Peggio di così, proprio non poteva andare. Il calcio italiano è costretto dalla storia a non guardarsi alle spalle, perché di questi ultimi dieci anni ben poco è da salvare. A partire dal rendimento della Nazionale italiana: dopo il terzo posto nel girone dei Mondiali 2010 (in un gruppo con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia) sembrava d'aver toccato il fondo del barile, eppure ci si sbagliava. Da allora in poi, infatti, sono arrivate la sconfitta per 4-0 nella finale del Campionato europeo 2012 contro la Spagna (illusoria la doppietta di Balotelli alla Germania in semifinale), l'eliminazione da Brasile '14 inflitta agli azzurri per mano del Costa Rica e, soprattutto, la tragicomica Italia-Svezia del 17 novembre 2017. Unica avventura da salvare, gli ottimi Europei disputati nel 2016 dalla Nazionale di Antonio Conte, eliminata soltanto ai rigori dalla Germania campione del mondo in carica, dopo aver vinto - gli italiani - contro Belgio, Svezia (un anno e mezzo prima della disfatta di San Siro) e Spagna. Proprio dagli Europei il calcio azzurro ripartirà, nel 2020: allo Stadio Olimpico, per vivere nuove Notti Magiche.

Dopo il Triplete del 2010 firmato Inter, nessun'altra italiana ha vinto una Champions League. Le umiliazioni subite dalla Juventus nelle finali contro Barcellona (2015) e Real Madrid (2017) sono la fotografia di un decennio nel quale, anche a livello di club, sul piano internazionale l'Italia ha faticato, a differenza della Spagna sempre (o quasi) dominatrice. Per le due milanesi, quantomeno dal 2012 in poi, è stato un decennio buio; Napoli e Roma hanno tentato, con i loro mezzi, di dar fastidio alla Juve, ma l'epilogo del nostro campionato si è rivelato ogni anno scontato.

Pochi passi in avanti sul piano degli stadi: Juventus, Udinese, Sassuolo, Spal e Frosinone hanno dato l'esempio; più travagliate le esperienze di diverse città (Cagliari in primis). Fatto sta che, nel 2020, gli stadi di città come Firenze, Bologna o Palermo non hanno tutti gli spalti coperti. Ergo, uno spettatore rischia di bagnarsi se piove (ripetiamo, nel 2020). L'auspicio è quello di migliorare sotto questo aspetto, anche in vista di un Europeo, quello del 2028, che potrebbe premiare l'Italia come Paese organizzatore. Cambiare si può, anzi, si deve.

Sezione: News / Data: Mar 31 dicembre 2019 alle 21:04
Autore: Andrea Pontone / Twitter: @_AndreaPontone
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