C’è una regola non scritta nel calcio che viene applicata da sempre: tra aspettativa e realtà si costruisce una storia che tende verso uno dei due poli a seconda dei risultati raggiunti. Così, per quello che riguarda questa stagione, ci si ritrova alla fine di aprile a fare dei bilanci ripensando a quanto si dicesse in estate, ai famosi nastri di partenza, a proposito della lotta al vertice in Serie A. L’exploit dell’Inter, imprevedibile prima dell’ultima sosta del campionato, ha tolto in anticipo il senso a una lotta scudetto che sembrava poter includere Milan e Napoli fino all’ultima giornata. Due squadre che, a detta dei loro allenatori, un pensiero, o forse anche più, al tricolore lo avevano fatto eccome.
Eppure, mentre si fanno i calcoli per capire quando i nerazzurri diventeranno ufficialmente campioni d’Italia, sembra che non ci siano sconfitti per la consuetudine tutta italiana, in voga ormai da troppi anni a questa parte, di considerare la qualificazione alla Champions League come un traguardo da festeggiare. Con i tempi che corrono, l’aspetto finanziario prevale su quello sportivo, poi, però, arriva ancora agosto, il mese in cui bisogna fissare nuovi obiettivi, in teoria, più ambiziosi grazie agli introiti garantiti della UEFA. Se così non fosse neanche l’anno prossimo, in questo gioco infinito a nascondino, sarebbe nuovamente facile cambiare pensiero su questa o quella squadra in base alla classifica, magari bollando il campionato come mediocre una volta emessi i verdetti definitivi.
Insomma, per farla breve: il fatto di considerare l’approdo nella top four come l’ancora di salvezza a un certo punto dell’annata non cancella il fiasco per traguardi più coerenti per determinati club che, anziché approfittare di un torneo tutt’altro che ‘ingiocabile’, vivacchiano dal secondo al quarto posto, magari finendo anni luce dietro la capolista. Presentando la toppa dello 'Starball' per giustificare di aver performato sotto i propri standard con i più svariati alibi: ‘anno zero’, infortuni, ‘cambio in corsa in panchina’ e così via.
"Faccio come i miei colleghi che parlano di qualificazione in Champions e dico che siamo contenti di avvicinarci all’obiettivo", aveva detto Chivu dopo il 4-3 di Como. Una battuta che nasconde una cruda realtà per il campionato italiano: negli ultimi anni, solo l’Inter ha dichiarato costantemente di voler competere per vincere a livello nazionale. Le altre, solo con lo scudetto sul petto perché costrette a non tirarsi indietro dal fatto di considerarsi favorite di rito. E' stato così per Antonio Conte che, qualche mese dopo, in maniera sincera, ha deposto le armi dopo la sconfitta con la Lazio parlando di ‘secondo posto come primo degli ultimi’, rosicando per non essere riuscito a fare il bis. L’anno precedente non si era esposto praticamente fino all’ultima giornata, continuando a parlare di stagione straordinaria viste le premesse del decimo posto dell’anno prima. Lo stesso discorso fatto da Max Allegri lo scorso luglio, dopo il suo secondo insediamento sulla panchina del Milan. Che, pur senza Coppe europee, ora è a -12 dai cugini. Capaci di fare la voce grossa anche in Coppa Italia, tenendo vivo il sogno del double grazie alla pazza rimonta ai danni del Como. Lo scudetto, scaramanzie inutili a parte, ormai è cosa fatta, per cucirsi anche la coccarda sulla maglia servirà battere la Lazio. Sarebbe una doppietta da applausi, se diventasse reale. Non banale per un allenatore praticamente esordiente finito a guidare una squadra che, a detta di molti, era arrivata a fine ciclo dopo la triplice batosta presa negli ultimi mesi con Simone Inzaghi. Certo, Chivu non aveva in mano una squadra da ottavo posto, come ha puntualizzato recentemente citando non si sa quali critici avessero fatto un simile pronostico. Aspettativa vs realtà: anche Chivu, come i suoi colleghi, ha voluto far passare la propria narrazione.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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