Finalmente, un giorno relativamente tranquillo, complice anche il weekend nel quale, fortunatamente, si torna a concentrarsi sul campo e si tiene da parte il fastidioso vocio degli ultimi giorni. Giorni in cui un bisbiglio è diventato un urlo di dolore, un semplice pensiero è diventata praticamente una sentenza già scritta, un nome appena sussurrato diventa il maggiordomo dei romanzi gialli colto con le mani nel sacco. Ognuno parla, ognuno dice la sua e ognuno soprattutto sembra avere la verità in tasca; tutti, nel complesso, fanno fatica a dire che di questa storia emersa dalle indagini della Procura di Milano nessuno o quasi ha sostanzialmente capito la reale essenza del fatto. Stupendosi magari anche del fatto che come è stata appena citata l’Inter, tirata per la giacchetta in questa situazione non per atti ufficiali ma per semplici supposizioni, è partita una serie di interventi chiarificatori della posizione attuale del club interpretati dai più come un tentativo di maniavantismo epocale. Quando invece gettare subito lo sterco nel ventilatore non appena è partito il primo sibilo di nome Inter fosse invece una cosa lecita e gradevole…
Visto che la soluzione alla questione appare ancora ben lontana dall’essere trovata, allora tanto vale lasciare che chi vuole baloccarsi coi suoi sogni fantastici lo faccia pure, anche se sarebbe cosa buona giusta separare il lato onirico dalla realtà tangibile e soprattutto evitare di coinvolgere coi propri desideri nemmeno troppo nascosti coloro che cercano di lavorare sul presente del campo e non di preoccuparsi di utopici scenari futuri tramite domande fantastiche e dove trovarle se non in conferenza stampa, allora tanto vale tornare a pensare alle cose che contano davvero. Ovvero, la serata di oggi, quella che potrebbe sancire il taglio del fatidico nastro del traguardo. Traguardo che verrà tagliato sul campo e non sul divano, visto che comunque il pareggio del Napoli col Como determina comunque la necessità di arrivare alla meta anche solo facendo lo stesso risultato contro il Parma; la soluzione più giusta, anche perché alla fine l’Inter non riesce a festeggiare uno Scudetto tra le mura amiche di San Siro da quel lontano 1989, quando il Muro di Berlino stava vivendo i suoi ultimi mesi e il terzo anello era in fase di costruzione, il Napoli tentò lo sgambetto con Careca ma un’autorete di Luca Fusi e la bomba di Lothar Matthaus sancirono la conquista aritmetica del tricolore numero 13, quello dei record e di Giovanni Trapattoni.
A distanza di quasi 37 anni da quel caldo giorno, il Meazza è pronto a vestirsi a festa tutta nerazzurra. Basterà come detto un punto per chiudere definitivamente i giochi e aggiungere il vessillo tricolore numero 21 nell’albo d’oro di Viale della Liberazione. Una serata segnata in rosso ormai da tempo da parte di tutti i tifosi interisti che ovviamente contano sul fatto che Lautaro Martinez e compagni facciano pienamente il loro dovere e non hanno voglia di aspettarsi chissà quali sorprese dal Parma di Carlos Cuesta che ha già ipotecato la salvezza e arriva a San Siro con la mente sgombra da pensieri. Sembra una cosa già scritta e francamente si fa fatica a non pensare il contrario, anche se qualche rigurgito di orgoglio da parte dei ducali che magari non hanno intenzione di starci troppo a fare la figura dell’intruso entrato quasi di soppiatto nel grande ricevimento di gala interista va comunque messo in preventivo. Ma la voglia dell’Inter di mettere il punto esclamativo su questo campionato iniziato un po’ a singhiozzo ma chiuso con un melodioso crescendo rossiniano è davvero tanta per pensare ad un inciampo di quelli che farebbero molto rumore.
Diventare campioni d’Italia con tre turni d’anticipo, considerando anche le 38 giornate della Serie A, è chiaramente tanta roba ma l’Inter, è cosa nota, se vuole vincere un campionato deve entrare subito nell’ottica di dover fare il largo quanto prima per evitare volate finali che per un motivo o per un altro risultano sempre indigeste. È successo anche due anni fa alle 22.43 del 22 aprile 2024, e chissà che non si verifichi la curiosa coincidenza oraria con l’annuncio che magari arriverà alle 22.43 del 3 maggio 2026, sarebbe in tal senso la sublimazione dell’estasi nerazzurra. E sarà evidentemente così anche a questo giro, per la soddisfazione in primo luogo di Cristian Chivu, il tecnico che ha dovuto e saputo sopportare la qualunque in questa stagione dove però alla fine si toglierà la soddisfazione di alzare il trofeo dello Scudetto alla sua prima stagione da tecnico dell’Inter, cosa che l’ultima volta era riuscita ad un certo José Mourinho.
È arrivato all’Inter dipinto come ‘ultima spiaggia’ per la dirigenza nerazzurra e al di là delle dichiarazioni rituali sentite nel corso della stagione, la cosa se non è vera è perlomeno assai verosimile; è arrivato all’Inter e tutti lo avevano già bollato come tecnico a breve termine, stagista, destinato a lasciare la poltrona ancor prima del proverbiale panettone; è arrivato all’Inter con il marchio dell’infamia dell’allenatore inesperto, inadeguato, destinato a finire divorato dal consueto tritacarne che finisce col dilaniare carni, spirito e sentimenti di chiunque osi tentare la sfida di allenare la Beneamata. Chivu ha dovuto fare i conti con tutto questo sentiment negativo, ma alla fine a vincere è stato lui: ripescando un gruppo che sembrava destinato a vivere un’annata d’oblio e che oltretutto era arrivato ad una triste resa dei conti post Mondiale per Club, ottenendo la loro fiducia e sapendo toccare in pieno il loro animo, convincendoli a dare tutto ancora una volta per mettersi alle spalle una volta per tutte la scorsa stagione che poteva essere meravigliosa e invece si è risolta in un dramma dietro l’altro, dimostrando di non essere finiti e anzi di avere ancora molto da dire.
Ha sbagliato Cristian Chivu? Sicuramente a volte le cose non sono andate come credeva, ma lui ha saputo prendersi le sue responsabilità e riconoscere gli errori. Le cose potevano essere migliori per l’Inter? Viene da dire di sì, e in questo caso la fine dell’avventura in Champions League pesa parecchio per come è maturata. Ma alla fine, Cristian Chivu ha vinto e come si suol dire, chi vince ha sempre ragione. Ha vinto contro i critici e contro le malelingue, contro chi ha sminuito il suo lavoro e chi quello della sua squadra andando a cercare il paragone forzato con le disavventure altrui come se all’Inter fosse sempre andato tutto liscio; contro chi ad un certo punto si è lasciato andare in volgari epiteti che più che sul suo ruolo suonano come diretti alla persona, un colpo basso che va ben oltre il semplice giudizio sportivo.
Chivu, insomma, ha vinto e questa sera, con ogni probabilità, potrà alzare le braccia al traguardo e celebrare questo Scudetto prima di innescare la festa dei tifosi pronti a scendere in strada per scatenarsi tutta la notte. C’è chi dice, o si augura, che quanto sta accadendo fuori dal campo sia soltanto l’inizio; bene, la risposta ideale è dire che questo deve essere il vero inizio. Inizio di una festa che dovrà durare molto, molto a lungo; e chi non ci sta, chiuda pure le finestre. Ma poi ricordi di cambiare aria di tanto in tanto.
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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