Era il 20 settembre 1870 quando la fanteria del Regno d’Italia penetrò a Roma, attraverso la “breccia" apertasi nelle zone di Porta Pia e la città e buona parte dei territori del Lazio furono annessi al Regno d’Italia. Scrivendo praticamente l’ultimo atto del percorso di unificazione dell’Italia che fu sancito definitivamente l’anno successivo quando la capitale fu trasferita 3 febbraio 1871 la ufficialmente da Firenze a Roma. È il 13 maggio 2026 e dopo lo scudetto vinto un paio di settimane fa, l’Inter si prende definitivamente l’Italia battendo la Lazio di Maurizio Sarri e mette la parola fine alla stagione calcistica 2025/26, quantomeno per quanto le riguarda. La Nazione si veste del vessillo nerazzurro col possente biscione che divora il bambino stampato sopra e non c’e battaglia che regga o renda giustizia: nei confini nazionali il predominio della squadra di Cristian Chivu è netto. Alla faccia direbbe qualche studioso oxfordiano che accuratamente censuriamo, ma lo stupore è d’obbligo a voler abbandonarsi in riavvolgimenti di nastro fino a inizio stagione (e anche oltre) quando c’era chi puntava fiches su quarti-quinti posti e nada mas… come si dice dalle parti di Lautaro. Il mas c’è stato e dice doblete: per la seconda volta nella sua storia la Beneamata vince campionato e Coppa Italia lo stesso anno, risultato che aveva raggiunto finora solo Jose Mourinho nella stagione 2000/2010, diventato poi Triplete. In quella Inter, in difesa, c’era un più giovane e "matto" Cristian Chivu, che da quella stagione lì è ben più maturo e cresciuto pur avendo conservato cuore, grinta e 'scalmanata' naturalezza che finisce sempre col condire con tanto di cuore e quasi vent’anni dopo, lo stesso terzino nerazzurro che diciassette anni fa sollevava Scudetto e Coppa Italia da giocatore, oggi fa lo stesso da allenatore.
La partita dei campioni d'Italia comincia in salita con il giallo rimediato da Bisseck che scivola e travolge, pur senza volerlo, Noslin. L'ammonizione del difensore nerazzurro non è l'unica insidia, nei primi dieci minuti la Lazio scherma bene i campioni d'Italia che si ritrovano a dover fronteggiare un blocco basso e compatto dei padroni di casa che asfissiano i ragazzi di Chivu che trovano però un guizzo con Lautaro al 13esimo, servito da un ottimo Nicolò Barella che riesce a scappare dalla morsa biancoceleste e a mettere dalla destra un cross che però il capitano manda di poco a lato. L'Inter non desiste e alza i giri di un motore che ruggisce mettendo alle corde i laziali che mandano Federico Dimarco alla bandierina e mai scelta fu più sbagliata. Almeno fino al colpo di testa di Adam Marusic che proprio sul corner del 32 ospite schiaccia di testa in maniera clamorosa e manda alle spalle del beffato Motta, mandato al patibolo dal suo stesso difensore. Buon inizio che però la Lazio cestina in un non niente mettendo la lancetta del match a favore dell'Inter che ora si lascia gasare dal tifo diventato caldissimo. Al 21esimo la squadra di casa trova campo aperto per tentare una sgroppata che finisce col perdersi con un cross di Zaccagni alla ricerca di Isaksen che scivola ed è già possesso nerazzurro. La difesa di casa si rivela più reattiva che nell'ultimo faccia a faccia e Nuno Tavares salva su Dumfries, vicinissimo al doppio vantaggio. Salvataggio in cui non riesce il portoghese al 36esimo quando con mollezza gestisce un pallone che sempre Dumfries gli strappa via prima di consegnarlo a Lautaro Martinez che senza sforzi ha spinto in porta, spalancataasi davanti a lui col povero Motta mandato off da Denzel. Raddoppio Inter e Lazio che sembra essere precipitata nel burnout già visto qualche giorno fa. Sembra ma non è per fortuna per Sarri ma anche delle migliaia di spettatori all'Olimpico ad assistere al match. Al 45esimo Isaksen fa sussultare per la prima volta i suoi tifosi sugli spalti e rabbrividire per un attimo i nerazzurri, ma il tiro, deviato da Bastoni, finisce in corner. Martinez blocca prima di rilanciare un pallone che quando tocca terra viene accolto dal duplice fischio di Guida che manda tutti a riposo.
Il secondo tempo riparte con la squadra di casa che riesce a trovare ordine e anche qualche accenno di trama di gioco, al 52esimo Bastoni interrompe un possesso biancoceleste che spingeva verso Martinez e la palla fa presto ad arrivare dalle parti di Motta che sventa il pericolo strappando dai piedi di Thuram ogni possibile intento dei nerazzurri, che vogliono chiudere la partita. Bello lo scambio di cui qualche minuto dopo si rendono protagonisti Thuram e Barella che poi mette in mezzo a memoria e si lascia fermare da un provvidenziale Romagnoli sul più bello. La miglior occasione della Lazio arriva al 58esimo, nasce da un'intuizione di Rovella, subentrato a inizio st a Patric, e finisce con Noslin che, servito da un bravissimo Isaksen a recuperare palla, si gira e calcia, ma fuori seppur di pochissimo. Non va meglio a Zaccagni nel debole tentativo successivo che il capitano laziale però dosa male spedendo alto. Tentativi che non aggradano Chivu in panchina che va a colloquio con Kolarov per decidere le contromosse ad una Lazio crescente che mette peraltro forze nuove con la staffetta Cancellieri-Isaksen: pronti dunque Luis Henrique e Mkhitaryan per Dumfries e Sucic. Il brasiliano si mette subito in mostra, tentando prima di imbeccare un traversone di Dimarco, poi si dopo essere stato lanciato da Barella, ma entrambe le volte senza successo. Sarri non demorde e rinfranca ancora i suoi con dei cambi che fanno alzare i giri del motore ad una Lazio che si presenta due volte dalle parti di Pepo che finisce anche col farsi male. Cambi su sponda biancoceleste con Zaccagni e Marusic che lasciano il posto a Lazzari e Dia e anche su quella nerazzurra: dentro Bonny e Carlos Augusto per Lautaro Martinez e Alessandro Bastoni che esce tra i cori dei nerazzurri e la benevolenza di un popolo amico che regala al braccetto di Chivu una trasferta finalmente serena. Non altrettanto benevola invece l'accoglienza a Pedro, fischiatissimo al suo ingresso in campo dagli oggi campioni d'Italia che allo spagnolo devono il titolo perso lo scorso anno. Dopo l'occasionissima di Zielinski che avrebbe potuto mettere il punto alla finale, esce anche il Tikus che si prende l'ovazione del suo popolo. C'è anche spazio per un focolaio di inaspettatissima rissa in campo, dove cade una tris di gialli che Guida è costretto ad estrarre dopo il duro fallo di Pedro su Dimarco che reagisce e finisce a sua volta sul taccuino del direttore di gara che punisce anche Zaccagni dalla panchina. Tafferugli che di fatto mettono fine agli eventi degni di nota prima del triplice fischio che arriva al 95esimo e consegna di fatto la decima Coppa Italia all'FC Internazionale.
La Coppa Italia numero dieci da dedicare ad un dieci speciale per una conquista speciale. L'Inter dopo lo scudetto apre una breccia definitiva anche dentro la Capitale, la tinge di nerazzurro: fa doblete e si prende definitivamente l'Italia, annettendola al suo regno: il regno dell'Inter di Cristian Chivu.
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