Il gol come una necessità, anzi, un bisogno fisico. Questo è il gol per Giampaolo Pazzini, come spiega lui stesso nel corso di una lunga intervista rilasciata al Guerin Sportivo. Dove l'attaccante dell'Inter rivela in prima battuta di non essere stato attaccante da subito: "Nel Margine Coperta, la squadra dove ho iniziato a giocare, venivo impiegato anche a centrocampo. Sono diventato attaccante nell'Atalanta, intorno ai 15-16 anni. Molti mi chiedono cos'è il rapporto col gol, e io rispondo: è un istinto, è il desiderio totale di mettere la palla nella rete. Si trasforma in un desiderio fisico. Prima cercavo la rete, ma non come adesso: il gol viene prima di tutto, e anche se non gioco bene ma segno sono felice. Prima mi parlavano troppo di prestazione, di rendimento, e che il gol sarebbe stato la conseguenza di ciò".
Quand'è arrivata la svolta nella carriera di Pazzini? "Quando sono passato alla Sampdoria: a Firenze venivo da mesi di sofferenza, mi sentivo ai margini del progetto. Arrivato a Genova, ho trovato tutto un ambiente pronto a circondarmi di attenzioni, dai compagni, Cassano in primis, al mister Mazzarri che mi ha dato fiducia. Nel giro di una settimana ho trovato le certezze che mi erano mancate. Dopo aver lasciato la Fiorentina, dove feci un solo gol, ne segnai 11". Ma se deve indicare l'allenatore della sua vita, il Pazzo non ha dubbi nel fare il nome di Andrea Mandorlini: "Ebbe coraggio a mettermi al centro dell'attacco dell'Atalanta a soli 19 anni".
Il calcio vive sempre a metà tra passione e interessi, esempi lampanti di questa dicotomia possono essere Zanetti e Ibrahimovic. Pazzini da che parte sta? "Ibra non lo conosco, Zanetti è un esempio per tutti. Ma ha avuto la fortuna di trovarsi in una grande squadra come l'Inter. Voglio dire che se si parte dal basso, e se uno è ambizioso, è naturale che debba cambiare squadra per risalire". Come ha fatto lui, passando in nerazzurro: "Ormai questa maglia comincio a sentirla sulla pelle, qui ti rendi conto di essere in una grande squadra e di lottare per traguardi importanti. Quando sono arrivato a Milano, mi è cresciuta la voglia di vincere, mi è venuta una fame mai avuta sin lì". Dimostrata sin dal debutto con doppietta al Palermo: "Stavo bene, avevo la convinzione di vincere. Qui hai campioni che hanno conquistato tutto, acquisisci in fretta sicurezza e autostima. Questa è l'Inter".
Pazzini racconta cosa lo ha impressiona maggiormente durante gli allenamenti alla Pinetina: "Tantissime cose: la serietà di Zanetti, che a 38 anni sembra un ragazzo della Primavera. Ma anche le giocate che può fare Sneijder, il calcio di Stankovic, gli allunghi di Maicon. Troppe cose", poi il suo idolo da ragazzino: "Mi identificavo in Del Piero, impazzivo per i suoi gol, benché non fossi juventino". Un capitolo sui gol: "Il più bello quello fatto al Werder Brema con la Sampdoria, i più importanti i tre siglati con l'Under 21 a Wembley. Ho ancora il pallone a casa mia a Montecatini, insieme a una quasi Coppa Italia e al 20% di scudetto che ho fatto vincere all'Inter". Già, ai danni della Roma di Ranieri, ora suo allenatore: "Quella sera non mi ha detto nulla nello spogliatoio. Tra noi c'è grande stima e lo ringrazio per avermi preso dal primo giorno in grande considerazione".
Quando gli si ricorda il trattamento ricevuto da Gasperini, che lo lasciava troppo spesso in panchina, preferisce glissare: "Lasciamo stare, non ero contento, ma rispetto le scelte di un tecnico. Quando però Moratti lo richiamò dissi cavolo! Moratti non è un presidente qualunque, lui ha avuto tantissimi cannonieri. Ero felice e sorpreso, emozionato e stupito". Sul difensore che lo ha fatto più soffrire dice: "Prima con Samuel e Materazzi erano battaglie, ora direi Thiago Silva, ha capacità fisiche e tecniche". Infine, cosa vorrebbe vincere il Pazzo con l'Inter? "Qualunque cosa, purché vinca. L'anno scorso, quando con Leonardo tornammo sotto in campionato, non nascondo che allo scudetto ci tenevo e speravo. Ma anche l'Europa è fantastica, le notti di coppa sono affascinanti. E poi segno quasi sempre, bello così. Poi, spero di arrivare all'Europeo, anche per riscattare un Mondiale sfortunato".
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