Nelle prigioni americane degli stati in cui è prevista la pena di morte, colui che attraversa il corridoio che lo porterà verso la propria fine viene annunciato agli altri detenuti con un sonoro grido “Deadman walking”, tradotto “Uomo morto che cammina”. Mi perdonerete il macabro paragone, ma Walter Mazzarri nelle ultime settimane è stato in marcia verso la propria fine: l'esonero. Senza troppi giri di parole, l'allenatore toscano era da tempo inviso all'opinione pubblica nerazzurra e Thohir, nel ruolo del governatore che poteva dispensare o meno la grazia, ha preferito non salvare il tecnico per placare gli animi della folla inferocita.
La similitudine, come già detto, è servita a riassumere le ultime ore dell'esperienza nerazzurra di Walter Mazzarri, ma molti interrogativi rimangono in merito. L'allenatore era già stato scaricato dal pubblico da tempo, il quale non perdeva occasione per fischiare direttamente la sua persona tanto da dover riadattare le abitudini in fase di prepartita della società per evitare la moltitudine di fischi che piovevano sul tecnico toscano tanto che, per alcuni soggetti, sembrava quasi più importante scoraggiare Mazzarri invece che supportare la squadra. L'ormai ex allenatore dell'Inter è sempre stato indicato come unico e solo responsabile delle debacle della Beneamata, ma è mai possibile che sia totalmente vero? I numeri sono impietosi con il Mazzarri, che ha vinto solo 25 gare sulle 58 guidate sulla panchina dell'Inter, ma quante delle 35 restanti partite non sono state vinte solamente per errori di WM? Prendiamo ad esempio le ultime due gare della sua gestione: a Saint-Etienne i primi 30 minuti della gara, al netto delle tante assenze, sono stati buoni; la sua Inter contro il Verona, dopo il gol di Toni, ha reagito alla grande riuscendo in quello mai successo, ribaltare il risultato (impresa riuscita sino a 40 secondi dalla fine). Per assurdo, l'esonero avrebbe avuto più senso dopo le due brutte sconfitte contro il Cagliari e la Fiorentina o dopo il ko contro il Parma, ma la situazione era degenerata a tal punto che ogni momento poteva essere quello giusto per porre fine all'esperienza a Milano dell'ex tecnico del Napoli.
Non ci si vuole soffermare sulla bontà della scelta di Mancini, ma su quello che essa significa. Da venerdì alle 12.46 nessuno ha più alibi. Nessuno potrà deridere Mazzarri per le “scuse accampate”, nessuno potrà addossare a lui l'assenza di un gioco, nessuno potrà dire che i giocatori rendono male perché mal indirizzati o messi fuori ruolo (affermazione errata perché nessuno lo era, se non Obi per esigenze dovute agli infortuni). Adesso tutti dovranno prendersi le proprie responsabilità, dal presidente all'ultimo dei magazzinieri passando da chi questa squadra l'ha costruita in fase di mercato e chi in campo ci scende.
Nemmeno i tifosi adesso avranno più scuse. Sì, perché ora, giustiziato Mazzarri, al suo posto è arrivato quel Mancini che ha riportato sulla cartina nazionale l'Inter e non si potrà iniziare a mugugnare dopo i primi passi falsi. Nel malaugurato caso dovessero tornare gli X-Men del 2004/05, come si comporterà il pubblico di San Siro? Fischiare non sarebbe ammesso perché, oltre ad essere fuori luogo (come lo era con Mazzarri), sarebbe intollerabile dato che sulla panchina c'è proprio colui che il popolo interista agognava. Un po' come se si obbligasse il proprio figlio a cambiare fidanzata/o per poi lamentarsi di quella scelta fatta in prima persona dal genitore stesso. Decisamente inappropriato.
Niente più alibi, adesso è giunto il momento di invertire la rotta per dimostrare che la volontà dell'opinione pubblica sia servita a qualcosa e che non sia semplicemente una reminiscenza della scorsa gestione. Intanto per il tecnico livornese il corridoio è giunto al termine. Nessuno, questa volta, lo ha graziato. Deadman was walking.
Autore: Gianluca Scudieri / Twitter: @JeNjiScu
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