Al Maradona il Napoli ha battuto la Cremonese. L'Inter non si laurereà dunque Campione d'Italia al termine di questo turno di campionato che vedrà domani la Beneamata impegnata nella Torino granata. Ma il ventunesimo scudetto della gloriosa storia nerazzurra arriverà. Basterà che la banda Chivu conquisti quattro punti nelle prossime cinque gare, a prescindere dai risultati di chi insegue. Presumibile pensare che il tricolore potrà essere festeggiato dal popolo nerazzurro domenica 3 maggio a San Siro in occasione di Inter-Parma. Il tutto, condito dalla finale di Coppa Italia conquistata grazie all'esaltante rimonta effettuata martedì scorso ai danni del Como. Mancherà l'abituale finale di Champions League, purtroppo questa volta il cammino nerazzurro nella massima manifestazione continentale è stato macchiato dalla cocente eliminazione ai playoff contro il Bodo Glimt, squadra oggettivamente inferiore all'Inter, ma che nella doppia sfida è stata più brava riuscendo a vincere entrambe le volte segnando ben cinque reti.
La squadra di Cristian Chivu potrebbe terminare dunque la stagione con uno scudetto o con scudetto e Coppa Italia se riuscirà a battere la Lazio nella finale che si giocherà all'Olimpico il prossimo 13 maggio. Basterà tutto questo per il giusto tributo ad un club che da sette stagioni compete per vincere qualcosa, riuscendoci spesso? Ne dubitiamo, visto che ancora non tende a scemare una certa narrazione che parla di scudettino vinto per mancanza di avversari o di vittoria obbligata per una rosa, quella nerazzurra, considerata nettamente più forte rispetto alla concorrenza. Va più di moda esaltare i piazzamenti che garantiscono l'accesso alla prossima Champions League come ha fatto notare, con sagace ironia, lo stesso Chivu. Ma chissenefrega di come commenterà il “ventunesimo” l'Italia non interista. I festeggiamenti del popolo bauscia saranno, dovranno essere, debordanti come successo due anni fa dopo la conquista della seconda stella. Sembrava tutto finito dopo la debacle nella finale di Champions contro il Psg.
Via Simone Inzaghi, sulla panchina nerazzurra si sedeva un allenatore con solo tredici partite in serie A alla guida del Parma, condotto comunque alla salvezza. Subito in pista, Cristian Chivu, nella contraddittoria partecipazione al mondiale per club dove, più delle prestazioni e dei risultati, avevano tenuto banco gli screzi tra alcuni pezzi da novanta del gruppo storico, come Lautaro Martinez e Hakan Calhanoglu. E il campionato è inziato con una vittoria senza storia, 5-0 in casa contro il Torino a cui perà sono seguite due sconfitte con l'Udinese, sempre a San Siro e in casa della Juventus capace di ribaltare la gara nel finale. Dopo tre turni il Napoli campione in carica vantava già sei punti di vantaggio sui nerazzurri. Il destino di Chivu sembrava segnato, non avrebbe mangiato il classico panettone. E invece il quarantacinquenne mister rumeno ha dimostrato di essere goloso e quel panettone se l'è divorato, con o senza canditi. Lavoro clamoroso quello svolto da uno degli eroi del Triplete, soprattutto a livello psicologico, riuscendo a ricompattare il gruppo conquistando in breve tempo quella leadership necessaria a garantirsi il rispetto dei calciatori più rappresentativi.
A causa di un mercato non proprio in sintonia con i suoi desideri, Chivu è stato bravo anche a non stravolgere il canovaccio tattico inzaghiano, apportando però alcune modifiche al conosciuto 3-5-2 che hanno invogliato la squadra a continuare a giocare divertendosi. Più verticalità, meno palleggio insistito che doveva passare obbligatoriamente dalle corsie esterne. E, contrariamente da quanto ci ha raccontato la narrazione, anche l'Inter ha dovuto conquistare i punti necessari a vincere questo scudetto con qualche infortunio di troppo. Dumfries è rimasto fuori quattro mesi, Lautaro, leader indiscusso, è mancato in gare decisive, come quella del ritorno di Champions con il Bodo. Assente per altre gare chiave, Calhanoglu, uomo chiave del centrocampo.
È vero, in una stagione così, brucia aver perso due derby con chi ora ansima per un piazzamento in Champions. Ma manca poco al trionfo, manca poco alla grande festa. Magari doppia festa, se arriverà il doblete. Tifate con orgoglio questa squadra, interisti. Una squadra che merita quello che conquisterà.
Alla faccia della narrazione.
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