Chi temeva che un impegno tra la sbornia Scudetto e la finale di Coppa Italia potesse distrarre l'Inter, si è dovuto ricredere. All'Olimpico, prova generale in vista di mercoledì, i nerazzurri giocano una partita seria, sin dall'inizio e la portano a casa con personalità, gestendo le risorse e accontentando un po' tutti, compreso il 19enne Mattia Mosconi. Lo 0-3 finale da una parte legittima la prestazione dei nuovi Campioni d'Italia, dall'altra punisce pesantemente la Lazio, rimasta in dieci a inizio ripresa ma in grado, con l'uomo in meno, di creare fastidi dalle parti di Pepo Martinez. Chivu può ritenersi soddisfatto, perché la spina è ancora attaccata.
Entrambe le squadre scelgono inizialmente un turn over discreto, per nascondere qualche carta in vista della finale di Coppa Italia ma anche per puntare sul risparmio energetico. Tra i nerazzurri, in campo con la terza maglia, in cabina di regia c'è Sucic, in difesa l'ex Acerbi mentre la sorpresa è Diouf largo a destra, con alcune sgasate che spaventano Pellergrini. Tra i biancocelesti fiducia al veterano Pedro, che contro l'Inter qualcosa, purtroppo, gli è già riuscita, Cancellieri per Isaksen e Rovella play.
Sarà per il caldo, sarà il colpo d'occhio dell'Olimpico che non è stimolante, sarà che la partita che conta è tra quattro giorni, sarà la visita della mattinata al Santo Padre che ha veicolato serenità, sarà per varie ragioni ma il ritmo in campo non è dei più alti e l'aggressività impiega un po' a salire. Deve pensarci allora chi non ha bisogno di motivazioni per azzannare qualsiasi partita: Lautaro Martinez. Spizzata di Thuram e girata del Toro nel cuore dell'area: pallone affidato al sacco nero di Socios dopo 5 minuti di gioco. Un po' come all'andata, quando di minuti per timbrare il cartellino gliene sono bastati 2. La scarica argentina è utile soprattutto agli ospiti che tendenzialmente mantengono il pallino e per due volte spaventano Motta con Thuram. Non sorprende che con un po' di pazienza arrivi il raddoppio, sorprende invece la bellezza dello stesso: pallone lavorato con qualità da Lautaro e Diouf, scarico a Sucic e piattone mancino di rara precisione. Anche il risultato, con cui si chiude il primo tempo, si allinea alla naturalità delle cose.
Meno naturale è l'intervento con i tacchetti esposti di Romagnoli sul polpaccio di Bonny, entrato con Frattesi all'intervallo: rosso dopo check VAR per il difensore, che si gioca così il derby di Roma. Episodio che in linea di massima dovrebbe chiudere definitivamente il conto, invece senza il salvataggio di Carlos Augusto su Isaksen la Lazio riaprirebbe la partita. Il clima si surriscalda, perché a questo punto i padroni di casa non hanno nulla da perdere e abbandonano ogni tatticismo, mentre Chivu richiama Lautaro e avvicina Diouf a Bonny, costituendo così una coppia offensiva a dir poco inedita. Paradossalmente la Lazio gioca meglio con l'uomo in meno, mentre l'Inter, forse per eccessiva rilassatezza, concede colpevolmente diverse occasioni da gol (in particolare ancora a Isaksen e Noslin), patendo il pressing alto chiesto ai suoi da Sarri. Inevitabile, perché la logica tra queste due squadre è un lusso, che a segnare sia ancora l'Inter: pallone perso in zona rossa, Bonny lo rifinisce e agevola l'inserimento puntuale di Mkhitaryan: sinistro sotto la traversa e 0-3.
L'ingresso del giovane Mosconi (che va vicino al poker) è l'ultima nota di cronaca di una partita che l'Inter vince con personalità. Un'iniezione di fiducia in vista dell'impegno, ben più importante, di mercoledì, sempre all'Olimpico. Perché, si sa, l'assassino torna sempre sul luogo del delitto.
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