"Con l'intuizione siamo come la notte stellata, guardiamo il mondo attraverso mille occhi", scriveva Vincent Van Gogh al fratello Theo in una delle sue lettere legate al dipinto che, secondo i calcoli dell’astronomo Gianluca Masi, fu dipinta la notte del 23 maggio 1889. E un po’ come in quell’unione dissacrante di arte sacra e profana che mixa arte romantica e digital art contemporaneo regalato al grande pubblico nerazzurro da Tacchettee in una sua vecchia maglia, sotto il cielo di Milano in una limpida notte del 23 maggio i campioni d’Italia si godono il sereno concludersi di una stagione che regala notti, in cui, “Milano ha colori” e vibrazioni meravigliose - per citare la suddetta stampa -.

E se di citazioni parliamo, torniamo a quella di cui sopra, sottoscritta da quel Van Gogh che di stelle ne ha dipinte tante ma mai quante quelle capaci di essere osservate nella notte post Dall’Ara dai Campioni d’Italia. In certe notti Milano ha colori meravigliosi e anche stelle che ora i nerazzurri possono godersi come le ferie alle quali possono correre incontro a partire da domani quando ognuno dei ragazzi di Chivu prenderà strade e percorsi diversi prima del comeback pre-season 2026/27. Prima i doveri da compiere saranno vari ed eterogenei per i “meravigliosi ragazzi” ai quali ha dato tutto (per citare le sue stesse parole) nell’ultimo anno Chivu che ora è libero di potersi godere la famiglia di cui tanto parla e a cui tanto è legato. Amori a cui può finalmente dedicare tempo e serenità queste sconosciute negli ultimi dodici mesi, trascorsi in totale full immersion in doveri e anche piaceri di Appiano che hanno - come direbbe ironicamente lui stesso - invecchiato di qualche anno il buon Cristian che questa stagione adesso ha solo da chiedere riposo e tregua. Niente mercato né commenti da titolo: Chivu cala gentilmente la saracinesca della sua annata ai microfoni salutando con umiltà ma anche saggia scaltrezza un’annata che gli ha regalato tantissimi sorrisi che sono valsi, a lui e ai suoi ragazzi, gioie di sincera soddisfazione ed emozione inenarrabili da ogni riga di giornale quanto da ogni pixel di immagini condivise e ricondivise all’infinito negli ultimi giorni: niente di spiegabile fuori da nervi, muscoli e vene di un gruppo che col triplice fischio di Bonacina non eredita soltanto un biglietto verso soleggiate mete dal sapore di mojito ma un viaggio di sola andata verso una riconciliazione con se stessi che oggi non necessita nulla più di un silenzioso e profondo distacco da tutto e tutti. 

Il silenzio di chi scende, meritevolmente, dal treno in corsa concedendosi il diritto di assaporarsi tutto il gusto e la pace di ritrovarsi allineati con un animo tornato sereno dopo una profonda tempesta dai nuvoloni già da tempo scacciati ma dallo skyline mai assaporato davvero. Dal Dall’Ara non c’è altro da raccogliere se non l’emozione della doppia cifra di Pio, il gol di Diouf, la gioia, l’assist di Topalovic, la solita pennellata di Dimarco… e la fine di una stagione che come nota malinconica ha visto esclusivamente l’addio ai vari nerazzurri che praticamente da domani saluteranno, Darmian e Acerbi tra tutti. Ma di amaro c’è davvero poco per l’Inter e gli interisti che oggi, come Van Gogh, possono guardare il mondo attraverso mille occhi, perché come nel suo celebre dipinto , anche sull’Inter la notte è davvero stellata.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 24 maggio 2026 alle 00:00
Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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Egle Patanè
autore
Simpatizzante Colchonera, alma argentina, sangue catanese e corredo genetico interista. Figlia dell’Etna, ma nipote di Peppino Prisco, parlo e scrivo di Inter dal 10 agosto 1993. Nata lo stesso giorno di capitan Zanetti ma 20 anni dopo, giusto il tempo di non ereditarne calma e saggezza. Vivo nel segno del 23: con la diplomazia di Materazzi