Di buono, oltre ai tre punti, è che Inter-Torino abbia riportato in casa nerazzurra un po' di elettricità. Che iniziava a mancare. Conte torna a polemizzare con i frequentatori televisivi dei post partita, anche se ex calciatori, Lukaku, oltre a segnare gol decisivi, conferma la sua leadership andando a spiegare che così non va. “Non siamo ancora una grande squadra, se giochiamo come nei primi 60 minuti”, dice il gigante belga. “Ha ragione Romelu”, conferma Antonio Conte.

Dichiarazioni condivisibili se rapportate a situazione specifiche, a situazioni di campo. Ma attenzione a distorcere la storia. L'Inter è una grande squadra per definizione, da quando i padri fondatori l'hanno messa al mondo nel magico anno 1908. L'Inter è l'unica squadra italiana mai retrocessa. L'Inter è la squadra del Triplete, unicum in Italia. L'Inter è la squadra della filastrocca che negli anni 60 recitava tutta Italia: “Sarti; Bugnich, Facchetti...”. L'Inter è più grande di chi ha la fortuna di farci parte e chi ne fa parte, deve esserne orgoglioso a prescindere. Detto questo, la storia non va tradita, ma riscritta ogni volta per renderla sempre attuale. Per non vivere solo di ricordi che rischiano di alimentare maliconie che non servirebbero al presente.

L'Inter di Antonio Conte sta cercando di tornare competitiva dopo anni di mediocri piazzamenti mitigati dal ritorno in Champions League grazie al buon lavoro di Luciano Spalletti. Ma la proprietà ha deciso di alzare l'asticella investendo nel cosiddetto allenatore top. Che top è, leggendo il suo palmares che a soli 51 anni parla di 4 scudetti e tre coppe nazionali vinte in Italia e in Inghilterra, ad una semifinale europea sfiorata nel 2016 con una Nazionale italiana dagli scarsi contenuti tecnici. Al suo primo anno in nerazzurro Antonio Conte è arrivato secondo ad un punto dalla Juventus, è arrivato in semifinale di Coppa Italia, è arrivato in finale di Europa League. Nessun trofeo, ma l'Inter ha vissuto la sua migliore stagione dopo il successo in Coppa Italia nel lontano 2011, targato Leonardo.

Non esprimo giudizi positivi a prescindere sull'operato del tecnico. Sto solo elencando numeri che non ammettono smentite. Chiaro altresì che il grande allenatore, oltre al ricco ingaggio, debba incassare anche le critiche da chi si aspetti sempre il meglio e sinora, in questo inizio di stagione, l'Inter di Antonio Conte il meglio non lo sta dando. Non sono allenatore, non so se il problema sia insistere sulla difesa a tre o la rinuncia alla tecnica di Eriksen. Invidio chi ha capito tutto e spiega a spron battuto la ricetta vincente sui social, senza quindi nemmeno vedere attentamente le partite, così impegnati a pigiare sui tasti del telefonino.

Ma è invece oggettivo e palese come, sinora, l'Inter pecchi di convinzione, voglia e mentalità vincente. Almeno fino a quando si accorge di essere sotto di due gol in casa contro avversari che si chiamino Parma e Torino. No, così non può e non deve continuare. Ma la ricetta per far tornare il prodotto appetitoso e pure piccante, la deve trovare lo chef, soprattutto se stellato.

Intanto questa sera si gioca una partita che è storia, storia nerazzurra. Inter-Real Madrid è stata sfida da gioie e dolori. Vienna 1964 regalò la prima Coppa dei Campioni, un certo Puskas disse al giovane Sandro Mazzola, autore di una splendida doppietta, che aveva visto un giocatore degno del grande padre Valentino. Inter-Real Madrid è quella della doppietta di Baggio. Real Madrid-Inter è anche la storia delle sofferte sconfitte al Bernabeu, non tutte limpide come quella maturata dopo la biglia che colpì Bergomi, ma la potenza politica dei blancos non permise la ripetizione della gara.

Questa sera Inter-Real Madrid dirà probabilmente se questa squadra potrà sperare di non essere eliminata per la terza volta consecutiva nella fase a gironi di Champions League. Serve una vittoria, forse anche un pareggio potrebbe bastare per sperare ancora. “Non abbiamo vie di scampo. È come una finale”, ha detto ieri in conferenza stampa Antonio Conte. Mancheranno i positivi al covid Brozovic e Kolarov, si rivede finalmente Stefano Sensi che si siederà in panchina.

Mancherà purtroppo l'urlo dei settantamila del Meazza che sarebbe servito come il pane. Ma questa sera sarà comunque storia. Si gioca Inter-Real Madrid, due grandi a prescindere.

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Sezione: Editoriale / Data: Mer 25 novembre 2020 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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