è interrotto, non solo per me. E' stato veramente un peccato".
Quattro stagioni in nerazzurro. Come sono stati questi anni?
"Fantastici. Giocare all'Inter è stata una delle cose più belle che mi siano mai capitate. Eravamo un gruppo in costruzione e per una serie di coincidenze non siamo riusciti a vincere. Questi anni, comunque, sono serviti perché abbiamo gettato le basi per le vittorie che sono arrivate con Mancini prima e Mourinho poi. Abbiamo partecipato anche noi a questi grandi traguardi. Io conservo un grandissimo ricordo della mia esperienza a Milano, mi sono trovato bene con tutti, partendo dalla società fino ad arrivare a tutto l'ambiente in generale, soprattutto con i tifosi. Parlare di Inter, per me, è sempre bello".
I tre giocatori più forti con i quali ha giocato all'Inter?
"Ronaldo, senza dubbio. Ronie è in assoluto il giocatore più forte con il quale ho giocato, ma lui è stato il più forte di tutti, non solamente all'Inter. Un gradino sotto ci metterei Roberto Baggio e a seguire Christian Vieri".
Non entro nel merito del momento tecnico attuale della squadra, ma vorrei chiederle un commento sul passaggio di proprietà. Da esterno, come ha visto questo 'passo' molto importante per l'Inter?
"Non posso sapere se questo passaggio sia stato necessario o meno, ma conoscendo Moratti sono certo che abbia agito per il bene di tutti, essendo una persona tanto intelligente quanto responsabile. Il passaggio è stato turbolento, ma per il semplice fatto che non stanno arrivando i risultati. I giocatori ne stanno risentendo, ma non per il cambio di proprietà, ma appunto per i risultati. I ragazzi devono 'tenere botta' e il mister darà il proprio contribuito, è un allenatore 'navigato' e quindi sono sicuro che arriveranno tempi migliori. Bisogna avere pazienza, considerando che si è in un momento di transizione, con molti giocatori nuovi".
Hernanes è l'acquisto giusto per il centrocampo nerazzurro?
"Questo non posso dirlo, ma è sicuramente un grande acquisto. Prima parlavamo del progetto e questa è la cosa più importante. Bisogna fare un discorso in ottica futura, anche se Hernanes è sicuramente un tassello che darà molto alla squadra".
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