Se pensiamo a tutti i giudizi definitivi piovuti sull’Inter, dall’interno e dall’esterno, durante questa interminabile stagione durata clamorosamente 12 mesi, e se pensiamo che le sentenze non sono ancora terminate, considerando che l’epilogo dell’Europa League è prossimo, viene facile comprendere quanto sia complicato un pronunciamento al netto su questa stagione e gli interpreti principali.
Questa sera l’Inter avrà di fronte un avversario tosto, più forte e tecnico di Getafe e Bayer Leverkusen e con un autostima maggiore di quanto avesse a inizio stagione, quando è stato eliminato dopo un girone di Champions disastroso. In Europa League ha mandato a casa Benfica, Wolfsburg e Basilea e ha vinto per la nona volta consecutiva il campionato nazionale, dando 23 punti di distacco alla Dinamo Kiev. I valori di una squadra di questi tempi sono meno semplici da leggere, come dimostra anche l’andamento della Champions, tra eliminazioni clamorose e il risultato pirotecnico di Bayern-Barcellona.
L’Europa League è invece più equilibrata e alle semifinali sono arrivate squadre forti, senza sorprese. C’è però questa pretesa verso l’Inter, come se dovesse vincere per farsi perdonare qualcosa, come se non avesse fatto fino in fondo il suo dovere, c’è un astio nemmeno troppo nascosto verso Antonio Conte e spesso, nella storia recente, abbiamo visto opinioni basate più sul giudizio verso le persone, che verso i professionisti.
Ci sono cose che il tecnico quest’anno avrebbe potuto gestire meglio, a partire dalla comunicazione e l’amministrazione di alcuni giocatori importanti ma ci sono anche dei risultati che registrano un passaggio importante nella storia recente nerazzurra, laddove la chiave è quella di restare con questa ossatura tecnica e societaria per giocarsela alla pari tra un mese (solo un mese!) con l’inizio della nuova stagione.
L’annata quasi al termine, parla di una prima parte pre-covid, estremamente convincente, con lampi di gioco importanti come nella gara al Nou Camp col Barcellona e scandita da una lotta per il primo posto in linea con le aspettative. Il crollo nella borsa della percezione si è avuta con l'eliminazione intollerabile dalla Champions, contro il Barça delle seconde linee. I primi pareggi banali in Campionato, le sconfitte negli scontri diretti contro Juventus e Lazio, e l'andata in Coppa Italia persa col Napoli hanno fatto il resto. A febbraio dunque, prima che il virus cambiasse il pianeta, la stagione nerazzurra era stata riportata a terra con prepotenza.
Al rientro, nonostante le comiche premesse di una stampa che parlava di un ritorno al calcio condizionato e che non poteva essere giudicato con gli stessi parametri, si è assistito ad una sequenza di valutazioni ancora più trancianti e, se possibile, contraddittorie.
L’Inter è stata eliminata dal Napoli, a seguito di una gara di ritorno comunque convincente ma ha balbettato in diverse partite e si è suicidata con Sassuolo, Verona e Bologna, perdendo una cifra complessiva di 7 punti praticamente fatti, i quali hanno pregiudicato una clamorosa rimonta.
Le ultime tre partite di Campionato hanno invece di nuovo ribaltato (letteralmente) il tavolo e portato ad un secondo posto che, alla vigilia della partita a Bergamo contro la squadra più in forma del Campionato, era dato quasi per perso.
Poi, dopo le intemerate di Conte e le tensioni, l’Inter si è fatta largo in Europa League grazie ad uno spogliatoio che, quando si pensava potesse sfaldarsi, si è ricompattato e lo ha fatto stringendosi intorno all’allenatore. Ieri in conferenza stampa sono tornate anche parole distensive verso la proprietà.
La calma piatta, scandita dal ferragosto vacanziero e una pausa di sette giorni, mai registrata da quando si era ripreso a giocare, ha fatto calare la tensione e sarà importante vedere se la squadra sa giocare bene solo quando intorno ci sono le polemiche o sa preparare bene una partita importante in un clima più sereno.
La partita col Bayer ha mostrato quella formidabile capacità di produrre azioni pericolose in serie e, allo stesso tempo, di riuscire a sprecarle, mostrando il contrasto tra le azioni capitalizzate e quelle fallite dagli stessi giocatori. Quello che importa è che il giudizio su Conte e l’Inter sia critico ma non dirompente, tagliente ma non auto flagellante. Il resto verrà da sé.
Amala.
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1
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