Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Tomaso Trussardi parla di Inter-Atalanta, lui che conosce benissimo sia Milano che Bergamo. "Le accomuna il lavoro. La modernità di Milano è stata costruita dai bergamaschi, che vanno a popolare i suoi cantieri guidando sul celebre tratto della A4 che si intasa dalle cinque e mezza alle otto del mattino. Ma gli imprenditori bergamaschi hanno trovato la loro grandezza a Milano: come mio padre, fiero di essere nato qui e di definirsi milanese di adozione. Il primo laboratorio di guanti era a Bergamo, l’internazionalità gli fu data dallo show room aperto a Milano nel 1983".

E le filosofie imprenditoriali?
"L’industria bergamasca è più “be-to-be”, meno a contatto con il cliente finale. Io la chiamo l’industria nascosta di Milano".

E l’identificazione con la squadra di calcio?
"Sono cresciuto in una famiglia interista: papà ebbe anche contatti per acquistare la società, prima che la prendesse Moratti. Il tifoso interista mi pare più bon ton, con punte di distacco; a Bergamo sono più veraci, un po’ come i napoletani, e la Dea è quasi una ragione di vita. Per tutti: dall’imprenditore che si sbraccia come un bambino in tribuna al magutt, il manovale che va in curva. Una specie di culto per l’Atalanta, che la gestione Percassi ha reso anche l’orgoglio della città".

Sezione: Rassegna / Data: Dom 07 marzo 2021 alle 12:06 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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