'I derby mettiteli nel…’ è il testo contenuto su uno striscione anti-Milan esposto da Marcus Thuram, durante la parata scudetto dell’Inter per le vie di Milano di domenica scorsa, finito nel mirino della Procura Federale che ha aperto un fascicolo per accertare eventuali violazioni. Queste manifestazioni sopra le righe, nel contesto di una festa con i tifosi, non sono nuove in città: in principio fu Massimo Ambrosini, nel 2007, ad alzare lo stendardo dopo la notte di Atene, sminuendo, in quel caso, lo scudetto vinto dai cugini al cospetto della Champions League della vendetta sul Liverpool. Nel 2022 la storia si è ripetuta dopo il duello tricolore vinto dal Diavolo, proprio a spese dei nerazzurri, con Mike Maignan e Rade Krunic che fecero notare, non proprio in modo oxfordiano, il fatto che fosse più importante vincere il campionato che la Coppa Italia, competizione dalla quale la squadra di Stefano Pioli fu estromesssa dagli inzaghiani dopo un tonante 3-0.
Vent’anni di sfottò di cattivo gusto che disegnano la parabola delle due squadre e, in generale, del calcio italiano: se prima si rinfacciava all’avversario storico lo status di campioni d’Europa, oggi la presa in giro è ridotta in scala nazionale o, peggio, cittadina. Colpa soprattutto del Milan, nobile decaduta che in questo lasso di tempo non ha più saputo essere all’altezza della sua gloria passata, se non in rare eccezioni. Non sicuramente in campo continentale, dove al massimo ha raggiunto una semifinale che i tifosi dimenticano volentieri visto l’amaro epilogo. Sull’altra sponda del Naviglio, le cose sono andate decisamente meglio, dopo il periodo di 'banter era', grazie soprattutto all’avvento di Beppe Marotta, prima amministratore delegato poi presidente del club, dal giorno zero acceleratore del progetto di Suning, poi continuato da Oaktree, che ha portato in dote nove trofei e tre finali europee. Un palmares che il dirigente varesino ha sfoderato dal taschino per rispondere a Gerry Cardinale che, nell'intervista uscita sulla Gazzetta dello Sport lo scorso 15 maggio, aveva parlato di ‘perdere 5-0 le finali di Champions’ con chiaro, seppur non esplicito, riferimento alla débâcle di Monaco di Baviera di Lautaro Martinez e compagni, spazzati via dal Paris Saint-Germain, la squadra migliore al mondo che gioca il calcio del futuro.
Difficile pensare che quella del proprietario del Milan fosse una canzonatura all’Inter: leggendo tutto il discorso, infatti, pur senza conoscerne il tono, si nota che il numero uno di RedBird come spesso gli è capitato anche in passato, parli da stakeholder del sistema calcio italiano che vuole provare, insieme alle altre componenti, a ridurre il gap con le superpotenze degli altri campionati. "Ho due risposte nel taschino: una ironica e una seria. Dico quella seria: gli auguro il percorso fatto da noi negli ultimi sei anni: nove titoli, due finali di Champions, una di Europa League. Quella ironica me la tengo per la prossima cattiveria…", il messaggio inviato tramite DAZN da Marotta a Cardinale. Un modo per non abbassare il livello della comunicazione, evitando di alimentare le solite beghe di quartiere. Uno striscione speciale, quello sventolato dall'ex Juventus, quello del traguardo. Per rimarcare dove può spingersi, al massimo, una squadra italiana nel 2026. Per gridare, senza volgarità, che l'Inter è attualmente il punto di riferimento della Serie A.
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