Ricordate la conferenza stampa di Antonio Conte alla viglia di Atalanta-Inter? Umore pessimo, risposte a monosillabi, voglia di chiuderla il prima possibile. Era da poco arrivata sulla scrivania del suo ufficio la notizia della positività di Padelli, mentre Gagliardini e Radu non si erano allenati per due tamponi dubbi. Il Covid-19 che sta sconvolgendo la vita delle persone, scende in campo pesantemente anche nel calcio e non potrebbe essere altrimenti.

In casa Inter l'emergenza è iniziata prima del derby con sei giocatori indisponibili. L'ultimo ad arrendersi ad un tampone positivo si chiama Aleksandar Kolarov. Non se ne esce e cosi sarà sino al termine della stagione, se la stagione riuscirà a concludersi. Chiaramente il problema riguarda tutte le squadre, ma qui parliamo di Inter e dei suoi risultati che poi sono commentati e analizzati da critica e tifosi.

Covid a parte, tornando al modo di comunicare dell'allenatore, negli ultimi giorni abbiamo letto due lunghe e articolate interviste concesse alla Gazzetta dello Sport e ai colleghi inglesi del Telegraph. Due momenti a sorpresa sicuramente voluti da Conte che, evidentemente, ha annusato il desiderio da parte dei tifosi dell'Inter di sapere cosa veramente gli passi per la testa dopo il famoso e misterioso vertice di Villa Bellini che aveva comunque partorito la prosecuzione del matrimonio.

Tanti i concetti espressi dal tecnico nelle ultime due chiacchierate con la stampa, ma ritengo che, secondo i canoni del giornalismo, il titolo comune delle due esternazioni debba riguardare l'intenzione di rimanere a lungo sulla panchina della Beneamata e poi, ma solo poi, tornare a riassaporare il fascino della Premier League.

Non era così dopo la finale di Colonia, quando Conte ai microfoni di Sky disse: "Ci incontreremo per cercare di pianificare eventualmente il futuro dell'Inter, con o senza di me”. Può essere sicuramente vero che il ricco contratto triennale che lega Conte all'Inter sia più esaustivo di mille parole, ma il personaggio non pare sia incline alle frasi di circostanza. Quello che gli passa per la testa, dice, e l'ha dimostrato sia all'Inter (ricordiamo il duro attacco al club dopo Bergamo alla fine della scorsa stagione) che durante le esperienze avute in tutte le piazze in cui abbia lavorato, compresa quella della Nazionale.

Ritengo, quindi, che Antonio Conte stia maturando veramente l'idea di poter essere protagonista di una lunga storia nerazzurra e non solamente il personaggio di spicco di un veloce e dimenticabile capitolo. Che questo poi avvenga non è scontato, anzi. I risultati, solo quelli, determinano le sorti di un allenatore, almeno in Italia. Soprattutto di un grande allenatore in un grande club. Più alte sono le aspettative, meno hai possibilità di sbagliare. Se poi arrivi all'Inter che non vince nulla da nove lunghi anni, se sei stato il capitano e l'allenatore della squadra rivale per antonomasia, se, se, se... allora il compito si fa ancora più difficile.

Viviamo nell'era dei social dove tutti dicono tutto. Bello e sacrosanto esercizio di libertà di pensiero, ma anche pericoloso coacervo di banalità e luoghi comuni. Mi piacerebbe che l'attuale tecnico dell'Inter sia giudicato e analizzato per scelte e strategie, senza ogni volta ricordare un passato che fa parte del passato, appunto. Non piace la difesa a tre? Sbaglia a lasciare in panchina Eriksen? Non piace la sua idea di gioco che non lascerebbe spazio all'estro? Ok, se ne discuta motivando, senza ogni volta tirare fuori cose che non servono certo a rivedere l'Inter vincente.

La stagione, questa assurda stagione che vede l'esito di un tampone decidere la formazione da mandare in campo, non è iniziata come i tifosi dell'Inter speravano. Penso che Conte sia il primo a non essere soddisfatto dell'attuale settimo posto in campionato e dell'ultimo, con soli due punti all'attivo, nel girone di Champions League. Ma il tempo e le capacità di squadra, società e allenatore per risalire, ci sono. Serve una bella vittoria domenica prossima contro il Torino, servirebbe una bella vittoria mercoledì 25 novembre contro il Real Madrid. Due scosse per tornare a credere nel presente.

Un presente che Conte dice essere propedeutico per il futuro. Ma intanto urge tornare a vincere le partite. Con i tre punti in tasca, è più facile farsi capire e, soprattutto, credere.

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Sezione: Editoriale / Data: Mer 18 novembre 2020 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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