Alla Gazzetta dello Sport, José Mourinho rilascia una lunga ed interessantissima intervista esclusiva alla quale risponde in qualità di ex allenatore dell'Inter. Lui, il portoghese, è rimpianto da moltissimi tifosi ed ha lasciato uno splendido ricordo da vincente. La lunga intervista ve la proporremo al più presto in formato integrale, intanto anticipiamo alcuni spezzoni: "Forza Inter, lo dico con il cuore. Spero che i nerazzurri vincano tutto, ma non la Champions League", ha detto Mourinho che vuole evidentemente trionfare con il suo Real Madrid. "Il presidente Moratti lo sento sempre, ogni settimana. E se avessi avuto l'ossessione dei titoli, sarei rimasto a Milano", ha poi svelato lo Special One. Lui dalla notte di Madrid non ha parlato più di Inter: “L’ho sempre fatto con Moratti, i giocatori e tutta le gente con cui ci ho lavorato per due anni, due anni stupendi. Se poi ci aggiungiamo i successi tutto diventa più bello”. Sembra strano che nessuno dei premiati nerazzurri a Montecarlo (Julio Cesar, Maicon, Sneijder e Milito) l’hanno ringraziato: “Non faccio drammi: io li ringrazierò sempre. I miei pensieri e le mie parole vanno sempre ai giocatori e allo staff. I premi individuali come quelli di Montecarlo o quelli FIFA che spero di vincere (il Pallone d’oro per allenatori) sono frutto del lavoro di squadra. Se il Bayern avesse vinto al Champions parleremo di Robben o Schweinsteiger Pallone d’oro”. La nuova Inter secondo Mourinho: “Non lo so. Non ho visto alcuna gara dell’Inter. Conosco però i risultati di tutte le mie ex squadre. Con il Chelsea sono più tranquillo, con l’Inter sono più coinvolto”. Continua il rapporto con Moratti: “Lo sento sempre. Lui fa parte della mia storia ed io della sua. Ci sentiamo ogni settimana, ma poi sono un professionista, quando chiudo un capitolo, lo chiudo e basta”.
Sul Milan e sulla lotta scudetto: "Non ne parlo, ma dico che con Robinho ed Ibrahimovic è un altro Milan". I rossoneri saranno i prossimi avversari di Mou in Champions: “Il Milan in Europa è un altra cosa. Può giocare male in campionato, ma è capace di vincere al Bernabeu. Ha la mentalità che l’Inter lo scorso anno non aveva e che ora ha e avrà sempre nel suo DNA”. Si parla di mercato dell’Inter, un mercato all’insegna dell’austerity: “Non è giusto fare paragoni con la mia Inter. Io sapevo che c’era bisogno del salto di qualità e lo dissi dopo l’eliminazione a Manchester. Abbiamo parlato a quattro occhi con la società e ci siamo detti che era necessaria la rifondazione. Adesso l’Inter ha vinto tutto ma noi allenatori non ci accontentiamo. Siamo sempre insoddisfatti e vogliamo di più, perciò sono dalla parte di chi chiede nuovi acquisti, anche se lo si fa con il proprio carattere, chi più introverso, chi più aggressivo. Al Real volevo una punta. Higuaìn e Benzema non bastano”.
Si torna a parlare di Allegri, suo ‘rivale’ dialettico ai tempi italiani, ora rivale nerazzurro per lo scudetto: “Ricordo tutti gli allenatori. Non manco a molti e lo capisco, ma non posso certo dire che loro manchino a me”. Differenze tra Spagna ed Italia: conta davvero giocare bene che vincere? “E’ vero. Io ho già lavorato in Spagna e conosco l’ambiente. Poi in campo c’è più spazio alla tecnica che alla compattezza di squadra. Anche la stampa è uguale”. La Liga rimane la solita lotta a due, Barça o Real: “Sarebbe una sorpresa vedere il Valencia o il Siviglia lottare per la vittoria finale. E le squadra di qualità ci sono”. Mourinho già criticato dopo il primo 0-0: “Questo è il Real e non lo si può cambiare. Se non sai di vivere con questa pressione meglio non accettare l’incarico. Per me era il momento giusto. Ho l’età giusta per lavorare a Madrid, dopo 10 anni di successi tra Porto, Chelsea ed Inter”. Il suo rivale è un amico, Guardiola, al quale Mourinho disse di essere già un allenatore: “Lo capisci subito, da come pensa e sta in campo. Ci sono giocatori che giocano d’istinto altri di testa. Cambiasso ad esempio studia da tecnico, chiede perché si fa questo lavoro e questo esercizio. Nel Real vedo bene Xabi Alonso. Al Porto Jorge Costa poteva fare il tecnico, ed infatti lo fa”.
Mourinho, in chiusura fa il toto Champions e parla del’importanza di Champions e Mondiale per il Pallone d’oro: “Ci siamo noi, il Barcellona, l’Inter, il Milan, il Chelsea, il Manchester United e il Bayern. Ci possono essere sorprese come il Lione lo scorso anno, che possono essere Arsenal e Roma. Il Pallone d’oro lo merita Sneijder, continuo per una stagione. Dietro di lui Xavi. Iniesta ha sì segnato il gol decisivo, ma non ha giocato mezza stagione. Forlàn si trova lì per il bel Mondiale ma ha vinto l’Europa League, perché retrocesso dalla Champions. Per me non è un bel sistema”.
Fabrizio Romano – Alberto Casavecchia
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