Da Rimini, sede dell'opening day del calciomercato, Beppe Marotta, ad sport dell'Inter, parla ai microfoni di Sky Sport delle prospettive di mercato del club nerazzurrto e non solo: "Vorrei fare l'introduzione in veste di presidente dell'ADiSe. Il momento dell'apertura del calciomercato è sempre storico, poi non si sa quale sarà l'andamento del calciomercato. Di certo non ci saranno acquisti onerosi o grandi trasferimenti, quindi ci sarà grande spazio per la creatività dei dirigenti".
La cessione di Hakimi?
"Siamo in dirittura d'arrivo, ci sono alcune formalità da sbrigare. Ha lavorato alacremente Piero Ausilio su questa operazione. Nel giro di un giorno si potrà arrivare alla conclusione di un trasferimento doloroso per noi, ma da ad devo interpretare le linee guida della proprietà in un momento difficoltoso per noi e il calcio in generale".
Questa partenza pone il blocco alla cessione di altri big?
"Il mercato non è ancora aperto, non è entrato nel vivo. Direi che cedere un giocatore solo con una contropartita economica penso sia una mosca bianca nel mercato attuale, questo è un aspetto che va notato. Poi la società tende a confermare i suoi giocatori a meno che loro non manifestino la volontà di andare via, a quel punto se ne parlerà. Quando la partenza di Hakimi sarà ufficiale, avremo un po' di ossigeno che ci servirà sicuramente. Ma vorremmo tanto non vendere altri giocatori e mantenere l'organico che ci ha dato tante soddisfazioni".
Con Camano avete parlato della possibile partenza di Lautaro o del rinnovo?
"L'Inter ha davanti obiettivi sportivi da raggiungere al di là dell'impresa della sostenibilità economica. Con alcuni giocatori come Lautaro abbiamo iniziato piccoli approcci legati al rinnovo del contratto, anche perché sono giovani su cui il club punta per il futuro. Non è un'impresa facile in un mondo difficile come quello attuale ma dobbiamo difendere il patrimonio storico di un club che è fatto do un palmares ricco di successi".
Questo è un momento di difficoltà storica sui rinnovi di contratto. Il fatto di andare a scadenza è uno svantaggio o un vantaggio?
"Dipende dai punti di vista. Una volta poteva essere un vantaggio, oggi rischia di essere uno svantaggio perché tutte le società avranno rigidità nella gestione del club. Il modello di riferimento deve cambiare, i costi di lavoro hanno raggiunto livelli insostenibili. Ai modelli sportivi va anteposto un concetto di continuità e sostenibilità. Questo deve tenere in considerazione la voce della retribuzione dei calciatori".
Chi piace di più tra Bellerin e Zappacosta?
"Noi lavoriamo in un team, la cosa che ci deve spingere ad agire con tranquillità è il fatto che grandi esborsi non ci saranno. Ci vorranno calma e fantasia nel cogliere le opportunità che il mercato proporrà. Non ci saranno per me grandi affari in entrata dei grandi club, già il fatto di confermare un gruppo vincente rappresenta un punto di partenza importante".
Le notizie su Alibaba che ripercussioni possono avere sull'Inter?
"Per rispetto e mancanza di elementi conoscitivi non mi addentro in questioni che riguardano la proprietà. Il calcio risente delle difficoltà di gestione aziendale nel mondo. Va creato un modello nuovo, siamo davanti a un cambiamento epocale: non ci saranno più operazioni faraoniche, bisognerà lavorare sulla competenza, la creatività e il lavoro sul settore giovanile, che spesso viene sottovalutato".
Avete sentito Eriksen?
"Direttamente no, per rispettare la privacy e la sua tranquillità. Ma i medici sono in contatto. Vogliamo ritrovare l'Eriksen uomo prima ancora che il calciatore. La fortuna ha voluto che il primo intervento sul campo sia stato miracoloso ed efficiente e questa è stata la cosa più bella. Noi vogliamo che recuperi la sua salute, non è il caso adesso di imporre valutazioni sulla sua sostituzione. L'importante è che il calciatore possa ritrovare la sua serenità e soprattutto la sua salute".
Cosa augura ai nazionali dell'Inter?
"Per un dirigente è un orgoglio vedere i propri giocatori disputare tornei così importanti. Venerdì ci sarà Italia-Belgio con tre nostri rappresentanti. Chi tifo? Diciamo che vinca l'Italia, in questo momento non vale il motto del 'vinca il migliore'. Però l'orgoglio resta".
Inzaghi ha chiesto un profilo di giocatore in entrata?
"Noi dobbiamo coordinare le operazioni collettivamente. Auspico che Inzaghi sia l'erede in tutto e per tutto di Conte, sia sul piano dei risultati che professionale. Con lui c'è un confronto quotidiano. Io lo sento poco, poi a sentirlo è più Piero Ausilio, anche tre o quattro volte al giorno. Però in queste prime settimane ha dimostrato un grande senso di appartenenza".
Vi siete sentiti con Conte?
"No, è un po' che non ci sentiamo. So che è in vacanza e vogliamo riconoscergli le sue vacanze e la sua tranquillità, così come i risultati straordinari e la cultura del lavoro che ha portato".
L'Inter vuole competere per vincere il campionato?
"Questa è la storia del club, noi dobbiamo necessariamente continuare a tenere alto il vessillo del club. Poi è scontato che siamo in un momento per la società di contrazione economico-finanziaria, ma dove non arrivano i soldi devono arrivare competenza, creatività, motivazioni e senso di appartenenza insieme ad altre qualità che servono se si vuole un team vincente".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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