Sì, è vero, questa sera l’Inter torna in campo per il primo round delle semifinali di Coppa Italia contro il Napoli di Gennaro Gattuso. Davanti al proprio pubblico, la squadra nerazzurra cerca di instradare nel miglior modo possibile il cammino verso l’Olimpico di Roma, sede della finale dalla quale manca dal 2011, anno dell’ultimo trofeo conquistato sotto la guida di Leonardo prima di una carestia che sembra durare ormai da un’eternità. Ma per un attimo ancora, è bene ritornare alla serata pirotecnica di domenica, anche quella durata un’eternità a seconda dei momenti e dei punti di vista, e pazienza se tutto si è concentrato in appena 96 minuti di gioco recuperi compresi. È bene tornare al derby perché domenica, forse, è stato legittimato in maniera pressoché definitiva quello che ormai ogni tifoso interista sapeva da tempo, e quello che altri magari hanno preferito non vedere o provato a sminuire per chissà quale ragione.
I primi quarantacinque minuti della sfida tra Inter e Milan sono stati paragonabili probabilmente al peggiore incubo mai vissuto da ogni tifoso nerazzurro. Che mai si sarebbe immaginato di vedere un’Inter così in balia dell’avversario, ingabbiata da uno Stefano Pioli capace di tenere sotto scacco Romelu Lukaku e compagni, bloccando con una semplice marcatura dedicata la fonte di gioco Marcelo Brozovic e andando sempre ad aggredire, trascinata da quell’inossidabile leone di nome Zlatan Ibrahimovic che lì davanti fa bello e cattivo tempo, si prende i complimenti dei compagni in occasione del primo gol anche se a segnare, complice anche l’uscita non irreprensibile di Daniele Padelli, è quell’Ante Rebic che nemmeno esulta perché, si può dire in maniera un po’ maliziosa, sa che nessuno andrà a correre da lui in quanto sa già che i compagni saranno tutti intenti a celebrare il vecchio guerriero che ha rianimato una squadra che appariva ormai allo sbando; e poi, va a fare il suo gesto simbolico di esultanza sotto la Nord dopo la rete del raddoppio, quella che sembra suonare come una sentenza. Eppure, in quei frangenti così difficili, c’è comunque un giocatore che regge l’urto pesantissimo delle ondate rossonere, e mettendoci spirito, corpo, testa e anche terga fa sì che la barca riesca comunque a restare a galla nonostante la mareggiata avversaria.
Poi, però… Arriva il secondo tempo. Perché nelle partite c’è sempre e comunque un secondo tempo, e la storia è piena di gare che si ribaltano clamorosamente nello spazio di pochi minuti, figuriamoci in una ripresa intera. E questo, incredibilmente considerando quanto si era visto fino a quel momento, è successo: è bastato che Brozovic si avventasse come un falco su un pallone vacante, lo colpisse con tutta la forza possibile e lo mandasse in buca d’angolo, per ribaltare completamente tutte le prospettive di una partita. Da quel momento in avanti, è l’Inter a recitare la parte del leone e il Milan a ritrovarsi chiuso in un angolo e preso a pugni al mento senza nemmeno capire come e perché. L’armata contiana non la ferma più nessuno, piazza altri tre ganci potentissimi per mandare ko l’avversario (e chissà cosa sarebbe successo se fosse entrata quella punizione clamorosa di Christian Eriksen, chissà…) e prendersi, per la quarta volta consecutiva, i tre punti ribadendo il proprio dominio sulla città. E in questo incredibile atto di forza che fa saltare tutti come matti, c’è sempre quel giocatore che lotta, difende, giganteggia davanti agli avversari, e si concede anche il lusso di firmare una delle quattro reti con un colpo di testa in mezzo carpiato dall’altissimo coefficiente di difficoltà che non lascia scampo a Gigio Donnarumma.
Ha un feeling particolare col derby di Milano, Stefan de Vrij. Nel senso che in due stagioni con la maglia nerazzurra, il difensore olandese è stato capace di mettere il timbro quando si è trattato di sfidare il Milan, sempre di testa, sempre piazzando la palla lì dove arrivarci per il portiere rossonero è sempre stato impossibile. Ma questa volta, la valenza della prova di De Vrij è doppia, se non di più: perché con questa stracittadina giocata da padrone assoluto, il ragazzone nato a Ouderkerk aan den IJssel (Chiesa vecchia sull’Ijseel, traducibile grossomodo per i non affini al neerlandese), piccolo villaggio a ridosso di quella Rotterdam che lo ha visto crescere calcisticamente con la maglia del Feyenoord, ha certificato la sua prepotente candidatura a migliore difensore del campionato di Serie A sin qui. E francamente, appare difficile affermare tesi contrarie: da subito perfettamente integrato nel sistema di Antonio Conte che non si sognerebbe di toglierlo nemmeno sotto tortura, mentre tutti gli altri compagni di reparto hanno avuto bisogno di un po’ di tempo in più per assimilare i nuovi concetti lui è partito subito a velocità massima, sempre lì, granitico, pressoché insuperabile e capace anche di fungere da regista arretrato in grado di lanciare improvvisamente i compagni più offensivi. Un manuale di 3-5-2 da prendere e imparare a memoria, e possibilmente da tramandare ai posteri.
Una prova da gigante, quella di De Vrij contro il Milan, che non è passata inosservata nemmeno in patria, in quei Paesi Bassi nei quali negli ultimi anni è stato giocoforza visto più come un giocatore di complemento dopo essere stato anche titolare inamovibile della Nazionale oranje, avendo davanti due grossi calibri come l’indiscutibile Virgil van Dijk e il talentuoso Matthijs de Ligt. Ma per far capire quanto impressionante sia il rendimento di Stefan, basti pensare al fatto che ieri l’importante quotidiano sportivo locale AD SportWereld ha occupato l’intera prima pagina con la sua immagine esultante e un titolo a caratteri cubitali molto significativo: “Il Grande”, scritto così, in italiano. Ed è una celebrazione che vale indubbiamente doppio, visto che difficilmente si vedono copertine così importanti all’estero dedicate a protagonisti della Serie A, un campionato intorno al quale c’è sempre una patina di diffidenza oltreconfine.
E quella prima pagina così altisonante sarà sicuramente balzata agli occhi anche del ct olandese Ronald Koeman; non che si avvertisse particolarmente il bisogno, visto e considerato che l’ex difensore del Barcellona era presente sugli spalti di San Siro per assistere dal vivo al match. Ma un titolo così suona indubbiamente come una chiamata importante al selezionatore arancione, che sin qui ha considerato davvero poco De Vrij, convocandolo ma puntualmente senza concedergli minutaggi di rilievo; un invito a non sottovalutare lo stato di grazia del giocatore, specie in un momento dove, se Van Dijk comunque sta viaggiando a velocità di crociera col Liverpool che ormai dopo 30 anni è pronto a rispolverare i festoni per la vittoria della Premier League, proprio De Ligt sin qui ha faticato parecchio nella sua esperienza alla Juventus, dove non ha brillato per continuità di prestazioni e di impiego in campo da parte di Maurizio Sarri.
De Vrij, quindi, può legittimamente aspirare al ruolo di colonna portante della Nazionale olandese che nel prossimo Europeo è chiamata a riscattare il doppio smacco della mancata partecipazione ad Euro 2016 prima e al Mondiale russo poi, francamente troppo da digerire per chi, solo nel 2014, arrivava tra le prime quattro del mondo in Brasile. Lui, intanto, non ci pensa e pensa solo a continuare per la sua strada. Quella strada che nel breve porta prima alla gara di stasera, poi soprattutto alla gara contro la Lazio di domenica, che se ci fosse bisogno di dare ulteriori significati a quella che per lui è inevitabilmente una prova del fuoco soprattutto per il carico emotivo che indubbiamente rappresenta l’incrocio con una tifoseria che lo ha amato salvo poi rinnegarlo dedicandogli anche improperi inqualificabili, ecco l’epiteto inevitabile di match scudetto, quello dal quale passano molte delle ambizioni future dell’una come dell’altra squadra.
Stefan, che al primo anno di Inter saltò entrambi i rendez-vous con il suo passato, ha ormai superato quella fase e si tapperà le orecchie se l’Olimpico lo beccherà, intento solo a correre e proseguire in quest’annata stupefacente. E dimostrare che, se Ronald Koeman era Rambo, l’uomo delle punizioni letali (la Sampdoria, purtroppo, ne sa qualcosa…), lui può benissimo essere Rocky, il combattente che non bisogna mai dare per vinto, perché se va al tappeto si rialza subito e poi, se è il caso, ti manda lui a terra senza che tu capisca come e perché.
VIDEO - DAL BARATRO AL TRIONFO, IL MERAVIGLIOSO DERBY DI TRAMONTANA
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
Altre notizie - Editoriale
Altre notizie
- 23:57 Anche l'Inter U18 maltratta il Cagliari: 4-0 per i ragazzi di Dellafiore
- 23:43 Crotone ko con l'Inter U23, Greco amaro: "Quando subisci un'ingiustizia..."
- 23:29 Verso la prima Germania di Klopp: Bisseck quasi certo della convocazione
- 23:14 La UEFA smentisce Malagò: la lista per EURO2032 entro il 1° ottobre
- 23:00 Coppa Italia, Fiorentina ultima qualificata agli ottavi: Pisa battuto 3-0
- 22:50 Ravanelli: "Inter superiore a tutte le altre, non c'è partita"
- 22:40 Esposito a RAI Sport: "Ogni partita è a sé, credo contino più i 90 minuti"
- 22:36 Orsato promuove il nuovo corso: "Se il buongiorno si vede dal mattino..."
- 22:22 Argentina, Scaloni scioglie le riserve: Lautaro Martinez è tra i convocati
- 22:15 fcinCalhanoglu, rischio convocazione per la Nations League: il punto
- 22:02 Dall'Inter italiana all'Inter... di Messi: Kily Gonzalez nuovo tecnico a Miami
- 21:48 Diritti tv esteri, sul tavolo di JP Morgan arrivate sei proposte dai fondi
- 21:34 Gravina: "Rispetto per Malagò. Commissariare la FIGC sarebbe assurdo"
- 21:19 WhoScored.com - Top XI della quarta giornata, 4 gli interisti in formazione
- 21:05 Crotone-Inter U23, le pagelle: Mancuso, gol e qualità. Fiammata di Lavelli
- 20:50 De Rossi: "Chivu dal fare bene a Parma al Double, succederà poche volte"
- 20:37 Capocannoniere, Malen continua a volare in lavagna. Lautaro staccato a 6
- 20:25 Due perle di Mancuso e Lavelli: l'Inter U23 vince 2-0 a Crotone
- 20:22 Genoa, El Shaarawy: "Vittoria importante, contenti di giocare a San Siro"
- 20:08 Braglia: "Martinez ha bisogno di tempo. Provedel al suo posto? No, ecco perché"
- 19:53 Vasquez all'87esimo: il Genoa vola agli ottavi di Coppa Italia con l'Inter
- 19:39 Le regine nerazzurre dell'atletica a San Siro: Iapichino e Fiorini guest star
- 19:26 Repubblica - Supercoppa, o San Siro o USA. Decisione entro settembre
- 19:22 Abankwah: "Nonostante il risultato, grato a Dio per questo momento"
- 19:08 Lazio, sfuma Icardi: l'ingaggio e le riserve di Gattuso alla base del no
- 18:54 Lunedì a Lissone confronto tra Daniele Orsato e i tecnici di Serie A
- 18:39 Tare: "L'Inter resta favorita per lo Scudetto. A Roma gara interessante"
- 18:25 Crotone, tifosi in silenzio per i primi 15' del match contro l'Inter U23
- 18:18 Südtirol, Tait: "Sono interista sfegatato, l'Inter in Coppa sarebbe un sogno"
- 18:08 Domani giornata di riposo. Per Stones esami strumentali entro giovedì
- 18:00 Ballardini non ha dubbi: "Roma e Como daranno fastidio all'Inter"
- 17:46 Centenario Fiorentina: arriva il riconoscimento della Lega Serie A
- 17:32 La Nazionale Italiana Sordi a San Siro per Inter-Udinese: l'iniziativa
- 17:17 Nations League 28-29, cambia il format: le novità annunciate dalla UEFA
- 17:03 TRE ASSENZE contro la ROMA! CALHA e i DUBBI RINNOVO, che succede con STANKOVIC?
- 16:50 Pio Esposito mostra i muscoli anche sui social: "Avanti"
- 16:37 Kolarov, due turni di squalifica e multa: le motivazione del Giudice sportivo
- 16:23 L'infortunio non spegne l'entusiasmo: Stones esulta sui social
- 16:08 Ma quale doppia riserva, Carlos Augusto è un titolare in questa Inter: il rinnovo una priorità
- 15:55 Un'altra partita pazza dell'Inter, Jones: "Entertainment"
- 15:48 Dimarco: "In Italia tutti ci aspettano al varco. Champions? Mi piacerebbe riprovarci"
- 15:41 Thuram in posa con il premio di MVP. Ma lo tiene... al contrario
- 15:28 Bookies - Scudetto, in lavagna Inter davanti alla Roma: le quote
- 15:15 Toldo: "Io Assessore allo Sport di Padova? Mai dire mai"
- 15:02 Giulini: "Mancini crede nei giovani, Romano come Barella"
- 14:47 Matthäus convinto: "Bisseck può fare il terzino destro in nazionale"
- 14:33 L'Udinese conduce a San Siro, Gasperini se la cava con una battuta
- 14:18 Finale Conference League a Torino nel 2028, Malagò: "Riconoscimento per tutto il sistema sportivo italiano"
- 14:03 Calhanoglu, niente Roma: per il turco risentimento muscolare alla coscia
- 13:50 Stankovic: "Vittoria di carattere, niente di meglio dalla serata di San Siro"
- 13:35 Angolo Tattico di Inter-Udinese - Barella tra le linee, Ekkelenkamp si inserisce
- 13:21 Mudingayi: "L'Inter vincerà lo Scudetto. Ha pochi punti deboli"
- 13:07 Il Messaggero Veneto - L'Udinese ci ha provato, ma ha pagato la forza d'urto avversaria
- 12:53 Barella e Zielinski, una statistica per due: sono gli unici ad aver superato un traguardo nell'ultimo decennio
- 12:42 Lavezzi: "Mi voleva l'Inter, ma ho scelto il PSG per non deludere i tifosi del Napoli"
- 12:27 videoDue testate al microfono: Chivu reagisce così alla domanda su Martinez
- 12:13 UEFA, scelte le sedi delle finali di Champions 2028 e 2029
- 12:00 videoL'INTER non si SCOMPONE MAI, però non tutto va COME DEVE ANDARE
- 11:55 Gotti: "Su Chivu, da fuori, c'è una sensazione"
- 11:44 Ferrara: "Non solo Pepo Martinez, altri sbagliano sui gol subiti dall'Inter. Su Bonny dico che..."
- 11:30 Akanji: "Grande reazione della squadra, non ci siamo mai arresi"
- 11:16 La Repubblica - Inter come Marciano. Ma c'è qualche domanda da farsi
- 11:01 Gasperini: "Inter squadra di riferimento, sabato sarà un'occasione"
- 10:47 Corsera - Inter come D'Annunzio: è una questione di marketing
- 10:34 Stramaccioni: "Inter, quante soluzioni: un numero lo dimostra. Pepo Martinez? Conoscendo Chivu..."
- 10:20 La dedica di Carlos Augusto: "Per chi è stato sempre al mio fianco"
- 10:06 CdS - Barella, l'irrinunciabile: in campionato Chivu non lo toglie mai
- 09:52 Esposito: "Capita di iniziare male, ma conta la reazione da grande squadra"
- 09:38 CdS - Inter, volume di fuoco straordinario: i numeri delle prime cinque


