Un inizio difficile della sua avventura in Italia, poi i primi segnali di miglioramento che gli hanno permesso di dire la sua anche all'Inter, dove è arrivato a giugno dall'Olympique Marsiglia. Luis Henrique ora ostenta grande fiducia e in un'intervista rilasciata a Placar, il principale magazine calcistico brasiliano, illustra i suoi progetti e i suoi sogni. Partendo però dal passato e dall'esperienza al Botafogo, da dove poi ha preso il volo per Marsiglia: "Volevo davvero restare al Fogao. Ero molto triste nei primi giorni in Francia, ma oggi ripenso a quel periodo con gratitudine. Forse, se fossi rimasto, oggi non sarei all'Inter. Quindi, il sentimento di gratitudine rimane”.
Dopo l'esperienza in Provenza, l'approdo a Milano, dove gli esordi come detto non sono stati facili per via delle difficoltà ad adattarsi al nuovo sistema: "A Marsiglia, pur giocando da esterno, mi muovevo con maggiore libertà, più avanzato. Qui all'Inter partecipo di più alla costruzione del gioco, alla distribuzione della palla. All'inizio è stato più difficile, ma con il passare delle partite mi sono adattato. Oggi mi sento molto più a mio agio e sto migliorando. All'inizio ero un po' preoccupato, per via dell'aspetto difensivo, visto che ero un attaccante che non dava molto supporto in marcatura (ride). Ora è qualcosa su cui lavoro quotidianamente. Ci sono partite in cui l'allenatore chiede qualcosa di specifico, come rimanere più alti in campo per pressare. In altre, dà più libertà e chiede mobilità".
Un bilancio sul suo adattamento in Italia.
"In campo è andato come previsto. Il primo anno è sempre una fase di adattamento. Penso di essermi trovato bene con gli altri giocatori, sono stato accolto molto bene. È stato positivo che ci fosse già un brasiliano come Carlos Augusto in squadra, mi ha aiutato molto. Anche fuori dal campo è stato molto facile. L'Italia è un Paese che mi è piaciuto, anche più della Francia. È stato più facile adattarmi al cibo, alla gente, che è più calorosa. È stata un'esperienza molto positiva".
Molti dicono che il campionato italiano sia molto tattico, soprattutto difficile per gli attaccanti. Hai notato questa differenza?
"Sì, assolutamente. Prima di venire qui, mi sono allenato già con due allenatori italiani (Gennaro Gattuso e Roberto De Zerbi, ndr), quindi lo sentivo già. Ci siamo sempre allenati molto sull'aspetto tattico. Quando si è presentata l'opportunità di venire qui, lo staff mi ha avvertito che sarebbe stato ancora più tattico, ed è vero. Si percepisce che le squadre sono molto ben preparate sotto questo aspetto. C'è molta marcatura a uomo, e questo fa una grande differenza".
E come si allena e si migliora la consapevolezza tattica? È necessario avere una percezione diversa durante la partita?
"All'Inter lavoriamo molto con i video. Li guardiamo sempre prima degli allenamenti e delle partite. Ci alleniamo basandoci su quelli: ci dividiamo in due squadre, una simula l'avversario. È un lavoro molto basato sull'analisi. Ogni partita richiede un approccio tattico diverso, soprattutto nelle azioni, pur mantenendo la stessa formazione".
C'è libertà di discostarsi dal piano durante la partita, o è tutto molto rigido?
"Dipende molto dalla partita. Ci sono partite in cui l'allenatore chiede qualcosa di specifico, come rimanere più alti sul campo per pressare. In altre, dà più libertà e chiede mobilità. Durante la partita, riusciamo ad avere una certa libertà, ma sempre nel rispetto del piano".
Com'è l'atmosfera nello spogliatoio?
"Sono più legato a Carlos Augusto, che mi ha aiutato molto da quando sono arrivato. Ma ho anche un buon rapporto con Lautaro Martinez, che mi ha accolto benissimo. Mi ha persino mandato un messaggio quando tutto si è sistemato. È un ragazzo che scherza molto e cerca di parlare portoghese".
Il prossimo passo è la Nazionale brasiliana?
"Assolutamente. È un sogno. Sono in un club che mi dà visibilità, quindi dipende molto dalle mie prestazioni quotidiane. So che essere convocato per questo Mondiale è difficile, ma sto già pensando al prossimo ciclo. Voglio essere pronto. Rappresentare il Brasile è una grande responsabilità".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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