A poche ore da Inter-Juventus, il quotidiano La Stampa ha raccolto le impressioni di un grande protagonista del recente passato di questa sfida, vale a dire Alessandro Del Piero: "Inter-Juve è una rivalità che affonda le sue radici nella storia di questo gioco, in Italia. E molto spesso è stata una sfida scudetto, dunque ha abbinato il valore assoluto della partita con quello relativo alla corsa per il titolo. Ecco perché è così speciale. E, per essere chiaro, vale da prima del 2006, e anche prima del 1998".
Fra tanti derby d’Italia giocati, quale ricorda con più gioia e quale con amarezza?
"La punizione a San Siro nel 2006 rimane un momento indimenticabile, per qualità di quel gol e per importanza. Ricordo con meno piacere le sfide dopo il ritorno in serie A, quando non riuscivamo a raggiungere il livello che volevamo, e a lottare per lo scudetto. Per fortuna ho fatto ancora in tempo a farlo, prima di chiudere la mia carriera in bianconero».
Qual è stato il difensore dell’Inter più difficile da affrontare. E perché?
"Ce ne sono stati tanti, e ho l’impressione che una volta usassero maniere più forti di oggi. Penso a Samuel, Cordoba, il mio compagno mondiale Materazzi. Ricordo spesso a Bergomi quando ero un ragazzino e, la prima volta che lo incontrai, mi diede un pizzicotto per farmi restare a terra e non rialzarmi subito, insomma per avere il tempo di rifiatare. Diciamo che me hanno date abbastanza…".
Lei vive a Los Angeles: tre aggettivi per spiegare agli americani Inter-Juventus.
"Più che aggettivi, userei degli esempi: Celtics-Lakers in NBA, Boston Red Socks- NY Yankees oppure Dallas Cowboys-Washington Redskins in NFL, è questo il livello".
La storica rivalità tra i due club è stata acuita da Calciopoli, quindici anni dopo cosa ne pensa?
"Che si è andati oltre. C’è troppo odio, soprattutto sui social, e questo non mi piace. In campo non è così, lì ci si rispetta. E deve tornare ad essere così anche tra il pubblico, senza nulla togliere alla bellezza della rivalità, anche feroce".
Si intrecciano tradizioni e interessi di classifica attualissimi: l’Inter vuole allontanare la Juve, i bianconeri sperano di avvicinarsi. Crede che i 90’ possano riscrivere le gerarchie del campionato?
"In caso di vittoria dell’Inter, in particolare, credo che questa partita possa avere un peso significativo sul futuro del torneo, come avrebbe potuto averne la vittoria del Milan contro la Juve, che non è arrivata. Insomma, i punti cominciano a pesare, soprattutto per chi è più indietro".
Juventus ancora favorita?
"Come valore di squadra, sì. Ma in questo momento, sinceramente, non ci sono favorite tra le tre squadre che a mio avviso se la giocheranno fino alla fine, ovvero Milan, Inter e Juventus. E non terrei ancora fuori il Napoli".
Crede che i nerazzurri siano i primi rivali per lo scudetto? O il Milan può dare continuità al suo cammino?
"In questo momento credo vada rispettato, come sempre, il verdetto del campo. E il campo sta dicendo che il Milan ha tutto per vincere, a maggior ragione con il recupero di Ibra. In assoluto credo però che l’Inter sia un filo davanti a tutti".
Su Sky ha replicato a Bergomi che parlava di troppe pressioni sull’Inter. Lei pensa sia costruita per vincere? O, semplicemente, i grandi club devono convivere con le pressioni?
"Penso che i club di vertice debbano vincere nonostante le pressioni, e penso che non sia possibile respingerle dicendo che non esistono o che non siano giustificate. Dipende dagli obiettivi e dal “setup” che squadra e società si impongono. Peraltro, a proposito di quello che dicevo sul clima che trovo spesso troppo pesante, ho letto che alcuni hanno giudicato quella con Bergomi “una lite”. Ma non scherziamo, si parla di calcio, ci si confronta, ma sempre con leggerezza, non ho mai litigato per questo fuori dal campo e tantomeno con lo Zio, che è una grande persona, è stato un grande avversario e pure un compagno in azzurro".
Trova strano Conte in nerazzurro?
"Nel mestiere dell’allenatore è quasi impossibile legarsi a una squadra per sempre, come abbiamo fatto da calciatori. Sinceramente è normale, lo hanno fatto ad esempio anche il Trap e Lippi dopo anni in bianconero".
Incide più Lukaku nell’Inter o Ronaldo nella Juve?
"Se mi avesse fatto altri nomi forse avrei potuto scegliere. Ma questi due sono troppo importanti per le loro squadre, decisivi allo stesso modo".
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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