"È successo tutto molto velocemente", continua ad ammettere, con un tantino di rossore che però col tempo accenna sempre più a diminuire, Pio Esposito ai microfoni quando viene stuzzicato sul repentino passaggio dalla Serie B alla Serie A, la Champions, i gol in Nazionale... "È importante tenere il giusto equilibrio tra le aspettative e la consapevolezza" ha detto a Sky Sport dopo il suo secondo gol con l'Italia, segnato ieri sera contro la Moldavia dopo il primo sottoscritto contro l'Estonia. Un equilibrio facile a dirlo, meno probabilmente a mantenerlo specie a vent'anni. Eppure il più piccolo dei tre Esposito, tutti e tre made in nerazzurro, nel giro di qualche mese ha vissuto uno sliding doors da film, il più romantico delle pellicole che però parla di realtà. La stessa realtà alla quale lo chiama a restare Rino Gattuso non appena può, ieri sera compresa quando l'ex guerriero del Milan ha ribadito la sua fiducia sulla giovane promessa pur chiamandolo al rigore: 'Pio deve stare tranquillo e deve crescere' è il mantra, a Coverciano quanto ad Appiano Gentile, centri sportivi dove il giovane di Castellammare di Stabia gode della totale fiducia dei due uomini alla guida. Da un lato Cristian Chivu, dall'altro Gennaro Gattuso, sui quali il classe 2005 ieri sera ha detto: "In comune hanno grandissima fiducia che mi hanno dato".
Dato di fatto indiscutibile che accomuna i due allenatori, ex guerrieri delle loro rispettive squadre, vecchie conoscenze (rivali) ai tempi di tacchetti e fango piuttosto che con giacca e interviste, più di quanto la sola fiducia riposta in Esposito possa dire. Eppure dice e non poco di carattere e indole di Rino e Cristian, lottatori in campo e integerrimi uomini, duri coi tacchetti ma anche coi principi che fanno della disciplina uno dei paletti principali. Rispetto, educazione e coraggio: elementi di spogliatoi lontani in misura direttamente proporzionale alla nostalgia che affiora pensando a quando le entrate a muso duro erano all'ordine del giorno in campo e non a marcatura di ufficio stampa che i due ex cugini riportano nei dress room di Italia e Inter da guida e mentore e non solo da 'leader'. Elementi che si incastrano alla perfezione nell'allineamento d'astri girato sul destino dell'attaccante ventenne ex Spezia che non può che "ringraziarli e cercare di ripagarli sul campo" - per citare le sue stesse parole -, per il coraggio di osare fidandosi di lui. Una fiducia che Pio può ripagare in un solo modo: facendo fruttare i semi piantati fino a questo momento, con le giuste attenzioni e cure del caso. Non ha dubbi in tal senso Gattuso che ancora una volta, di lui parla descrivendolo come "un ragazzo per bene, che ha voglia di imparare, che quando si allena va a mille all'ora e averlo al mondo d'oggi è un valore aggiunto".
Parole non banali che trovano ulteriore peso in un'investitura continua, ma che trova il comprensibile bilanciamento del monito a "non fasciarsi la testa" - per citare lo stesso Gattuso -, doveroso nei confronti di un ventenne che "farà grandi cose", che dipenderanno soprattutto da lui. E a proposito di grandi cose, Esposito sogna anche un'altra grande gioia ancora in attesa: il gol a San Siro. Una rete che l'attaccante dal numero 94 sulle spalle (con l'Inter, ndr) non ha ancora avuto il piacere di festeggiare sotto gli occhi di un trepidante Meazza che al piccolo di casa continua a riservare applausi anche quando provoca sussulti e rimpianti per occasioni mancate. Cinismo e freddezza ancora in fase di affinazione e non sempre costanti sono 'colpe' facilmente attenuabili al momento, anche con la maglia azzurra addosso e chissà che non sia proprio con quella azzurra, senza nero a fianco, che Pio possa sbloccarsi al Meazza, come lo stesso giocatore ha auspicato in visto della sfida di ritorno contro la Norvegia: "San Siro? Tanta roba, mi devo sbloccare e magari mi sblocco prima con la Nazionale che con l'Inter" ha detto con un inevitabile sorriso comparso sul volto soddisfatto ma serio, quanto umile quando ancora una volta ha ribadito: "Domenica titolare? Non so ancora niente e non mi aspetto nulla. Sono pronto a tutto: che siano cinque, dieci o sessanta minuti". Non resta che sperare, con buone vibes, che siano parole che il gioiellino InterNazionale riesca a tradurre in fatti.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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