Nel secondo episodio di 'THE CLIMB', Marialuisa Jacobelli ha fatto una chiacchierata con Yann Bisseck, difensore dell'Inter che ieri ha vinto il suo secondo scudetto in carriera. Di seguito alcune risposte: 

Come è stato il tuo percorso fino a oggi?
"Difficile, ci sono stati tanti up&down. Ogni volta che sei giù, cresci come giocatore e come uomo, ma ho avuto la fortuna di avere sempre al mio fianco la famiglia e gli amici. Non sognavo questo, da giovane pensavo fosse troppo difficile diventare un calciatore professionista. Io ero forte, ma non ero un talento di altissimo livello".

La paura di non farcela.
"Non paura, ma dopo i brutti infortuni subiti mi chiedevo cosa avrei dovuto fare senza il calcio. Per fortuna, non ho mai smesso di provarci".

Hai giocato in tanti Paesi. 
"In Italia c'è tanta pressione. E' normale, soprattutto in una società come l'Inter perché devi vincere qualcosa in ogni stagione". 

Il rapporto con gli errori: cosa fai come prima cosa?
"Non guardo i social, per prima cosa. Non ha senso, per 2-3 giorni non esiste il telefono. Poi devi guardare cosa hai sbagliato perché si può sempre migliorare. Nel calcio la cosa positiva è che c'è sempre la partita successiva. Non ho mai pensato di mollare, devi sempre andare avanti".

Il momento più difficile in carriera.
"Eh... Probabilmente gli infortuni, ne ho avuti tanti, ma cito quello subito in Portogallo. In campo ho vissuto il mio momento più difficile l'anno scorso, ho avuto un po' di sfortuna in un grande momento. Fa male perché avevo giocato una grande partita, ma alla fine la gente si ricorda solo del fallo di mano (Inter-Lazio 2-2 del 18 maggio, ndr). E' giusto? Probabilmente sì, è una cosa con cui devi convivere".

All'Inter hai raggiunto il successo, te lo aspettavi così?
"No, io pensavo che i miei compagni sarebbero stati un po' più 'cattivi' con me. Io sono arrivato dalla Danimarca per soli 7 milioni di euro, nessuno mi conosceva, questo è sicuro. Ora mi conoscono tutti? Boh. A Milano penso che tanta gente mi riconosca. I miei compagni di reparto sono stati gentili, mi hanno aiutato tanto. E' stata un'esperienza semplice. Del successo mi piace tutto, sono felice". 

La critica più dura ricevuta
"Gli allenatori e mio padre mi dicono che sono troppo 'chill', che nella vita ci sono momenti seri. Ma io non la penso così: se sei sicuro di saper fare una cosa, non c'è bisogno di avere ansia. Io sono così. Poi, naturalmente, se giochi una finale di Champions è normale avere un po' di agitazione". 

Il rapporto coi social.
"Normalmente buono, i tifosi sono gentili di solito. Spero di essere amato. I veri tifosi, anche quando sbagli, sono sempre con te. Altri ti scrivono che sei scarso o ti insultano".

Cosa vuoi dimostrare ancora?
"Voglio dimostrare che non sono solo un buon giocatore, un giocatore utile, ma molto, molto importante per la squadra. Voglio essere un pilastro, essere un giocatore di cui si sente la mancanza quando non c'è. Voglio che si dica: "Bisseck non gioca, ora cosa facciamo?'. Sono sulla strada giusta, sono cresciuto tanto da quando sono arrivato qua". 

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 23:15
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Mattia Zangari
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.