Una volta si pregava prima di un derby per un risultato positivo. Ora si prega affiché tutto sia più possibile negativo. E si esulta per questo. Si esulta nel calcio, come nella vita, da quasi otto mesi stravolta dal virus e da come il nostro paese, l'Europa, il Mondo, lo stia affrontando. Beato chi pensa veramente che sia tutta una finzione, tutto un complotto. Così non ha paura. O forse si sforza di non averla. Io non nego l'evidenza, metto la mascherina e mi distanzio, ma pur essendo abbastanza ipocondriaco temo più le malattie tradizionali, però è palese che il pianeta stia vivendo una grossa catastrofe. Salute fisica, salute mentale e salute economica delle persone in ogni angolo del mondo, sono messe a dura prova. Altro che complotto. È dura. Però finirà. Speriamo prima che poi.

Una volta si pregava prima di un derby per un risultato positivo. E invece noi interisti stiamo imprecando per la positività al covid di ben sei giocatori. Anche dall'altra parte, guarito il signor Ibrahimovic, si registrano tre casi. Uno riguarda Daniele Bonera, attuale collaboratore tecnico di Stefano Pioli. Mancano tre giorni al derby, l'attesa è contagiosa, ma non nel senso che avremmo desiderato. Ha senso giocare in queste condizioni? C'è chi dice no. Io dico: boh. Un derby senza pubblico, senza cori, senza sfottò, è già un ossimoro. Se poi aggiungiamo che le formazioni non saranno decise dalle sedute tecnico-tattiche, ma da un tampone, allora il dubbio sale.

Si gioca (se si gioca,) sabato alle 18. Complici i rientri, anche con voli transeocanici, Antonio Conte potrà guidare un solo allenamento collettivo nella giornata di venerdì. Naturalmente senza i contagiati. Magari potrà essere recuperato per la panchina Bastoni dopo la nuova norma che riduce a 10 i giorni di quarantena dopo una positività. E in tutto questo caos Antonio Conte è chiamato a non sbagliare formazione, a cercare di caricare la squadra a dovere come chiede un derby, a far finta che abbia avuto tutti a disposizione per l'intera settimana. Non è questione di mettere le mani avanti, anche il Milan sta preparando con grande difficoltà la sfida nonostante la guarigione di Ibrahimovic che sogna di far male alla sua ex capace di vincere la Champions League senza di lui.

Sfottò a parte, questa marcia di avvicinamento al derby per antonomasia è veramente triste. Allo stadio saranno presenti solo mille spettatori, i soliti mille concessi per gli eventi calcistici all'aperto. Mancherà dunque anche il derby più bello, quello degli spalti, quello delle scenografie preparate per mesi, che per i frequentatori delle due curve valgono come o forse più del successo sul campo. Ma si giocherà la partita? Il presidente del Milan Scaroni esclude ogni possibilità di rinvio, mentre l'ad nerazzurro Marotta, intercettato al termine della riunione di Lega per i diritti Tv, alla domanda se il derby sia a rischio, ha risposto con un laconico: “Non parliamo”.

Questa è la dura realtà che sta vivendo il calcio, mentre il covid non risparmia nemmeno l'atleta per antonomasia, alias Cristiano Ronaldo. Bazzeccole rispetto a chi non c'è più o soffre in una terapia intensiva, i nostri “eroi” risultano quasi tutti asintomatici, ma il calcio e lo sport in generale rappresentano molto, per chi ci lavora e per i semplici appassionati. Non poter godere appieno di una partita prima, durante e dopo, è alquanto fastidioso.

Putroppo non sembrano esistere soluzioni logiche e razionali. Ogni decisione rischia di sfociare in errore. L'Nba ha chiuso la stagione grazie alla famosa “bolla”, ma in un periodo limitato e il campionato italiano è appena iniziato. Saranno necessari i playoff dopo aver completato, almeno, il girone di andata? Non si sa, si vive alla giornata. Condizionati dai famigerati numeri della pandemia. Sabato a Milano c'è il derby. Anzi no. O forse sì. Magari si gioca e lo vince l'Inter. E nel caso, come si dice in gergo giornalistico, “dove è la notizia”?

Sezione: Editoriale / Data: Mer 14 ottobre 2020 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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