"Pensare di ripartire prematuramente, senza che la situazione sanitaria si sia in qualche misura normalizzata, senza preoccuparsi di come garantiremo ai giocatori e a tutto il personale coinvolto la tutela della salute, certamente sarebbe una sciocchezza e una forma di mancanza di rispetto nei confronti delle vittime. Ma il tema del dopo, del riavvio della Serie A che abbiamo dovuto interrompere, va affrontato". Lo dice il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, intervistato dal Corriere dello Sport.
 
Affrontiamolo. 
"Io auspico che la stagione in corso si concluda. Sono per la ripartenza, insomma. Ma si tratta di un auspicio ragionato, basato su alcuni presupposti". 
 
Quali? 
"Il primo, chiaro, è che la pandemia venga superata, il che significherebbe peraltro la fine di una crisi gravissima per il Paese. Il secondo, altrettanto ovvio, è la certezza che nessun danno venga arrecato alla salute degli atleti e delle altre persone coinvolte. Infine, non bisogna arrivare con i tempi tanto in là da compromettere la prossima stagione". 
 
Termine ultimo? 
"Sarebbe complicato giocare oltre metà luglio senza fare danni. Inoltre la stagione a venire deve comunque concludersi rapidamente per via dell’Europeo e dell’Olimpiade rinviati". 
 
Tra play-off e congelamento delle classifiche attuali che cosa preferirebbe? 
"Dico solo che, se non si dovesse riprendere a giocare, questa stagione non può essere omologata, non può emettere verdetti. Sarebbe insensato chiedere scudetto e retrocessioni a un campionato che s’interrompe bruscamente a dodici partite dalla fine per cause di forza maggiore. L’unica eccezione, immagino, dovrebbe riguardare le squadre da qualificare alle competizioni europee. Assegnare un titolo o addirittura decidere chi perde la categoria non sarebbe razionale". 
 
Tra i presidenti c’è più fiducia o più scoramento? 
"Le Leghe, e io ne ho conosciute tre dalla C alla A, funzionano nel momento in cui si pensa al bene collettivo e non agli orticelli. Oggi vedo preoccupazione, perché tutti i club quando stilano un budget dei ricavi certi e incerti mettono tra i primi gli introiti dei diritti Tv. Insieme con biglietti e sponsor. Improvvisamente alcune voci sono venute meno. Questo non vuol dire che la Serie A, come ho letto da qualche parte, abbia già sperperato le proprie risorse. I costi sono stati calibrati su denaro che di colpo e imprevedibilmente ora manca. Dire che siamo stati imprudenti mi sembra un’analisi quantomeno frettolosa". 
 
Il calcio resisterebbe se la stagione della Serie A venisse cancellata? 
"Perderemmo 740 milioni. E allora bisogna andare a vedere il livello di indebitamento dei club. Chi è gravato da tanti debiti, in un frangente del genere vacilla. Il Lecce non ha esposizione e reggerebbe". 

Sezione: News / Data: Gio 02 aprile 2020 alle 15:27 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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