Scrivere un editoriale dopo questa domenica e dopo quanto accaduto nelle ultime ore è davvero complicato. Proviamoci, insieme. Partitamo dalla notizia più importante di tutte. L'Inter può laurearsi Campione d'Italia domenica. Ci sono diverse combinazioni. La prima, considerando le tempistiche, è forse quella meno romantica. L'Inter può infatti diventare Campione d'Italia senza scendere in campo. Come? Se il Napoli perde a Como (sabato 2 maggio alle 18) e il Milan non vince contro il Sassuolo (domenica 3 maggio alle 15).
Se il Napoli pareggia o vince contro il Como, l'Inte invece deve scendere in campo e prendersi lo scudetto davanti al suo pubblico. L'appuntamento è fissato a domenica 3 maggio alle 20.45 contro il Parma. Se il Napoli pareggia a Como, all'Inter potrebbe bastare anche un pareggio (indipendentemente dal risultato del Milan). Se il Napoli vince a Como, l'Inter deve fare bottino pieno contro il Parma per festeggiare il 21esimo scudetto in campo come accadde per la seconda stella. Questa volta a casa nostra e "non in faccia a loro". Resta comunque l'opzione più romantica tra tutte.
A Torino l'Inter ormai scudettata, dopo aver governato facilmente la gara per 70 minuti abbondanti, si è spenta per 10 minuti, incassando due gol quasi "piovuti dal cielo" considerando l'andamento della partita. Il solito difetto di una squadra che, senza questo neo, sarebbe perfetta. Cercare di spiegare l'ennesimo blackout, lo sapete, è impossibile. Semplicemente questa è l'Inter.
Va dato merito alla squadra di D'Aversa per averci creduto, ma ancora una volta c'è lo zampino di un arbitro che ormai possiamo tranquillamente dire essere poco "gradito" dal mondo nerazzurro. Sì, Mariani, ormai è poco gradito. Perché Mariani è l'arbitro di Napoli-Inter di inizio campionato e l'arbitro del rigore inventato e concesso in favore della squadra di Conte sul risultato di 0-0 (a Torino si è ricomposta la coppia con Bindoni, il guardalinee che recitò un ruolo di protagonista in quel Napoli-Inter tanto da essere il primo guardalinee in epoca Var a poter decretare un rigore senza la possibilità di essere smentito dal Var).
In questa meravigliosa Marotta League, l'Inter continua a collezionare cartoline su qualsiasi campo di Serie A. Il calcio di rigore concesso al Torino lascia moltissimi dubbi che, con ogni probabilità, non saranno sciolti a Open Var (sempre se ci sarà una puntata dopo il terremoto che ha investito il mondo arbitrale). Una scelta che sarà difesa al 99% viene da pensare per quello che le nostre orecchie hanno potuto ascoltare nei salotti di Dazn senza possibilità di contradditorio.
Pongracic no, Ricci no, Carlos Augusto sì. Per citare solo alcuni degli episodi che ci vedono protagonisti. E chi se ne frega dell'incoerenza. In Serie A esiste un regolamento che cambia partita dopo partita a seconda di interpretazioni e colori di magliette. L'arbitro non sarà mai un alibi, ma si fa davvero fatica a ricordare un campionato con così tanti episodi che hanno penalizzato una singola squadra e poi vinto da quella stessa squadra. L'Inter sta per scrivere una delle pagine più belle della sua storia, perché il 21esimo arriverà in un ambiente davvero tossico.
L'ultimo tentativo dei più disperati ha preso vita il 25 aprile, nel giorno della "Liberazione". Qualcuno lo ha scambiato per il "libera tutti" e senza essere in possesso di carte o prove, si è sentito in dovere di vomitare la prima cosa passata in mente, darla in pasto ai social (per alimentare la macchina di fango contro l'Inter e per andare a caccia di like, interazioni e soldini) e parlare di un'Inter capace di condizionare in maniera diretta alcune designazioni arbitrali. I nomi sono sempre gli stessi, inutili ripeterli.
Quello che è stato messo in moto contro l'Inter non ha precedenti. Perché, ad oggi, letteralmente basato sul nulla. Si parla di arbitri graditi o poco graditi, di pressioni fatte su Rocchi per le designazioni in riferimento ad un campionato perso per un punto con un rigore clamoroso negato contro la Roma e un altro assegnato contro al 90esimo alla penultima giornata contro la Lazio. Contraddizioni una dietro l'altra, incontri segereti a San Siro, nessun nome fatto e solo congetture e ipotesi. La sensazione che l'Inter sia stata tirata in mezzo per colpire qualcuno e qualcosa. Marotta, da buon presidente e pompiere, ha cercato di spegnere l'incendio (forse in ritardo) con dichiarazioni secche, precise e dirette nel pre partita di Torino-Inter. Parole finalizzate in primis a tranquilizzare il tifoso che però, come altre volte, forse meriterebbe di essere più tutelato e difeso di questi tempi.
Nella settimana che con ogni probabilità ci porterà al 21esimo e che ci vedrà tornare a festeggiare in piazza, qualcuno cercherà di rovinarci la festa. Qualcuno pensa davvero di riuscirci. Poveri illusi...
Autore: Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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